Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

La problematica filosofica

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

A questo punto mi sembra opportuno presentare la “problematica” della filosofia, cioè la serie dei problemi o delle questioni o domande che essa si pone e alle quali cerca di dare una risposta. E questi “problemi filosofici” li inquadro nelle rispettive sezioni della filosofia, indicando di queste la rispettiva denominazione e/o le rispettive risposte tradizionali.

Personalmente sono dell’avviso che il primo problema che l’uomo si pone con la filosofia è il problema della «realtà», di cui egli stesso fa parte. E rispetto alla realtà l’uomo-filosofo si pone queste domande fondamentali:

  1. I) La realtà è sempre stata oppure ha avuto un inizio nel tempo e col tempo? (cosmologia).
  2. II) La realtà ha avuto una Causa prima o un Creatore iniziale (Dio) oppure no?

III) Dato che – come constatiamo giorno per giorno – la realtà diviene o si trasforma continuamente, il suo “divenire” procede a caso oppure procede secondo un progetto o un fine tracciato da una Mente o un Intelletto ordinatore?

  1. IV) Questa eventuale Causa prima e Mente ordinatrice (Dio), è trascendente, cioè estrinseco alla realtà oppure è immanente, cioè intrinseco ad essa? (trascendenza od immanenza); è distinto dal mondo oppure si identifica col mondo? (panteismo: Deus sive Natura).

Circa queste quattro domande o questioni filosofiche fondamentali c’è da fare una prima importante precisazione: esse non appartengono affatto al dominio delle scienze della natura, rispetto alle quali “vanno oltre”, in quella importante sezione della filosofia che generalmente è chiamata metafisica, da intendersi esattamente come “la sezione della filosofia che va al di là della fisica”, cioè appunto al di là delle scienze della natura.

Circa le quattro domande che la filosofia si pone riguardo alla «realtà», dato che l’unico essere vivente e pensante e cioè filosofante, che sinora risulta esistere, è l’uomo, si impongono questi altri problemi pertinenti proprio all’uomo ed attinenti anch’essi esclusivamente alla filosofia:

  1. V) Quale è e quale deve essere l’atteggiamento dell’uomo rispetto alla «realtà»? Egli ne è il semplice “fruitore” oppure ne è il “padrone assoluto, tanto da poterne disporre in maniera del tutto arbitraria? In via specifica, deve l’uomo preoccuparsi oppure no delle ampie e devastanti trasformazioni che egli stesso sta facendo del mondo in cui vive?
  2. VI) Ha l’uomo oppure non ha il diritto di vita e di morte sui suoi simili e su se stesso, con la condanna a morte o col suicidio?

VII) Ha l’uomo oppure no il diritto di ribellarsi a un tiranno e di eliminarlo perfino uccidendolo?

VIII) Quale è e quale deve essere l’atteggiamento del singolo uomo rispetto ai suoi simili? In particolare esistono oppure no diritti e doveri di ciascun uomo rispetto ai suoi simili? (filosofia morale od etica).

  1. IX) Esistono oppure non esistono diritti e doveri dell’uomo-maschio rispetto alla donna e viceversa? Esistono oppure non esistono diritti e doveri dell’uomo e della donna nei confronti dei loro figli e dei loro discendenti?
  2. X) Esistono oppure non esistono doveri di ciascun popolo nei confronti degli altri popoli attualmente presenti nel mondo e inoltre di quelli futuri?
  3. XI) È lecita oppure no la guerra di un popolo contro un altro popolo ed a quali condizioni?

XII) È lecita oppure no la guerra per la soluzione di contese fra le varie Nazioni?

 XIII) È lecita oppure no la libera ed indiscriminata fabbricazione e vendita delle armi?

XIV) Quale deve essere l’atteggiamento dell’uomo, animale vivente, rispetto agli altri esseri viventi e in particolare rispetto agli altri animali? Ha l’uomo oppure non ha il diritto di sottoporli al “dolore”, agli “esperimenti” e alla “morte”, posto che anch’esso, come animale, è radicalmente contrario al “dolore” e alla “morte”?

  1. XV) È l’uomo veramente “libero” e con ciò totalmente responsabile delle sue azioni, oppure è “determinato”, in tutto o in parte, dalla attività neurotica del suo cervello, dalle predeterminazioni del suo DNA e dalla sua “cultura” precedente? (etica).

XVI) Riesce l’uomo a conoscere la realtà come effettivamente è in se stessa o “noumeno”, oppure la conosce solo come gli sembra ossia come semplice “apparenza” o “fenomeno”? (gnoseologia).

XVII) Riesce l’uomo a conoscere se stesso come effettivamente è oppure egli si conosce soltanto come semplice “apparenza”?

XVIII) È esatta oppure no la distinzione nell’uomo del suo corpo e di una sua anima? (psicologia razionale).

XIX) Siccome tutti gli esseri viventi, compreso l’uomo, muoiono, ossia cessano di esistere in quanto tali, esiste almeno per l’uomo il privilegio di un’altro differente modo di vivere dopo la morte oppure non esiste?

  1. XX) Esistono oppure non esistono per l’uomo, dopo la sua morte e in un’altra sua eventuale vita futura, particolari sanzioni per il mancato rispetto dei suoi doveri nei confronti di Dio, dei suoi simili e pure della realtà in generale?

È importante riconoscere e precisare che nella ormai lunga storia della “civiltà occidentale” a ciascuna delle citate domande o questioni di filosofia in effetti la risposta è stata già data da numerosi filosofi o pensatori, anche se non in maniera univoca. Ed un accorto e corretto “storico della filosofia”, a mio avviso, dovrebbe presentare, in maniera semplice e non ermetica, ai suoi lettori la serie di quelle risposte, pure nella modalità del medioevale Sic et non, cioè nella forma dialettica della “tesi” e dell’“antitesi”.

Proprio per questo motivo potrebbe sembrare che nella storia della filosofia “tutto è stato ormai detto” e dunque “nulla di nuovo si possa ormai dire”. Ma non è affatto così: col progredire della civiltà e soprattutto con lo sviluppo vertiginoso delle “scienze” nuovi problemi e nuove questioni di esclusiva pertinenza filosofica si impongono all’uomo, problemi e questioni che i filosofi antichi non potevano neppure prevedere lontanamente. E questi problemi sono i seguenti:

XXI) Ha l’uomo oppure non ha il diritto di determinare con la genetica, in un modo oppure in un altro, la particolare vita di un altro individuo da far nascere? La raccolta e l’uso degli embrioni umani per far nascere altri individui è lecita? L’inseminazione artificiale e soprattutto quella eterologa di una donna è lecita? L’impianto di un embrione di una donna nell’utero di un’altra è lecito oppure no?

XXII) In caso di malattia penosa e pure di agonia lunga e penosa è lecita oppure no la eutanasia o “buona morte”?

XXIII) È lecito oppure no il suicidio assistito da medici?

XXIV) È lecito oppure no il prolungamento, con particolari apparecchiature, della vita vegetativa di un uomo che registri una totale mancanza di attività cerebrale?

XXV) Rispetto alla esplosione demografica nel pianeta e alla conseguente fame e sete mondiali è lecita la “regolazione delle nascite” e con quali mezzi e modalità?

XXVI) Per la “regolazione delle nascite” è lecito oppure non è lecito l’“aborto” e soprattutto è lecito l’“aborto selettivo”, quello cioè che distingue il maschio o la femmina da eliminare?

XXVII) Uno Stato ha oppure no il diritto di intromettersi negli affari interni di un altro stato?

XXVIII) Uno Stato ha oppure no il diritto di esportare la “democrazia” in altri Stati che non la conoscono affatto né la praticano?

XXIX) Uno Stato ha oppure no il diritto di adoperare la “bomba atomica” nel caso che stia per essere sopraffatto da un altro Stato aggressore?

XXX) Uno Stato ha oppure no il diritto di adoperare la tortura su individui umani per estorcerne notizie che pregiudichino i suoi diritti ed interessi attuali oppure eventuali pericoli futuri?

XXXI) È giusto e sopportabile che pochissime famiglie di una Nazione posseggano tanta ricchezza quanta ne posseggono tutte le altre famiglie assieme? Che i popoli delle poche Nazioni del benessere godano della massima parte dei beni del mondo? Che alcuni singoli personaggi delle Nazioni del benessere abbiano tanta ricchezza quanta non l’hanno i popoli di intere Nazioni del terzo mondo?

 XXXII) È giusto e sopportabile che alcuni banchieri delle Nazioni del benessere siano in grado, per i loro esclusivi interessi personali, di mettere in crisi l’intera economia di molte Nazioni del mondo?

XXXIII) È giusto e sopportabile che alcuni gruppi di capitalisti di fatto condizionino radicalmente, con le loro grandi ricchezze, l’intera vita delle cosiddette “democrazie”, tanto da falsare del tutto il loro carattere di “sistemi politici liberamente scelti od elettivi”?

È certo ed evidente che molti dei su elencati problemi sono propriamente di pertinenza della “Filosofia del Diritto”, lo studio della quale io auspico vivamente col suo inserimento nei programmi dei Licei. Ed è altrettanto certo ed evidente che molta di questa “nuovissima” ed “attualissima” problematica o serie di questioni trae la sua esatta origine dagli ultimi studi e dalle ultime tecniche delle moderne “scienze della natura” ed inoltre dalla «economia», intesa come scienza e come “tecnica”, ma è altrettanto certo ed evidente che la soluzione di questi problemi non è propriamente di pertinenza delle “scienze” né dell’“economia”, ma è di esclusiva pertinenza della “filosofia”.

Estratto da uno studio di Massimo Pittau

Continua a leggere su Ipazia Books

 

Advertisements
L’ultimo articolo pubblicato…

Ergo

È stato un periodo intensissimo che non è finito mai da gennaio a oggi, e la stanchezza, soprattutto mentale, si fa sentire, anche se nel mio caso comincio a pensare che [...]