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Filosofia dell’anima – La bellezza di Laura Antonelli

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

Laura-Antonelli-Wallpaper-Se c’è una storia che val bene inserire in questa rubrica è senz’altro quella della bellissima attrice di “Malizia” Laura Antonelli. Si racconta, in data narrativa, che tutti noi veniamo a questo mondo con dei doni speciali, ognuno ha il proprio, nessuno manca del suo anche quando non sa di averlo. Lo specialissimo dono di Laura Antonelli era uno di quelli visibili a tutti: una grande sensualità e bellezza. Con quel dono ha costruito il suo mito, senz’altro, ma anche la sua immagine nel mondo, ha costruito il suo punto di appoggio, la sua ragione di esistere, il senso di quell’esistenza.

Poi agli inizi degli anni 90 il botox, la reazione allergica, il viso sfigurato, la bellezza che svanisce. Gli ultimi venticinque anni della vita di Antonelli, morta nel 2015, si sono trasformati in un incubo terribile, come può essere solo quello di chi si guarda allo specchio e non si riconosce più. Del dolore che ha provato ne abbiamo letto spesso, ed è facile immaginare che la morte per lei possa avere rappresentato solo una liberazione, come per tanti altri.

Di fatto all’inizio di questo post non ho specificato che quei “doni” che ci vengono fatti, non ci vengono necessariamente regalati per tutta la vita, in alcune circostanze sono dati solo per un pezzo di strada. In alcuni casi sono dei “presenti” che servono a darci una marcia in più, in altri sono dei regali a termine che ci vengono tolti per farcene apprezzare meglio il valore. Anche la “bellezza” è un valore oltre il bell’aspetto epidermico che regala.

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Image source fan page via Google

Il problema, semmai, si pone quando il senso di questo valore viene “esagerato”. L’immagine qui sopra mostra una Antonelli prima e dopo l’incidente chirurgico. A mio avviso, guardando la fotografia i più saranno portati a commentare cose tipo: “Che bella che era! E guardala dopo, peccato!”. Una situazione patologica ancora più nefasta, procurata anche dal terribile substrato culturale provinciale che si vive in Italia, è che questi pensieri deve averli coltivati anche lei: come non pensare che sia stato proprio così?!

Al netto di tutte le ovvie problematiche pratiche che “quell’incidente” ha procurato, basti pensare anche solamente alla lunga procedura giudiziaria che ne seguì dopo le denunce dell’attrice nei confronti di chi riteneva responsabile per ciò che le era capitato, quanti si sono fermati a pensare che in fondo le due donne mostrate in questa fotografia sono la stessa donna? Per la verità non è azzardato scrivere che quella di destra, quella leggermente più grassa, con un viso più sofferto, meno curato, sia una donna non solo più ricca ma anche più bella. Non scherzo!

Naturalmente sto parlando di un altro tipo di ricchezza e di bellezza, una tipologia che siamo meno portati a capire ma che esiste indubbiamente. La bellezza della Antonelli, se di vera bellezza si trattava, in realtà non è mutata mai, ma è mutata la sua percezione della stessa. Nel dolore forse “esagerato” che questa donna ha provato dopo che il suo viso si è sfigurato, c’è in realtà tutta la spiegazione per la necessità di toglierle quel dono: solo così ne avrebbe compreso il valore, solo così avrebbe compreso la sua bellezza interna anche senza quella maschera posticcia. Solo così avrebbe compreso perfino l’onestà e la validità degli affetti che la circondavano.

Magari non riguardano la nostra bellezza, magari riguardano altre cose, ma per tanti, tantissimi individui, per la maggior parte di noi viene sempre un tempo in cui quei “doni” ricevuti vengono ritirati, mutati, cambiati. In altri casi accade il contrario, e come conseguenza un “dono” che pareva assente si materializza all’improvviso cambiandoci la vita, prima che il ciclo riprenda. Che il ciclo riprenda non significa però che noi abbiamo davvero capito il senso delle cose e dunque l’errore potrebbe ripetersi all’infinito o fino a quando sarà necessario che si ripeta.

Anche per questi motivi continuo a credere che se fin dalla scuola primaria ci fosse insegnato un valido metodo filosofico, una dirittura comportamentale che ci aiuti a fronteggiare al meglio le diverse prove che l’esperienza del vivere ci costringe gioco forza a combattere, tanto inutile dolore ci verrebbe risparmiato. Sarebbe stato risparmiato anche tanto dell’inutile dolore di questa coraggiosissima donna, soprattutto di quello creato da se stessa per se stessa.

Rina Brundu

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