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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Della miseria umana. Sciocchezzaio arcoriano in stile “Eyes Wide Shut” e in salsa matematica e schrödingeriana.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

bunga

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Nota bene – Questo è uno di quegli articoli che potrebbero offendere la tua sensibilità, o che comunque potresti trovare inintelligibile, ti invito dunque a non procedere nella lettura e ti ricordo che stare su Rosebud non è obbligatorio come da cartello di “Avviso e divieto d’accesso”.

Tra una staffilata a Salvini e qualche occhiello nostalgico di un PD politicamente etico che in realtà non è mai stato e non sarà mai, Il Fatto Quotidiano online presenta oggi un articolo che si fa notare. Una curiosissima intervista a una ex modella, tal Imane Fadil di origine marocchina, la quale sarebbe in procinto di pubblicare un libro che relazionerebbe sul tempo in cui alla gagliarda età di 25 anni avrebbe partecipato ai bunga-bunga party in quel di Arcore, dove, sempre secondo quanto sostiene costei e secondo quanto riassume il titolista del giornale, ci sarebbe stata “una setta di Satana con tuniche e riti”.

Di norma, davanti a simili sciocchezzai giornalistici, passo oltre, ma oggi, mentre leggevo l’articolo (che peraltro ha la stessa consistenza e tenuta interna di una mia lista della spesa per il fruttivendolo), mi è venuto da pensare che in fondo non era tutto da buttare quell’inchiostro digitale usato per riempire la pagina. Che in fondo qualche spunto riflessivo decente poteva offrirlo, bastava solo cambiare la mia impostazione mentale e l’approccio, cioè da schifato renderlo più logico e razionale, matematico quasi. Procedendo in tale modo, e volendo dar credito che il processo di mutamento del giornale di Gomez in mera arma politica non si sia ancora completamente perfezionato (come avvenne a suo tempo per la repubblichetta scalfariana adesso in fase terminale), io debbo per forza concludere che non ho elementi per dire se la storia che racconta questa modella sia vera o falsa. Per certi versi si potrebbe scrivere che questo fantastico racconto vive attualmente in un suo stato schrödingeriano, potrebbe essere vero o falso, ma noi non lo sapremo fino a quando non andremo a verificare. Dato che prima di andare a verificarla preferirei togliermi le scarpe e camminare sui carboni ardenti come il mitico Mino D’Amato, mi restano solo due possibilità: 1) La storia è vera, 2) La storia è falsa.

Se debbo analizzarla come una storia vera, non ho dubbi nel dire che il punto che mi ha colpito di più è quando questa ragazza dice: “Ricordo bene l’ultima sera che sono andata là, c’erano tutte queste ragazze nude che ballavano: una di queste, svaccata per terra, con solo il perizoma addosso, si agitava in modo disperato fissandomi. Con gli occhi sembra dirmi “non giudicarmi, aiutami!”. Come un grido, un ricordo terrificante”. Dovendo procedere in modo matematico qui bisognerebbe creare una subroutine perché anche questa affermazione a mio avviso può essere di tipo schrödingeriano, i.e. può essere falsa (perché il solo essere lì di quella ragazza implica che ha fatto una sua precisa scelta), può essere vera (perché la ragazza si potrebbe essere trovata lì a causa di una qualsiasi forma di coercizione). Anche in questo caso, a un estraneo non resta che scegliere di credere o non credere. Io per esempio, rispetto a questo punto scelgo di non “credere” perché è plausibile speculare che quella ragazza avrebbe comunque avuto la possibilità di scegliere un’altra via per risolvere i suoi problemi: se era lì evidentemente vi si trovava a suo agio in un qualche modo.

imagesDifficile negare però che se questa fosse una storia vera, il contesto sarebbe alquanto degradato, sebbene il degrado che vedo io non è quello di tipo morale che sembrerebbe voler sottolineare l’articolista. Detto altrimenti non ritengo che il corpo umano abbia in sé nulla di peccaminoso, neppure quando nudo e sono assolutamente convinta che un maggiorenne possa fare ciò che meglio crede. Vuole girare nudo in un palazzo? Lo faccia, cazzi suoi se lo prendono a sassate. Vuole dare sfogo a fantasie infantili e di tipo superstizioso indossando tuniche eburnee e incensanti Mefistofele? Lo faccia, del resto quanti milioni di persone se ne vanno in giro per le strade del mondo indossando ridicolissimi sai, burqa, parrucche alla George Washington anche in date corti di giustizia anglosassoni o universitarie, and so on and so forth? E allora mi debbo scandalizzare per una tunica in stupidissimo stile “Eyes Wide Shut” (un altrettanto stupidissimo film del pur bravo Stanley Kubrick)? Figuriamoci!

Semmai, e sempre nel caso in cui questa storia fosse vera, ciò che mi colpisce è il degrado spirituale in senso lato, il degrado delle essenze che fanno vivere questi spettacolini, la miseria umana che denunciano. Guardandoli dall’esterno ti rendi cioè conto che noi viviamo veramente una sorta di esperienza incarnata che a volte si fa tragedia tout-court, a volte commedia shakesperiana, a volte non ha neppure il talento di una performance da avant-spettacolo. Ti rendi conto quanto sia vana la ricchezza accumulata per provare queste esperienze (anche se di esperienza sempre si tratta e dunque la variabile non è comunque uguale a zero), ti rendi conto quanto il paradigma dei valori sia assolutamente mutevole quando visto con occhi umani, quanto sappia imbrogliare, per ciò che ne sappiamo noi stiamo vivendo esperienze dentro un mondo capovolto, chissà perché, chissà come mai. Su tutto regna però un sapore di miseria appunto, di profonda miseria, di quella grande miseria che solamente si impone, si materializza quando si comprende che i tendoni del palcoscenico preparato per recitare queste sceneggiate di vita, serve soprattutto a una cosa, ovvero a nascondere, celare il nulla. Il vuoto dello spirito, tutto ciò che non possono riempire i miliardi, i palazzi, la finitezza umana.

Tuttavia, il vero problema che davvero si pone è che in fondo questa storia gronderebbe di miseria umana anche se fosse falsa, gronderebbe di tutte le nostre debolezze, di ciò che si fa malattia, perdita dell’orientamento, incapacità di trovare una qualsiasi stella polare in grado di fare da guida, da illuminare la notte dello spirito.

Ripensandoci questo stato schrödingeriano che possono acquistare le cose non è un male. Non è un male per il famosissimo gatto che in questo modo può illudersi di essere sempre vivo, e non è un male per noi che non sappiamo se questa ennesima storia fantastica arcoriana, condita in salsa mediatica e superstiziosa,  sia vera o falsa. In dato modo la cosa ci illude che la miseria che ci circonda, di cui siamo tutti parte e tutti contribuiamo a creare, non sia tanto grande quanto effettivamente è.

Rina Brundu

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