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Il caso Frizzi, la metà di questi elogi gli sarebbero bastati quando era vivo. Sulla furbizia, la falsità e la scaltrezza di una intera nazione… televisiva.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

310x0_1508936429633.1.jpgElogio funebre. La metà di questi elogi gli sarebbero bastati quando era vivo. (Jules Renard)

Siamo ormai al ridicolo! Stamattina hanno aperto la camera ardente e tra le tante figure “note” che si sono viste spintonare si è visto pure il manager Luca Cordero di Montezemolo! E poi non si contano i colleghi in lacrime, quelli che piangono non solo il defunto, ma persino le possibilità lavorative che non gli sono state offerte, come se, quando lui era in vita, ricevendo la conduzione del Festival di Sanremo o di altro spettacolo noto al posto di Frizzi, si fossero fatti da parte. Ieri, il più noto giornalucolo italiano, il Corriere della Sera, in pieno stile Corriere della Sera 2000 o The New York Times d’accatto, aveva la sua home quasi completamente dedicata alla morte del conduttore televisivo Fabrizio Frizzi, proprio come se il Paese non avesse altro a cui guardare.

Che “grande” nazione che siamo! Nessuno come noi quando si tratta di versare lacrime di coccodrillo, recitare preci a posteriori, contenersi in momenti di raccoglimento che diventano tanto più ridicoli quanto più si allungano! E il problema è che non ce ne rendiamo conto, che non c’è nessuno capace di farci rendere conto della grande bruttezza insita in questa scaltrezza, in questa furbizia, in questa falsità di metodo e dell’anima che appunto corrode finanche la parte più sana della nostra essenza.

Fabrizio Frizzi è uno dei pochi personaggi televisivi che ricordo bene, che ho visto nascere proprio perché iniziò la sua attività televisiva negli anni 80, dunque quando io vivevo ancora la mia adolescenza in Italia. Come ho scritto ieri questo giovanotto simpatico ma prono alla risatina sciocca e anche fuori luogo, era appunto simpatico, amicale, aperto agli altri, certamente buono nell’anima, ma artisticamente parlando era uno come un altro o, per meglio dire, un altro dei tanti impiegati Rai alla Amadeus, alla Carlo Conti, alla Milly Carlucci che in questi anni tremendi per il servizio pubblico hanno aiutato, con il loro lavoro, a mandare avanti un carrozzone retrò, fuori moda, pieno fino a qui di spettacolini aneuronici, nazional-popolari, specchio della peggiore Italia che abbiamo vissuto almeno fino al 4 marzo scorso.

Da un punto di vista artistico Frizzi ha sicuramente avuto più di ciò che meritava, ma è pur vero che io ricordo pure un periodo in cui in Rai questo signore bene educato non riusciva più a lavorare: perché? Perché qualcuno aveva riscontrato gli stessi limiti “oggettivi” che io ho denunciato qui sopra? Benissimo, ma allora perché tutto questo stracciarsi le vesti in piazza in questi giorni? O, piuttosto, come io credo, perchè Fabrizio, da persona perbene, non riusciva a spintonare come riuscivano a fare i molti avvoltoi suoi colleghi? Magari non aveva gli stessi santi in paradiso? Che non sia mai passato dalle parti di Rignano portando seco un segno visibile di profondo omaggio?

Non lo so e non spetta a me dirlo ma se tanto mi dà tanto io resto convinta che sia proprio così, del resto in Italia ci siamo abituati ad avere figli di primo letto e figli bastardi. Ma che almeno la smettessero con queste ridicole manifestazioni di gloria patria perduta perché fanno davvero cagare, e permettessero alla famiglia di salutarlo con il contegno, la dignità, il silenzio, anche la felicità e l’amore che sempre si deve ad ogni anima che è stata veramente amata! Vergognosi profittatori del meglio altrui!

Rina Brundu

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