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Filosofia dell’anima – Il testamento di Emilio Fede. E sul libro “Se tornassi ad Arcore”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Ho letto che Emilio Fede sentirebbe vicina la fine, che avrebbe già scritto il testamento e nella stessa occasione (una notte particolarmente insonne da quanto ho capito), una lettera a Berlusconi. Poi ho scoperto che due anni fa ha scritto un libro titolato “Se tornassi ad Arcore” (Marsilio Editore). Diversamente da quanto accade per buona parte dei libri italiani, che si perdono dimenticati nella libreria all’angolo, questo testo è possibile trovarlo anche su Amazon in formato Kindle. Ne ho letto l’estratto: la scrittura è semplice, i capitoli quasi stanchi prima di nascere, banali nell’ovvietà, patinati rispetto all’orizzonte vipparolo di riferimento (un orizzonte evidentemente ancora anelato dall’io che scrive), e con una specie di tono moralistico e messianico a un tempo, laddove l’autore avverte anche che: “Questo è un libro contro gli egoismi, l’invidia, la ruffianeria. Un libro contro il tradimento che troppi hanno subito”.

Mi ha colpito anche la figura di questo Fede che non rivedevo da tempo e che oggi appare avanti negli anni, ingrassato, infelice. Triste. O almeno “tristezza” è l’impressione che trasmette. Potrei sbagliarmi, naturalmente, ma l’impressione è che quest’uomo di 86 anni non sia cresciuto mai, non abbia imparato nulla dalla vita. L’impressione è che – una volta cacciato dal giardino edenico berlusconiano – abbia trascorso i suoi giorni, le sue ore, a rimpiangere il “bel” tempo che fu. Il tempo del bunga bunga, delle sfilate vipparole, dei grandi fratelli, di quell’immenso tutto che a ben guardarlo è un grandissimo niente.

Ciò che mi colpisce in particolare modo è il fatto che un uomo che dice di “sentire” la sua fine vicina si preoccupi di scrivere a Berlusconi, o a Tizio o a Caio, o di rivangare nei suoi libri momenti che all’occhio esterno che guarda appaiono ridicoli, si preoccupi di ricordare premi altrettanto ridicoli, si preoccupi di ricordare i titoli di giornali più o meno autorevoli che ne avrebbero celebrato vita, morte, miracoli, azioni epiche. Non lo scrivo solo per Fede, lo scrivo per tutti noi: ma in un simile momento della vita, a quell’età, non sarebbe forse opportuno sedersi, specie se lo si può fare, se si è ancora in salute, se si ha ancora la memoria, per buttare giù una ragionata critica di cosa siamo stati?  Per capire se oltre le luci della ribalta c’è stato qualcos’altro che ha reso la nostra vita degna di essere vissuta? Per capire cosa siamo stati capaci di dare, di insegnare agli altri? Per capire quali lezioni abbiamo imparato e quale sarà il destino ultimo della nostra anima?

Mi duole ammetterlo, ma la scrittura di Fede rivela una grande vacuità, una frivolezza, una futilità, una mancanza di qualsiasi consistenza interna, una leggerezza disarmante: sarà perché il libro con cui saluterà il mondo lo sta ancora scrivendo? Sarà perché su quel testo ci sta ancora lavorando? Speriamo, perché altrimenti l’uscita dal palcoscenico sarebbe davvero misera. Eppure, chissà quante cose avrebbe potuto raccontare uno come lui, quante cose proprio a proposito della vanagloria, dell’egoismo, dell’invidia, della ruffianeria e anche del… tradimento che, almeno a leggere le accuse e i giornali, avrebbe messo in atto egli stesso.

Insomma, rispetto a quello di Fede il cammino della saggezza sembra trovarsi su binario parallelo mentre muove in direzione opposta: non si incontreranno mai! Che tristezza!, appunto, per il giornalista che avrebbe potuto essere e per uno spirito che non si è accorto di come da quel 28 marzo 2012 (data della cacciata dal paradiso terrestre), che lui deplora così tanto, gli sia stata concessa un’occasione unica per fare una differenza. Per se stesso, per la sua anima. Ma il treno è passato e lui non sembrerebbe esserci mai salito. Ripensandoci forse anche la sua vita è una vita che insegna: insegna un possibile cammino da non imitare!

Rina Brundu

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