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Fighting Mobbing (1) – Il caso dei cinque operai che sarebbero mobbizzati dalla Fiat perché hanno esercitato il loro diritto di satira. Qualche consiglio agli operai e una richiesta a chi ha storie di mobbing da raccontare.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Premetto una cosa molto importante: io sono sempre stata un’aziendalista in vita mia, lo sono ancora e lo sarò sempre. Nelle aziende in cui ho lavorato ho sempre messo l’interesse dell’azienda prima del mio (un esempio che peraltro raccomando vivamente di non seguire), e lo rifarei. Penso anche che la cultura d’azienda sia l’unica cultura lavorativa a cui dovrebbero essere cresciuti i bambini fin dalla più tenera età, perché purtroppo il mio dna non contempla il vivere di denaro pubblico. Vergognandomene profondamente scrivo anche che non sono una che ama i sindacati di tipologia italiana, fosse per me li chiuderei tutti quanti e lascerei che a portare le istanze dei lavoratori in sede d’impresa fossero gli stessi lavoratori che campano di lavoro e non di “gestione” del lavoro altrui. Mi rendo anche conto che questa visione delle cose potrebbe risultare “esagerata” ma bisogna capire che io sono nata, da un punto di vista lavorativo, nelle aziende americane che colonizzavano l’Irlanda e ad oggi, dopo avere conosciuto molti tipi di aziende, non ho dubbi nel dire che quelle erano le migliori. Anche a dispetto della letteratura infausta e radical-chi che sovente le racconta.

Detto questo, leggendo l’articolo “Fiat, la storia incredibile dei 5 operai pagati per stare a casa” pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” mi è subito venuta in mente, non so bene perché, la figura della donna che durante la costruzione del Palazzo di Versailles voluto da Luigi XIV, dopo avere perso il figlio in un incidente sul lavoro (in verità la costruzione di quel palazzo reclamò diverse vite), attese il passaggio del re e gli sputò addosso, lo maledì. Naturalmente la signora in questione venne arrestata e frustata, eppure, ciò che colpisce me, é che oggi, quando vediamo quella scena nei diversi film o documentari dell’epoca, quella signora appare come una figura straordinaria, alla stregua di una immortale regina delle Amazzoni, mentre il re ci appare proprio per quello che era: un ometto dedito alla cura delle pregnanti necessità del suo pe*e e nulla più.

Con questo non voglio dire che gli operai che attualmente verrebbero mobbizzati dalla Fiat (il giudice li ha reintegrati ma la Fiat si limiterebbe a pagare lo stipendio senza riportarli al lavoro), siano alla stregua di quella eroica signora, non conosco bene la loro storia (e preciso che se per caso fossero stati al lavoro degli assenteisti o dei lavativi non troverebbero in me manco un attimo di solidarietà!), ma sicuramente qualche elemento della loro disavventura è simile. Sarebbe simile soprattutto se fosse vera (come credo sia vera) la notizia che in Rai avrebbero ricevuto “il consiglio” di non parlare male o di non fare satira sul ducetto di Rignano durante una trasmissione radio che li ospitava per sentirne le ragioni. Quest’ultimo fatto in realtà non voglio neppure commentarlo perché è uno di quegli elementi che, in un’epoca meravigliosa e liberata come nessun’altra per il nostro vivere, ci fanno vergognare di essere italiani.

Preciso inoltre che se anche la storia fosse esattamente come è stata riportata dai bravi redattori del giornale di Travaglio, io non sono portata a credere che questa mobizzazione sia un’idea di Marchionne. Non conosco questo signore, ma ho il dovere di dargli credito di maggiore intelligenza perché un simile credito è una opzione che desideriamo avere tutti. Peraltro, avendo vent’anni di esperienza aziendale, a mio avviso tale “idea” difficilmente proviene dal capo che raramente si deve sporcare le mani con simili “bassezze”. Queste “idee” brillanti di norma arrivano dai lacché del capo, una sorta di “casta” che vive in tutte le aziende, che fa il lavoro sporco, che il lavoro sporco se non c’è se lo inventa e di norma trascorre tutta una vita riverendo “il capo” quando passa e sputandogli/le alle spalle appena quello o quella gira le spalle. Nella categoria dell’evoluzione umana io di norma pongo questi individui prima dell’organismo che sviluppò un unico neurone decentemente funzionante.

Ma allora cosa suggerirei a quei signori di fare? Il mio consiglio è questo. Se possono di trovarsi un altro lavoro e andarsene, se non possono, e hanno una famiglia a cui guardare, che dipende da loro, di continuare a prendere lo stipendio, ma intanto di impegnarsi in ogni modo, magari creando una fondazione, una associazione, per lottare contro il mobbing… che nelle aziende italiane (ma non solo) è una piaga gravissima. Questo in realtà lo dovrebbero fare anche qualora trovassero un nuovo lavoro… Soprattutto, lasciar perdere le lettere con incipit “Caro Capo…” (basta scriverne una, poi basta), recarsi appunto dal Presidente della Repubblica come sembrerebbe intendano fare, coinvolgerlo nella loro azione, ma soprattutto raccogliere tutto il materiale a disposizione lettere, email, testimonianze, un giorno tornerà tutto utile.

E poi… muovere in avanti perché, come ci insegna quella mitica signora che sputò a Luigi XIV in epoca in cui farlo poteva costare davvero caro, in realtà non ci sono re, sudditi, capi, capetti e operai… ci sono solo uomini e mezzi uomini. E alcuni di quelli che chiamiamo uomini (ma come si evince, anche di quelle che chiamiamo donne) nascono con spiriti forti, potenti, fieri, ammirevoli che riescono a sconfiggere davvero ogni ostacolo. E non solo a sconfiggere i giannizzeri del re o i lacché bacciaculo dei ras-etti dei nostri giorni… ma finanche il Tempo che in ultimo si inchina a loro, proprio come ha fatto con quella signora.

Rina Brundu

PS Aggiungo anche – nel caso in cui questi signori passassero di qui – che se questi operai necessitassero di scrivere o pubblicare un libro o scritti di diversa natura, laddove io posso aiutare mi metto a loro disposizione. Invito anche chiunque altro (a) avesse simili storie da raccontare a contattarmi… garantisco tutta la privacy del mondo ma anche tutto il “commitment” del mondo. Soprattutto statene certi io non ho paura né di Renzi né di Marchionne, né di molti altri personaggi che ho incontrato in vita mia. Ci sono ben poche cose che mi fanno paura, l’unica forse è la tema di lasciare questo mondo sapendo di essermi trasformata in un lacché baciaculo come quelli su menzionati. Meglio la morte, appunto, ma di quelle senza possibilità di risurrezione: sic!

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