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Riflessioni sul Quarto Potere (11) – Se dopo il De Benedetti padronale ci tocca rivalutare persino l’Eugenio Scalfari che “se ne fotte!”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Eugenio Scalfari, source “Repubblica.it” via Google

Un anno fa circa, mese più mese meno, scrissi su Rosebud che Eugenio Scalfari è stato il peggior giornalista italiano di sempre. Non ho mai messo in dubbio quell’affermazione, al punto che l’avevo considerata anche per il titolo di un post-coccodrillo nel caso, che non gli auguro, lui dovesse tirare le cuoia prima di me. In realtà non ci sono neppure adesso valide ragioni per riconsiderarla, piuttosto l’emergenza democratica e mediatica che stiamo vivendo la rinforza.

Vero è però che è d’uopo tenere nel giusto conto le ultime dichiarazioni di Scalfari alla Berlinguer, e in particolare modo la sua risposta alla domanda in cui gli veniva chiesto cosa ne pensava degli attacchi debenedettici; colui ha infatti risposto che come tutti coloro che vivono quel periodo esistenziale che va dai novanta ai cento anni lui…. se ne fotte! Questa dichiarazione qui non è la sciocchezzuola, la “boutade” epidermica che potrebbe sembrare, in realtà mi spingo fino a dire che che è forse la miglior perla filosofica mai partorita da questo signore che sta al profondo cogitare filosofico come un toro scatenato a un negozio di fragile chincaglieria.

Eh sì, perché in dato modo questo Scalfari novello pensatore ci sta pure dicendo che noi italiani ad un certo punto della nostra esistenza – quando ci troveremo in quel segmento di vita che va dai novanta ai cento anni – saremo finalmente in grado di “fottercene” degli interventi a gamba tesa nel nostro quotidiano di personaggi padronali come il suo ex editore e il suo ex-arcinemico Berlusconi che, come si evince, attualmente stanno finanche mettendo insieme le forze per sconfiggerci. Tra i novanta e i cento anni ce ne possiamo fottere dei De Benedetti e dei Berlusconi di questo mondo, prima no: capito?

Quest’epifania civile, agghiacciante quanto si vuole, è purtroppo valida, validissima, vera, verissima. Per capire quanto sia vera basta sfogliare tanti siti web, anche validi, dove troviamo pagine e pagine inneggianti alle ultime imprese televisive del signore di Arcore che in questi giorni si sta riproponendo quale novello salvatore della patria, e altrettante a commentare i “pacati ragionamenti” del signor De Benedetti in tv.

Che a ben pensarci la ragione per cui ci tocca “rivalutare” la figura di Scalfari non è tanto a causa di quella “perla” dialettica, ma a causa del suo attuale status di vittima degli strali di un “paron” datato, rappresentante a mio avviso di quella peggior Italia provinciale, scaltra, furba, che ha prodotto il berlusconismo e l’anti-berlusconismo, che ha mangiato sulle spoglie di una intera nazione, che ci ha ridotti come siamo ridotti e continua a insistere, negando finanche l’evidenza fattuale, che la colpa sia degli altri. Magari che la colpa è degli incompetenti alla Luigi di Maio.

Se questi sono i nostri “sapienti” e i nostri “competenti”, viva l’ignoranza e viva l’incompetenza! direbbe Totò, e come l’immenso principe partenopeo ho detto tutto.

Rina Brundu

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