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Filosofia dell’anima – Storia breve di Lelio Baschetti

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

park-3116883_960_720.jpgSi chiamava Lelio Baschetti, di questo almeno ne siamo ragionevolmente certi, era un insegnante di matematica e viveva da solo. Lelio è morto 7 anni fa, ma il mondo non si è accorto della sua dipartita al punto che la posta si è accumulata dietro l’uscio di casa e il suo corpo si è mummificato. In quei sette anni Lelio è diventato una mummia, sì, proprio come quella di Tutankhamon ma con molti meno curiosi che le giravano intorno e scribi reali desiderosi di raccontare le ardite gesta della sua esistenza dalle pareti dell’ultima dimora.

Che per la verità la “tomba” di Lelio puzzava di tutto ciò che si “sfa” e viveva in un silenzio forse bucato di tanto in tanto dal miagolio di gatti randagi. Che al silenzio, avrebbero raccontato i suoi allievi, c’era abituato anche Lelio, il quale parlava di rado. A volte i suoi mutismi duravano un’estate intera, il tempo di chiudere e riaprire l’anno scolastico che a quel punto non salutare la classe e il preside il primo giorno di scuola fa sempre brutto e i bidelli, si sa, tendono ad offendersi facilmente.

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Lelio Baschetti

Lelio – sembrerebbe – amava la solitudine e con i parenti della famiglia d’origine non ci parlava da tempo: lui non cercava loro, loro non cercavano lui. Capita! Così come capita di preferire la sola nostra compagnia, sebbene dietro questa scelta ci sia sempre un “perché” importante; ci sia sempre uno di quei “perché” che ti feriscono e ti segnano profondamente, ti cambiano dentro; a volte si tratta di quei “perché” che ti uccidono all’istante, così che tutto ciò che resta di noi è un volto troppo vissuto, una bocca che non ne vuol sentire più di ciarlare e un corpo morto ben prima che possa iniziare il suo processo di mummificazione.

Mi chiedo, adesso, se mentre chi di dovere si occuperà di sistemare le questioni burocratiche relative alla vita di Lelio, e i parenti non tarderanno ad arrivare per opzionare l’eredità, qualcuno si sforzerà di trovare tra tutte quelle “cartacce” che un tempo sono state importante per lui, scampoli della sua esistenza e vorrà conservarli. Che in realtà tutte le vite restano registrate tra le maglie dell’etere, in ogni loro momento e in ogni loro pensiero; peraltro in quella dimensione ogni esistenza brilla della sua luce più vera che sovente non fa equazione con la luce mondana e più o meno brillante che la illuminava quando in vita.

Ma conservare qualcosa di Lelio anche in questa valle di lacrime sarebbe importante; sarebbe un piccolo segno di rispetto e racconterebbe molto di noi, di ciò che siamo, di ciò che valiamo come collettività. Che a ben pensarci il taciturno, il solitario Lelio ha dato una sonora lezione a tutti; ha lasciato questo mondo con lo stile della diva holliwoodiana d’antan: arrivando tardi all’appuntamento, d’accordo, ma poi facendosi ricordare: chapeau!

Rina Brundu

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