Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Il caso diffamatorio su Wikipedia e il caso Amy ‘Dolly’ Everett. Sul “Ministero della Verità” e sull’impegno civile e politico su Rosebud

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

amydollyeverett1001a (1)

Amy “Dolly” Everett

Il 3 gennaio scorso, una quattordicenne australiana di nome Amy “Dolly” Everett si è tolta la vita tagliandosi le vene. Amy, una giovane modella anche abbastanza nota nei suoi luoghi, subiva da tempo bullismo online aggravato e non ce l’ha fatta più. Si tratta di una storia molto amara che peraltro ha anche dei follow-up pazzeschi, laddove codesti infami senza palle – che adesso sarebbero stati comunque individuati – sono arrivati fino al punto di invitare un suo parente a fare lo stesso che aveva fatto Amy, a tagliarsi le vene.

Naturalmente è stato un caso che ha avuto molta eco sui giornali australiani, ma non solo. Si tratta di una brutta faccenda che ha colpito molto anche me. Ciò che non riesco a spiegarmi è come sia possibile che la famiglia e la comunità non siano riuscite ad aiutare come si conveniva questa ragazzina. Non riesco a spiegarmi come nessuno sia riuscito a darle la forza necessaria per combattere questi delinquenti patentati. Certo è però che spetta a tutti noi fare in modo che storie come quelle di Amy non si ripetano più e tutti quanti noi possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo. Io intendo farlo e lo farò in molti modi.

Chi frequenta Rosebud sa bene della mia pubblica denuncia per un caso abbastanza grave di diffamazione subito tra le mie pagine di Wikipedia, subito dopo la pubblicazione di una prima versione del “Diario dai giorni del golpe bianco” lo scorso agosto. Prima di tutto voglio ricordare che cos’è la diffamazione. La diffamazione è un reato molto grave (qui in Irlanda è trattato molto seriamente e sono infiniti i casi di persone condannate anche per commenti molto leggeri su FB o similare), che si perfeziona quando si verificano queste condizioni 1) Il commento racconta una falsità 2) Il commento è di natura malevola 3) Il commento è stato pubblicato.

Il caso che mi riguarda e riguarda Wikipedia è tuttavia ben più grave; è un caso reiterato e aggravato al punto che abbiamo dovuto richiedere la rimozione totale di qualsiasi dato che mi riguardasse e per la verità questa rimozione non è ancora terminata. In realtà si è verificato anche molto di più, ma non ne posso discuterne pubblicamente perché ancora il caso non è chiuso.

Posso però discuterne come autore e come persona che ha dedicato una parte importante della sua esistenza (se non tutta) a confrontarsi con un certo tipo di argomenti, molto prima che dati “thugs” fossero nati. Fermo restando che un giorno verranno ricreate, debbo dire in tutto onestà, nonché citando il miglior Scalfari di questi tempi, che io di quelle pagine me ne fotto perché non sono mai stata definita da alcuna pagina online, non a caso non mi sono mai preoccupata di guarnirle abbastanza. L’unica cosa che mi dispiace è che furono create a suo tempo, una decina di anni fa, da alcuni lettori delle avventure di Don Osvaldo e Palmira, e dunque mi sento in colpa sia nei confronti del vecchio bibliotecario di Villarosa, sia di una persona molto in gamba che di gialli se ne intende come pochi, che amava quelle avventure e adesso non sta neppure troppo bene (di recente abbiamo finanche ritrovato l’email dove mi veniva chiesta la fotografia per guarnire quella pagina, tanto tempo fa).

Detto questo se l’assenza di quelle pagine servirà a farci lavorare, anche su questo sito, con maggiore serenità nel futuro prossimo ben venga. Gli aspetti che invece mi toccano davvero sono altri. 1) La censura di tipo nazista subita che naturalmente è tutta imputabile alla tipologia di testo inserito in quelle pagine lo scorso agosto, ovvero un testo raro nel suo essere una chiara denuncia delle malefatte del renzismo in Italia in questi anni e del leccaculismo con cui lo ha omaggiato buona parte della stampa nostrana 2) L’aspetto diffamatorio in sé.

Sulla censura subita

Chi mi conosce abbastanza, chi mi segue da sempre sa bene che io non indietreggerò mai di fronte a codesti miseri mezzucci per farmi tacere. Di fatto io non mi sono mai occupata di scrittura e di tante tematiche idealmente attinenti perché fanno figo, perché fanno trendy (sapessero quante volte ho rinunciato a scrivere su giornali pure molto noti, perché ho sempre privilegiato la mia libertà dello spirito!), ma perché è un “requirement” della mia anima. Ne deriva che – benché non mi auguri una vita molto lunga – io mi adopererò sempre, come prima e più di prima (ora che comprendiamo un po’ di più cosa siano gli oneri d’intelletto), e fino al momento in cui spirerò, per denunciarle simili malefatte, per sputtanarle pubblicamente, e per sputtanarne anche altre che non ho ancora potuto rendere pubbliche, ma che ho tutta l’intenzione di rendere tali (detto altrimenti la mia autobiografia varrà la pena leggerla!). Uno dei pochi grandi vantaggi di avere un approccio onesto e aperto è che la nostra vita diventa specchio sempre mostrabile agli altri, senza paura, sovente specchio molto bello. Mirabile, qualche volta.

Sul perché metterò a disposizione di chiunque il dossier creato per questo caso, i dati raccolti, nonché la mia esperienza e la mia testimonianza anche davanti a un tribunale

Qualunque sia la maniera in cui deciderò di chiudere questo caso di diffamazione su Wikipedia, come autore io ho comunque un dovere, ovvero promuovere una cultura diversa da quella mafiosa che in dati modi ha portato anche alla morte della piccola Amy. Per questi motivi:

  • Da oggi in poi il link a questo pezzo sarà visibile su ogni pagina di questo sito
  • Di questo caso relazionerò in maniera più corposa nelle edizioni definitive di “Diario dai giorni del golpe bianco” e “A letter to Jimmy Wales” che usciranno nel 2018 e che verranno fatte circolare in molti luoghi dove a mio avviso è necessario farle circolare
  • Io metterò il dossier creato e i dati raccolti a disposizione di chiunque subirà un attacco così gratuito e malevolo su quelle pagine, proprio come è stato quello che ho subito io, non importa se sarà domani, fra un anno, fra dieci anni
  • Io mi renderò disponibile ad offrire la mia testimonianza in un’aula di tribunale
  • Come editore non escludo di poter lavorare o finanziare in futuro inchieste giornalistiche su questa tipologia di società, che si dicono peraltro “charities” e richiedono contributi a chi legge
  • Chiunque vorrà contattarmi in merito su argomenti attinenti potrà farlo scrivendo a redazione.rosebud@gmail.com in piena libertà e privacy

Sul “Ministero della Verità” italico e sull’impegno civile e politico su Rosebud

Pare cadere sulle mie paturnie (si fa per dire, naturalmente, dato che non si riesce ad immaginare nessuna medaglia al valore d’intelletto più meritoria di una censura ricevuta mentre si combattono codesti regimi degradati), come il cacio sui maccheroni, ma è proprio di oggi un articolo dell’ottimo Marco Travaglio titolato Il Ministero della Verità che, di nuovo, ci dà molto da pensare. Nello stesso, il direttore de Il Fatto Quotidiano commenta con il solito spirito irriverente l’ultima iniziativa del renzismo per imbavagliare l’Italia, ovvero si apprende che da ora in poi dovrebbe essere il Viminale a decidere che cosa sia verità e cosa non lo sia. Scherzando, si potrebbero tirare in ballo le atmosfere tipiche delle distopie orwelliane in stile “1984”, ma in verità c’è ben poco da scherzare. E se io ho le mie lamentele, la censura renzista sembrerebbe non conoscere confini nella sua azione di prevenzione. Leggevo, infatti, come allo stesso spettacolo di Scanzi “Renzusconi” sarebbe stato negato il teatro dal Comune piddino di Forlì.

Come commentare adeguatamente questa notizia? Forse dicendo che mai come in questi anni la nostra libertà è stata messa in pericolo in Italia, e che è un nostro dovere primario difenderla, altro che pagine wikipediche! Non può esistere autore, creativo, personaggio dotato di una forte coscienza intellettuale, morale, civile che davanti a questo status-quo non senta forte il dovere di attivarsi, di fare la sua parte.

Rosebud, come si evince la sta facendo, e continuerà a farla fino a che avremo un qualche soffio di vita in corpo. A dirla tutta, neppure la nostra vita varrebbe nulla se non fosse messa a disposizioni delle migliori istanze etiche che ci fanno esistere come esseri degni e raziocinanti. Da questo punto di vista non posso che ringraziare tutti coloro che continuano a frequentare questo sito che per certi versi appare inossidabile. Negli ultimi mesi ho tolto articoli che erano molto letti, ho tolto i commenti, ho tolto i likes, ho tolto argomenti acchiappa-click, ho tolto followers a iosa, specie nelle ultime settimane, eppure chi segue Rosebud continua a seguirlo come prima e più di prima.

Di questo sono molto grata e, nel mio piccolo, garantisco che su queste pagine continueremo con l’impegno politico e civile; continueremo a raccontare, seppure con il solito spirito a volte “impegnato” a volte satirico-demenziale, la realtà che vediamo, che percepiamo, non quella omologata o editata a dovere dall’editore impuro di turno. Ne va della nostra libertà dello spirito, ne va della nostra dignità intellettuale che sono tra quelle poche vere “ricchezze” che ci porteremo con noi anche quando muoveremo verso altro stato dell’Essere e non sono soggette ad alcun deleting!

Rina Brundu

PS Mi scuso per la lunga pippa, ma mi premeva chiudere questo discorso sul sito, anche a futura memoria. Oggi ci siamo, domani non ci siamo, e se c’è un motivo per cui io vorrei essere ricordata in caso di immediata dipartita, quello potrebbe essere appunto solo uno: l’onestà della mia anima e la maniera libera con cui l’ho messa a disposizione di ciò che ritengo siano le nostre più grandi ricchezze. Se questo luogo virtuale ha come numi tutelari Giordano Bruno, Giovannino Guareschi e altri spiriti brillanti simili, un motivo c’è: sono loro la mia guida, l’esempio a cui ho guardato, a cui guardo e a cui guarderò, sempre!

Leggi anche:

Advertisements