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Filosofia dell’anima – In morte di un ex ministro e sui re fascisti riportati in Patria. Di nascosto!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

montain fogStamattina ho letto che un ex ministro italiano sarebbe passato a miglior vita in seguito a un incidente stradale. Non ho difficoltà a scriverlo, ma il mio primo pensiero è stato: ecchisenefrega?! Meglio ancora, perché tu, redattore, mi informi di cotanta perdita per l’umanità con le molte altre notizie davvero pregnanti che “spingono” per farsi ascoltare? Sembro dura? Forse. Il fatto è che io non amo la falsità, la furbizia, e tra il dover scegliere se scrivere la verità o il dover fingere una pietà, una pena, una condoglianza che non sento sceglierò sempre la prima opzione.

Non vi è nulla di personale, naturalmente. Io quel ministro lo ricordo appena e fino a questa mattina non avevo memoria neppure di quale fosse il governo in cui aveva prestato i suoi servigi allo Stato. Ad un tempo ho un’altra certezza: da ciò che mi risulta l’Italia repubblicana degli ultimi 70 anni ha prodotto pochi, pochissimi politici degni di essere ricordati per i servizi resi al loro popolo e quel signore non era tra quelli. Di converso l’Italia repubblicana ha prodotto una pletora di personaggi, sovente ignobili, che hanno contribuito, specie negli ultimi trent’anni, a depauperare un Paese fondamentalmente ricco e a creare uno dei debiti pubblici più alti al mondo: perché bisognerebbe provare pena?

Ah.. c’è la misericordia cristiana… vero, ma io non credo in queste favole superstiziose. Io credo invece nell’onestà, credo nelle vite nascoste degli ultimi, nelle esistenze favolose e dimenticate, nelle storie mai raccontate che ho avuto la fortuna di testimoniare, il privilegio di conoscere. Io credo nelle mani cotte dal sole che raccontano di duro lavoro, credo nel sacrificio silenzioso di infinite vite che si spendono per gli altri, per noi, credo negli “achievements” che fanno una differenza per tutti. Da questo punto di vista anche quel politico scomparso oggi avrà sicuramente avuto dei meriti umani e professionali che neppure l’età digitale potrà diminuire mai: magari sarà stato un bravo figlio, un bravo padre, un bravo marito, un qualcuno che conservava più senno di quello mostrato pubblicamente se è vera la storiella letta in Rete, scritta da un qualcuno che lo avrebbe visto accompagnare il figlio a prendere il treno… in Ferrari.

Che male c’è? Nulla. Io amo le Ferrari, ma è pur vero che non darei mai il mio voto a un politico che scoprissi intento in quest’esercizio di pochezza intellettuale oltre che culturale. Di pochezza provinciale? Sì.

Ma più delle Ferrari io amo il tempo. Quello che si fa beffe di noi… delle nostre insulse velleità e un giorno ci bastona a dovere. Amo il tempo che sputtana la nostra miseria, che ci pela come patate costringendoci a mostrare tutto il meglio di noi… o il peggio, non importa la consistenza del portafoglio. Anzi, io amo quel tempo, anche politico, che sovente rivela la contraddizione sempre insita tra apparenza e sostanza. Amo il tempo che in virtù della nostra pochezza ci scopre celeri quando sarebbe stato necessario andarci più cauti, che riserva ai re (fascisti) il ritorno in patria del ladro: quel ritorno silente, nascosto, connivente, omertoso, insultante solamente nel suo essere tale, nel suo essere silente, nascosto… appunto.

Io amo il tempo. Di norma cura ogni ferita e fa le giuste vendette. Io amo il tempo.

Rina Brundu

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