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Femminismo – Sul ridicolissimo “manifesto” delle giornaliste italiane contra le molestie. Ma le molestie le subiamo noi… quando leggiamo i loro pezzi! E sullo scontro Fallaci – Khomeini.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

molestieSe non sbaglio alcuni giorni fa era stato il turno di alcune “artiste” italiane, determinatissime, almeno a leggere i relativi articoli, a denunciare il malfatto contro i masculi importunatori. Naturalmente come spesso accade in queste circostanze, specie sulle nostre sponde omertose per elezione e formazione, il dito è sempre puntato in aria, in un punto imprecisato della volta celeste, forse verso il sistema Trappist, forse verso la costellazione di Orione, non è dato sapere. E mai, mai che si faccia un nome e un cognome dei responsabili… terrestri. Di contro, nelle settimane scorse, si sono dovuti leggere anche numerosi “pezzi” di personaggi infami che anziché dare addosso ai molestatori, ritorcevano le accuse verso le poche donne che hanno osato denunciare: vergognosi!

Ma che si legge, quest’oggi? Che finalmente sarebbe arrivato finanche il manifesto delle giornaliste italiane: ecco un qualcosa di cui, in questi tempi cupi e di rara emergenza informazionale, si sentiva certamente la mancanza! Nello specifico scrive Il Fatto Quotidiano online: “oltre cento giornaliste italiane di carta stampata, agenzie di stampa, tv e web concludono la lettera in cui scendono in campo sul tema (nda le molestie e la disparità di trattamento), sostenendo, rafforzando e rilanciando l’appello-manifesto varato nei giorni scorsi con #DissensoComune dalle donne del Cinema e dello Spettacolo che, a partire dalle denunce di molestie sessuali fatte da alcune di loro, affermano la necessità di un cambiamento del sistema culturale strutturato secondo il modello maschile in ogni settore della società. Ai direttori e ai colleghi giornalisti chiedono “di sostenere questa battaglia di civiltà”.

Poffarbacco: una battaglia di civiltà! Non sarà piuttosto la solita battaglia di “civiltà patinata”? Basti pensare, infatti, che alcune di queste “giornaliste” scrivono pure per quegli stessi giornali, quotidiani che, soprattutto nelle loro versioni online, quindi più accessibili a tutti, non fanno altro che mostrare donne svestite, denudate, intente a cucinare o a indossare l’ultimo capo firmato, come se i neuroni fossero esclusiva competenza di chi ha i gioielli di famiglia tra le gambe, ma non si vergognano?! Proprio come ha scritto un sagace commentatore in calce al pezzo sucitato, io dico invece: “Ridicolissime!”. Senza scadere nella dietrologia più becera, sebbene la cosa sarebbe giustificata considerando il modo con cui si fa carriera in genere in Italia, e dunque sorvolando sulle modalità con cui molte di queste donne (non tutte, per carità!), potrebbero essere arrivate a fare il lavoro che fanno… non me ne viene davvero in mente manco una di giornalista italiana che si sia distinta nell’ultima decade per le vere battaglie di civiltà che farebbero realmente cambiare la mentalità maschilista che viviamo: o pensano forse che il “cambiamento del sistema culturale” di cui ciarlano avverrà per miracolo? Che basti scrivere un manifesto?

Diversamente da ciò che faceva Oriana Fallaci quando nel 1979, durante la sua coriacea intervista all’ayatollah iraniano Khomeini, che non esitò a chiamare “tiranno”, si tolse il chador che era stata costretta ad indossare, molte di queste “giornaliste” trendy le ho viste sfilare dietro simili personaggi incensanti la teocrazia, indossando il velo e stando bene attente a non offenderli. Lo stesso fanno quando si presentano in Vaticano: ma si può? E quanto è lecito farsi beffe dei diritti delle donne, delle infinite battaglie che le donne combattono ogni giorno in ogni angolo del globo, con queste iniziative patinate prive di ogni credibilità proprio come i giornali per cui queste signore scrivono? Ah, saperlo! Nell’attesa, è indubbio che le prime vittime delle molestie siamo noi che le leggiamo… pardon, io non rientro da tempo nella categoria di quegli sfortunati lettori, ma va da sé che li sostengo nelle loro giuste recriminazioni, del resto bisogna fare così, è trendy, è patinato, è il fare fortza-paris per trovare coraggio e pararsi il culo, è il segno dei tempi! Sic!

Rina Brundu


Ma per essere più chiari diamo un esempio plastico di come si fanno e di come non si fanno date battaglie di libertà e civiltà…

giornalista

Fotografia tratta dalla tv di Libero Quotidiano… che riprende appunto la tv di “Repubblica”, nonché un modo sconsolante di fare giornalismo femminista in Italia (naturalmente se questo signore fosse stato il Papa sarebbe stato lo stesso)….

Qui di seguito invece….

Il coraggio della giovanissima Anna Muzychuk, la scacchista eroina dei diritti delle donne… in Arabia Saudita… vale a dire che Anna ha rinunciato ai suoi titoli e alle sue medaglie pur di non andare in Arabia Saudita e non indossare il velo. Quante giornaliste italiane hanno rinunciato ai loro agi, ai loro privilegi, magari a fare la passeggiata trendy di tipo renzistico quando al seguito di delegazioni governative, per fare ciò che ha fatto Anna? Per lanciare il suo stesso messaggio di libertà? Altro che manifesti! Sic!

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