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Se è, perché è?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

  horse-3297850_960_720di Tommaso Mondelli

Ogni oggetto o cosa sensibile, vegetale o animale, può essere collocata tra le meraviglie della natura. Cose che spariscono o compaiono mentre sembrano voler dire che se non c'è posto per tutti resta pur sempre una copertura per la parte nuda della terra. Tutto è meraviglia: il cielo stellato, il sole che puntualmente s’incarica di donare, senza ritardo, luce e calore. E la terra, come una dolce donzella o una gatta che fa le fusa e mostra le sue splendide debolezze. La luna e le stelle ostentano quella pallida luce che il Sole non dimentica di concedere loro. Tutto questo è una notevole efficienza. E allora, l'uomo che cosa è venuto a fare nella sua ostentata diversità e che da solo inonda tutta la terra? L'uomo non è altro che l'astro della supponenza.

     Senza offesa per la deità, si deve riconoscere all’uomo una funzione ostentatamente diversa, nel bene e nel male. Gli animali e le piante si nutrono e continuano a replicare la propria specie, secondo una precisa determinazione. Gli animali che consideriamo inferiori sono capaci di riflettere e fare, se guidati, cose strabilianti. L’uomo oltre a fare le stesse cose, è anche capace di creare e distruggere, in senso fisico. Egli appare quasi o almeno s’identifica in un semidio e ciò non solo per le opere ma anche per la sua illimitata supponenza. Si potrebbe da ciò arguire che al fondo della sua presenza possa o debba esserci una particolare missione, un compito ben definito. Questo implicherebbe delle notevoli responsabilità. Egli, però, non può far finta di avere le stesse responsabilità di un canguro, si veste e questo già gli conferisce una certa dignità. D’altro canto, le sue puerili meschinità non fanno ancora di lui un animale ragionevole.

       E’ da ritenere possibile la preesistenza in lui di un codice di comportamento d’ordine naturale che ancora non è stato in grado di scoprire o di non voler applicare? Lasciamo al filosofo tedesco la controversa teoria del superuomo, senza porre in dubbio il dato di fatto che il prototipo presente non lo sembra, come lui riteneva dovesse essere, per doversi collocare a un livello accettabile di dignità. Sembra però che i comportamenti dell’uomo attuale, in determinati casi, non siano all’altezza di questa pretesa dignità. E se il filosofo sostiene che “L’uomo è una corda tesa sull’abisso, tra la bestia e il Superuomo”, forse non dovremmo prestargli ascolto? E’ stato detto che l’uomo è lupo all’uomo. Dove è vero e se è vero ciò che ha scritto lo stesso filosofo F. W. Nietzsche in “Al di la del bene e del male”, che è la sua opera sua più famosa?

      Con tutte le cautele del caso sembra potersi osservare che il complesso esistente possa essere racchiuso in tre dimensioni. In ordine di apparizione nel tempo deve essere posta la flora, con le sue illimitate espressioni cromatiche, per essere anche fonte primaria di vita attiva. In seconda posizione si pone la fauna, divisa approssimativamente in due categorie; una prima che vive a carico esclusivo della flora, e l’altra che si suddivide in due sotto categorie: tra chi vive di sola flora e chi di flora e fauna.

      Sembra poter considerare che le prime due dimensioni siano perfettamente integrate nel complesso sistema planetario: se ne cibano e non ne alterano l’equilibrio dinamico. La flora opera il suo ciclo vegetale rigenerando se stessa con l’intervento passivo delle sostanze organiche esistenti nel terreno, mentre la luce e il calore erogate dal Sole completano il processo fotosintetico. La seconda dimensione si presenta già come una categoria parassitaria poiché nulla apporta al processo produttivo, eppur raccoglie il suo nutrimento: quella dei carnivori. Ha però una sua intima giustificazione: evitare che la morte spontanea appesti l’eco sistema, alterando l’equilibrio con l’insieme del ciclo della selezione naturale.

    La dimensione uomo è problematica e complessa. Verso la prima dimensione assume e opera con atteggiamento parassitario e sin qui nulla da eccepire. L’eccezione si presenta nel momento in cui lui stesso si pone il compito di trasformare l’esistente. In questo senso l’uomo crea e distrugge, anche se in chiave relativa. Questo può essere stato il motivo che ha fatto esprimere al filosofo I. Kant la sua dubbiosa affermazione: perché l’uomo? Ma il potere di porsi questo interrogativo chi glielo ha fornito? La sua struttura o la sua non ancora giustificata presenza nel mondo? E allora, il come e il quando ha o non ha un limite? La gravità del problema sta proprio in questo enigma. Vero è che l’istinto di locupletazione induce gli uomini a essere servizievoli verso il prossimo e al contrario, portati a fornire anche strumenti di morte, come quelli più distruttivi e inutili alla propria persona: la droga, il fumo e l’alcol. C’è da chiedersi: chi spende il proprio denaro e porta a casa la morte che persona è?

  Sorvoliamo il mistero della sua presenza, nel senso di accantonare per ora il problema della creazione, della germinazione spontanea o della fantasia di una coppia di scimmie. Diamo pure per scontate ciascuna di queste tre ipotesi, anche se ciascuna possa essere stata suggerita da ispirazione umana o divina. La domanda potrebbe essere questa. L’uomo, data per necessaria la sua presenza, fa ciò che vuole o ciò che deve? Dimensione diversa, posizione differente, obblighi particolari.

     L’uomo sulla terra si presenta nelle vesti di un ispirato dittatore rispetto alle altre due dimensioni. Si salverebbe, in qualche modo, solo il giardiniere.

     Un dittatore avveduto è come la mosca bianca o la pecora nera. Non esiste, in quanto egli è titolare del solo arrogante potere. Non ha neppure diritti, per non avere azione verso altri inesistenti contrapposti poteri. Non si può dubitare del fatto che oltre a ritenersi un privilegiato dal destino ma, di fatto, non lo è, poiché le dimensioni primarie si presentano al suo aspetto senza alcun potere poiché è solo prigioniero di se stesso. Ha più amici o nemici? Ha quasi solo nemici! Il più malefico è se stesso.

     C’è molto di più. Il pianeta Terra, che il Sole amorevolmente e periodicamente illumina e riscalda a scadenze prestabilite, subisce sistematicamente dall’uomo soprusi di ossessionante violenza. E ciò senza alcun motivo reale. I fisiologi avevano fornito già nei tempi antichi esaurienti spiegazioni. Ci sono all’origine le necessarie e obbligatorie soluzioni, ma non è anche imprudente cercare di non uscire, come si dice, dal seminato? Cioè, non potare il ramo dell’albero su cui si sta seduti?

Vediamolo in trasparenza per capire se è un dio o un semidio; un diavolo o un semi-diavolo. Forse una capra ignorante, che non sa quello che fa?

Se del suo attuale comportamento è stato investito e da chi, oppure è di sua autonoma elezione? Nel dubbio che circonda questa visione, deve essere posto il problema. L’uomo ha sensi e sentimenti e da questo derivano obblighi e responsabilità, e da chi o per che casa? Se vuole essere quello che appare deve nutrirsi nel modo in cui la natura l’ha programmato per attendere nobilmente alla funzione che gli è stata affidata, vivendo nella dimensione superiore, o pari a quella degli altri animali. Certo, cambierebbe tutto!

      Nutrirsi bene e comportarsi in modo responsabile verso se stesso, il suo prossimo e le due dimensioni che lo farebbero diverso. Sembra che dovrebbe sentirsi investito del compito di un padre di famiglia dell’universo esistente perché fosse da lui amorevolmente custodito, anche per chi verrà dopo. L’uomo attuale non può essere e non è il goditore finale di questo sistema. Quella moltiplicazione iniziale continua oggi a livello industriale e nessun segnale indica quale sia il risultato finale.

     Nessuno e nulla può oggi provare che l’uomo d’oggi, sia o potrebbe essere l’ultimo ad abitarla. Questo mondo gli compete tanto quanto lui appartiene a questo mondo e solo per il tempo in cui continua a respirare. Averne cura come fosse il suo orticello di famiglia appare un obbligo inderogabile. Come creatore e dittatore egli non ha diritti. E’ in obbligo di assicurare i diritti ai soggetti delle altre due dimensioni, per essere a lui soggetti  e privi di poteri nei suoi confronti.

     Da questa posizione discende la consapevolezza di essere l’uomo portatore di un sacro rispetto verso i suoi simili. Non è credibile che voglia continuare a vivere in quel tunnel senza uscita in cui si sta cacciando o, forse, si è già infilato. Quelli che decidono sono pochi, e le vittime di quei pochi, restano tante. Dal treno della vita dovranno, scendere tutti quelli che ci sono saliti al momento della nascita. Usare, senza abusare, potrebbe essere meglio per tutti, anche se gli uomini non saranno mai api o formiche, certo è che ci sono anche troppe cicale.

Durante il viaggio terreno, ciascuno di noi ha un preciso dovere. Ciascuno di noi è in obbligo di produrre per se stesso uno stile di vita idoneo ad assolvere i compiti che la natura ha affidato per la sua caratteristica. Chi maggiormente si è allontanato deve, quanto prima, fermarsi e dare corso al ciclo dell’inversione. Deve conquistare la salute e conservarla nel migliore dei modi, in rapporto simbiotico con la natura, per essere questo il suo solo imperativo categorico, e vivere secondo le leggi della natura.

     Ora si sta pensando di costruire dei robot per sostituire gli uomini che già sono considerati da alcuni non proprio utili. Facciamolo pure, ma evitiamo che siano gli uomini a diventare dei robot.

Dovrebbe essere predisposto un ordine in cui la vita e l’esistente possano ottenere tutte le garanzie possibili: a ciascuno il suo cibo e, a ognuno salute e sicurezza. Chi scende dal treno deve essere certo che sia giunto il momento di abbandonarlo, senza avere la sensazione che qualcun altro lo abbia spinto per buttarlo fuori. E’ sacrilego o ridicolo che l’uomo possa essere prodotto per avere sulla terra la presenza di un robot a immagine del creatore?

     Se non lo è l’uomo di oggi, potrà quello di domani essere degno della missione che la natura gli ha assegnato? Potrebbe scoprirlo. Possiamo impedirgli l’incontro anche casuale? E se solo quello di domani fosse il più idoneo a farlo, avrebbe l’attuale il diritto di impedirglielo? Deve cercare di essere migliore almeno quanto occorre, per tentare di astenersi dal fare le sciocchezze di chi l’ha preceduto di modo che non possa peggiorare l’esistente, a cominciare dal suo stato di salute? Il nichilismo è anche uno stato della mente e quello denunciato da F. Nietzsche non voleva, forse, aprire sul mondo una portafinestra di questo tipo? Se l’uomo non c’è più, è possibile che ne emerga il super uomo? Forse è solo il peggio cui si debba guardare? Se il meglio è possibile, ciascuno deve tentare di raggiungerlo! E’ presumibile ritenere che se l’uomo perdesse la sua identità, può divenire il super uomo? E il super uomo, potrebbe essere già dentro l’uomo attuale?

Nota editoriale: Brano tratto dal libro “A un passo dal traguardo” di Tommaso Mondelli, ovvero a un passo dai cento anni, auguri!

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