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Filosofia dell’anima – Dell’esempio mirabile della famiglia e delle amiche di Martina, sulle orme del maestro Eco.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

martina

Screenshot dal corriere.it

Questa bellissima storia l’ho appresa nella sua interezza in molti luoghi, anche sul sito dell’Ansa, ma neppure lì ho trovato il cognome di Martina, la studentessa morta il 12 giugno scorso, pochi giorni prima dell’esame di maturità, la cui tesi è poi stata discussa per lei dalle amiche del liceo Linguistico Manzoni di Latina. Peccato non avere trovato il suo cognome: mi sarebbe piaciuto inserirlo nel titolo di questo post, come mi piace fare, a volte, con le cose importanti da ricordare.

Ma in realtà questo post non è dedicato tanto a Martina, quanto alle sue amiche, alla sua famiglia, alla madre in particolare. Di questa signora ho letto cose mirabili sull’articolo di Fabrizio Caccia pubblicato dal Corriere online:«Mamma, pensi che io muoia? Così mi domandava (i.e. Martina) certe sere prima di addormentarsi. Da quando avevamo scoperto il male, lei dormiva sempre con me. Il papà lo avevamo fatto traslocare in cameretta. Io allora le rispondevo: Marty, ma chi lo sa, ognuno ha il suo percorso, magari muoio io prima di te. E lei scherzava: no, per carità, io non ci resto da sola con papà! Allora, per scacciare i brutti pensieri, tagliavo corto: sai che ti dico? Intanto godiamocela! E così in questi due anni siamo andati tutti insieme a New York, a Londra, a Dublino”.

Simili storie le ho apprezzate molto spesso tra le cronache anglosassoni e soprattutto americane. In America ci sono addirittura corsi per una educazione a una morte bella (uno forse l’ho pubblicato anche su Rosebud, si trattava di una lezione di una signora straordinaria, uno spirito brillantissimo). Difficile, molto più difficile è incontrare questa tipologia di storie in Italia, dove si nasce si vive si muore, appunto, temendo questo percorso quanto mai naturale del nostro destino. Un percorso che, come vogliono le menti più sagge, non si ferma certamente quando esaliamo l’ultimo respiro. Anche per questi motivi l’esempio di forza, quasi di giocondità, seppure nel dolore tremendo che debbono avere vissuto, della madre, del padre, dei fratelli, delle amiche, della scuola, di Martina, si fa esperienza da ammirare, didattica e persino filosofica, dato che tutte queste persone sono riuscite a vivere in prima persona uno degli insegnamenti più validi e di sostanza del grande maestro Umberto Eco: “Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”.

La madre di Martina è andata anche oltre, come avrebbe raccontato il marito:”Mia moglie dice che comunque è serena, perché ha dato a Marty tutti i baci che voleva e le ha detto ti amo fino all’ultimo giorno. Anch’io ho fatto lo stesso”.  Non ho difficoltà a dire che io ho quel vizio: l’abbracciare continuamente chi amo, dire “ti voglio bene”. Onestamente non so di preciso quando l’ho fatto mio, immagino negli anni, adesso non riuscirei a rinunciarci più. Abbraccio i miei, abbraccio qualunque Essere io consideri una qualità della mia anima. A volte mi raccomando: “Mai uscire senza dire ciao, arrivederci, potremmo non incontrarci più”. No, non è un controsenso rispetto al mio pensiero che un giorno ci si incontrerà di nuovo tutti in un altro piano di esistenza, è solo un modo per riempire d’affetto la distanza, la momentanea separazione.

Da questo punto di vista non importa neppure se Martina non riceverà il diploma dal Miur: nella vita ci sono “diplomi” altrettanto importanti, se non di più. E il suo Martina l’ha già avuto, non ci sono dubbi su questo. Grazie ad amiche e a una famiglia così straordinaria non potrebbe essere più felice, dovunque ella sia… credo, non troppo lontano, comunque.

Rina Brundu

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