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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

2018 – Sempre più in basso. Lo Strega della mediocrità? E su “La ragazza con la Leica”: apologia di eroine sinistriche in lettura scaltra della realtà socio-culturale della Repubblica di Weimar? Una critica breve.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

41EqkE2psML._SX321_BO1,204,203,200_A parte il fatto che io mi domando (o meglio, me lo domando ma non troppo) come si possa dare un Premio Strega a un libro chiaramente ritenuto mediocre dai lettori (vedi sotto la media delle recensioni clienti su Amazon) sotto una molteplicità di angoli tecnici, non avendo letto il testo, ma essendomene interessata abbastanza in prospettiva di una possibile lettura, la domanda che mi faccio è: perché l’hanno premiato?

mediocreForse per l’ennesima rappresentazione di una realtà sinistrica rivisitata in chiave trionfale? Di fatto  a indurmi a non comprare il testo sono proprio queste ridicolissime recensioni che leggo… tese a celebrare una “eroina”, Gerda Taro, nata a Stoccarda nel 1910 e il cui principale merito sarebbe quello di essere la prima fotografa donna morta sui campi di battaglia (?). Meglio ancora sarebbe quello di essersi trasferita a Lipsia nel 1929 durante gli anni della Repubblica di Weimar, dove si sarebbe opposta ai nazisti andando a rimpolpare le file degli squadristi di sinistra.

Proprio così.. se è vero infatti che essendo ebrea la Germania di quel periodo era comunque un luogo insalubre per lei, è pur vero che nella Repubblica di Weimar la violenza politica era fortissima, ed erano squadristi tutti a sinistra come a destra: non esisteva quel “meglio” morale che ci danno a intendere codesti recensori, non esisteva niente di didatticamente valido, capace di assurgere a simbolo.

Con tutti gli eroi che hanno davvero combattuto contro il nazismo e che si potevano celebrare, siamo sicuri che con la “celebrazione” della Taro non ci troviamo davanti all’ennesima operazione scaltra nella quale tutti i giurati, sebbene anelanti, ci sono caduti vestiti e calzati? Nel dubbio il libro non lo compro, mi annoia la retorica scontata e buonista, e la solita domanda s’impone: ma perché non lo chiudono quel ridicolissimo “Premio” almeno per conservarne intatta una certa memoria etica?

Rina Brundu

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