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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Umberto Eco: “Il primo dovere dell’uomo onesto è il disprezzo della religione”. Sui pilastri didattici e formativi Scienza e Filosofia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

  Umberto-Eco

NB: Continua dal pezzo pubblicato ieri sera a proposito di “Arroganza intellettuale” e malamente portato a conclusione causa la stanchezza. Anche di questo scritto non ne consiglio la lettura ai più, si tratta di discorsi “pesanti” per alcuni e mai “troppo pesanti” per altri.

Mi interrogavo dunque perché provassi così grande disprezzo per la religione e soprattutto per chi si dedica a queste pratiche, e perché quel disprezzo cresceva di giorno in giorno. L’interrogativo diventava tanto più importante dato che quel mio disliking sembrerebbe essere stato condiviso da tanti spiriti davvero brillanti: dal grande Umberto Eco, certamente, ma che dire del Garibaldi che in punto di morte sentenziava: “Non voglio accettare in nessun tempo il ministero odioso, disprezzevole e scellerato di un prete, che considero atroce nemico del genere umano e dell’Italia in particolare”?

Mi sono resa conto poi che quel sentimento di rivolta contro questi deleteri insegnamenti cresce solo a condizione che ci sia una crescita intellettuale: tanto più si studia, si analizza, si utilizza la testa per pensare tanto più si trova inaccettabile questo atavico asservimento dell’anima. Secondo Giacompo Leopardi “La credulità fu sempre una qualità inseparabile dal volgo” e per quanto si vivano tempi liberati nei quali il “volgo” sembrebbe avere acquistato maggior coscienza di sé, difficile non essere d’accordo. Così come è difficile non concordare con Jules de Goncourt quando sosteneva: “La credulità è un segno d’estrazione: essa è plebea per essenza. Lo scetticismo, lo spirito critico è l’aristocrazia dell’intelligenza”.

Una differente “formazione” spiega certamente la causa prima di quel “disprezzo” ma non spiega perché questo sentimento si manifesta in maniera così forte. A mio giudizio questo avviene perché comprendendo la pericolosità di codeste dottrine si comprende anche il male che fanno, ma in dato modo ci si ritrova impossibilitati ad aiutare chi ne è vittima. Se io vedo un bambino che viene fisicamente maltrattato, posso chiamare i Carabinieri e magari ricevo pure i ringraziamenti di Tizio e Caio per l’intervento, se io noto l’intelletto dello stesso bambino annichilito con preci ridicolissime, con insegnamenti a proposito dell’esistenza di angeli, arcangeli, roveti parlanti, trinità e quadrilateri divini di fatto in Paesi come l’Italia non posso fare nulla, se non testimoniare quel crimine e riportarlo rischiando di essere presa per pazza. Eppure non c’è alcun dubbio che quegli insegnamenti marcheranno in maniera sostanziale il percorso di quel bimbo, gli taglieranno le gambe lungo una intera esistenza in maniera molto più deleteria di quanto potrebbe mai fare uno scappellotto dato in un momento di rabbia.

Ma per la serie non c’è mai fine allo schifo che si deve testimoniare, in nazioni come la nostra, asservite da duemila anni a questi riti, tale volgarità d’intelletto non è certamente patrimonio unico del “volgo” di cui parlavano Leopardi e Garibaldi. Come non sentire quel senso di “disprezzo” crescere dentro quando si scopre che dedite a codeste pratiche miserabili non sono solo le casalinghe d’antan, le perpetue da oratorio, i vecchietti radunati in piazza, ma è soprattutto quella che “pomposamente” viene definita la nostra comunità intellettuale nazionale? Come sperare di crescere una nazione sana se i suoi educatori non sono solo i preti del villaggio, ma sono i Benedetto Croce che oltre a definirsi “laici” (sic!) cogitavano sul “come non si potrebbe non definirci cristiani”, sono i Manzoni autori di romanzi intellettualmente criminali, sono i giornalisti e filosofi moderni che si dicono “credenti” e passano il tempo a carteggiare col Pontefice invece che a leggere Nietzsche? Confesso che ogni volta che sento qualcuno di codesti critici, di codesti, scrittori, di codesti pensatori, di codesti scribacchini dei miei stivali che iniziano discorsi con “Diceva Sant’Agostino…” mi girano le balle a mille: truffatori dell’intelletto al quadrato dato che se avessero letto anche una sola delle puttanate scritte da questo personaggio preferirebbero associarsi con un ladro di caramelle dei bambini piuttosto che con colui.

E mi fermo qui: mi fermo qui perché la “pippa” è servita sia a darmi chiara visione del perché codesto mio astio cresce e delle sue ragioni. Nonché è servita a farmi capire quanto sia compito imprescindibile di tutte le nostre coscienze più capaci, quelle che hanno davvero a cuore il futuro dell’Italia, il lottare perché sin dalla scuola primaria si rinforzino i due pilastri didattici che faranno gli “uomini onesti” di domani: la Scienza, che in tutte le sue forme si occupa del nostro well-being materiale, e la Filosofia che si occupa del nostro well-being dello Spirito, il quale non è certamente meno importante del primo.

Per questi e per mille altri motivi Rosebud contiuerà, nel suo piccolo, e con il suo solito spirito irriverente, con queste campagne a sostegno dell’introduzione del metodo filosofico nella scuola primaria e del rafforzamento delle discipline scientifiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Queste materie sono tanto più importanti per le ragazze, per tutte le ragazze che desiderano liberarsi di ricolissime catene che le hanno rese aneuroniche madonne portartrici di bambini in questo mondo (alla maniera dei credo hitleriani, nulla più), e mai donne libere, coscienti prima di tutto della loro forza intellettuale. Sì, proprio questo è ciò che farà Rosebud fino al suo ultimo respiro, fino al mio ultimo respiro, prendendo proprio esempio da quel Garibaldi che evidentemente non era solo l’eroe dei due mondi, ma anche uno spirito brillante di cui non si può che andare tremendamente orgogliosi.

Rina Brundu

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