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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Se Matteo Salvini dà lezioni di deontologia ed etica politica al FATTO QUOTIDIANO che, come Berlusconi, sembra gradire i favori del PDR. E sul perché il renzismo è il male politico assoluto.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

capitalism-152818_960_720Ho scritto più volte nelle ultime settimane di come una delle più grandi delusioni mediatiche che abbia mai avuto sia stato il repentino cambiamento del senso per l’etica politica e la deontologia mostrato da Marco Travaglio e dal suo giornale Il Fatto Quotidiano subito dopo le elezioni del 4 marzo 2018. Mai, insomma, avrei pensato che questo giornalista fosse così facilmente soggiogabile dalle logiche del potere (che non sono solamente quelle berlusconiche), mai! Un vero peccato e una grossissima “perdita” per il giornalismo italiano che quando si tratta di questioni deontologiche non è orfano, è soprattutto figlio bastardo.

Il colmo dei colmi rispetto a queste questioni tutt’altro che edificanti, lo stiamo infine raggiungendo nelle ultime ore, laddove dobbiamo sentire il leader leghista Matteo Salvini dare delle vere e proprie lezioni di etica politica a Travaglio e ai suoi colleghi. “Unico punto fermo è mai con il PD(R)!” avrebbe ribadito Salvini nel tentativo di respingere gli attacchi del signore di Arcore che anela al governissimo sostenuto dagli avvoltoi renzisti: chapeau! Naturalmente, non sono così sciocca da non comprendere che il fine salviniano sia meramente politico, non moraleggiante: probabilmente il leghista ha avuto l’accortezza di circondarsi di “advisors” davvero capaci di capire qual è il “mood” di un’Italia che continua a bastonare pesantemente i responsabili di cinque anni di cattiva amministrazione e ignominia politica pagati a caro prezzo dal contribuente.

Ma, anche se quello politico è il vero fine di questo Salvini, il quale per completare la sua opera dovrebbe semplicemente staccare in maniera decisa il morso della mandibola berlusconica dai suoi coglioni e dalle sue chiappe, resta il fatto che così facendo il leader leghista continua a dare lezioni importanti ad una casta giornalistica di matrice debenedettica che è forse rimasta l’ultima roccaforte a difendere l’indifendibile renzista.

Non ci sono dubbi, infatti, che il renzismo sia il male politico assoluto, questo lo sa Salvini come lo sa qualsiasi italiano di buona volontà ancora capace di distinguere e di capire cosa sia il senso di una vita amministrativa valida e onesta. Diversamente dal berlusconismo che è cancrena machiavellica tipica di ogni società industrializzata, laddove i temi che vengono alzati agli onori degli altari sono il latrocinio, la furbizia affaristica, l’avidità di denaro, la cupidigia, l’equazione denaro uguale potere, etc, etc, ma che in questa sua “trasparenza d’intenti” ha anche avuto chi ha saputo contrastarlo gagliardamente, il renzismo non solo non ha avuto oppositori, ma è persino riuscito nell’impresa mefistofelica delle imprese mefistofeliche: travestire la sua natura di lupo con le più umili vesti dell’agnello e pascere con lui per molto tempo sui verdi prati del denaro pubblico!

Tra le tante imprese politiche criminali del renzismo ricordiamo l’avere fatto trombetta delle memorie dei partigiani, delle aspirazioni di intere classi operaie; ricordiamo l’avere infiltrato i suoi avvoltoi in tutte le attività dello Stato, talvolta tentando, almeno a giudicare da indagini come quelle relative al caso Consip, di gestirle a proprio piacimento  e per il privato fine; ricordiamo la censura mediatica, l’okkupazione della Rai e il tentativo di zittire i pochi giornalisti che avevano avuto il coraggio di contrastarlo (il caso De Bortoli docet!); ricordiamo la tendenza yuppie ed edonista, lo sperpero di risorse comuni in bonus destinati alle classi che potevano favorirlo elettoralmente e i viaggi trendy pagati dal contribuente mentre quest’ultimo soffriva sulle sue spalle una delle più gravi congiunture economiche internazionali di ogni tempo…

Naturalmente si potrebbe continuare all’infinito, ma per oggi basta. Ciò che sconcerta l’anima è capire come Antonio Gramsci (anche lui un’altra vittima del renzismo) avesse ragione a non finire: la Storia insegna ma non ha scolari. Così, dopo che infiniti coglioni in ogni angolo del globo hanno finanche tentato di negare l’esistenza dell’Olocausto, adesso dobbiamo persino ascoltare tanti coglioncelli che vorrebbero ricostruire l’imene sfigurato del renzismo per ripresentarlo sotto improbabili vesti verginali, magari indossate da quegli stessi avvoltoi che il renzismo lo hanno sostenuto a cuore aperto nelle retrovie.

Vergogne d’Italia, ma finiranno mai? Questo è il dubbio, questo è il vero arcano da mille miliardi di dollari da risolvere!

Rina Brundu

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