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Filosofia dell’anima – Di critica e di critici. Ancora sul caso D’Orrico.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

FILOSOFIA DELL'ANIMA (1)

Ho avuto la critica più breve che sia mai stata pubblicata. Diceva: “Ieri sera al teatro è stato rappresentato “Domino”. Perché?”
Marcel Achard

 

Confesso che non avrei mai scritto questo post se non fossi ancora sotto l’effetto scioccante delle “critica” che avrebbe fatto un giornalista, tal Antonio D’Orrico, del Corriere della Sera al testo di Matteo Renzi “Avanti”.

Essendomi occupata per tanto tempo di editoria so bene come vanno le cose in Italia, con quello che chiamo il mercato delle marchette, un mercato paradossalmente più vivace e fiorente nei quartieri alti che in quelli bassi, basti pensare per esempio alle marchette televisive, che in alcuni casi diventano vere e proprie campagne marchettare, come è il caso dell’annuale libro di Bruno Vespa, ma non solo del suo.

Fare “critica” però è cosa ben diversa dallo scrivere una marchetta o una recensione. A mio avviso non si può essere dei critici validi se non si è in possesso di due requisiti essenziali, che sono appunto anche una conditio sine qua non per esercitare questa sorta di mestiere: 1) Il know-how tecnico, 2) l’istinto per l’approccio critico alle cose. Il know-how tecnico, il va sans dire, se lo possono procurare un po’ tutti, frequentando una valida università che ti permetta di fare corsi monografici adatti a sviluppare queste capacità, quindi corsi di analisi testuale, corsi di semiotica, un forte passaggio sui segreti tecnici della retorica, and so on and so forth. Onestamente io adoravo questi argomenti all’università, mi sono analizzata l’Otello shakespeariano (e non solo quello) lemma per lemma, e non ho difficoltà a dire che con questi esercizi si impara molto sull’arte di saper scomporre un testo nei suoi tratti più rilevanti. Inutile aggiungere quindi che anche una vera passione, non millantata, verso queste tematiche aiuta.

Tuttavia, non c’è università, non c’è corso monografico, non c’è dottorato, non c’è esperienza (si può infatti credere di essere un “critico” per venti anni e non fare alcuna differenza), che possa aiutare qualora mancasse il secondo elemento: l’istinto per l’approccio critico alle cose. Alla maniera della pittura, del bel canto, della capacità di recitare, l’istinto per la critica feroce è un talento che ha caratteristiche precise e impone le sue regole. Il vero critico, infatti, non ha amici, non ha parenti, non ha posizioni da difendere, non ha signori da servire, non ha tessere di partito, non ha editori alle spalle che ne difendano le posizioni e l’immagine, il vero critico per certi versi è diogenico nella sua essenza, ovvero somiglia moltissimo all’immenso Diogene di Sinope quando disse ad Alessandro “Scostati, mi togli il sole”.

Come difendersi dai “falsi” critici o da chi tenta di far passare una marchetta per una critica? Cominciando a comprendere che un qualsiasi valido lavoro intellettuale non necessita di queste laudi interessate, si spiega in sé. In questi giorni, mi sono trovata a fare discorsi molto simili a questo anche ad alcuni autori di Ipazia. Per una qualche ragione – non so, forse sono caduta dalla culla quando ero piccola e ho pestato la testa – sono assolutamente immune al virus della piaggeria e non ho il complesso dell’alto pulpito, soprattutto sono fermamente convinta che non sia l’alto pulpito a fare un critico valido ma è piuttosto il contrario. Ne deriva che tentavo di far capire a questi autori che lungi dal dover ricercare una critica da “alto pulpito” al loro lavoro, dovrebbero aspirare a una critica valida che è cosa molto più difficile da ottenere, soprattutto più ardua da accettare….

Per il momento non ho avuto molti buoni risultati con questa mia campagna, ma ci spero ancora. Insomma, “critici” non si diventa, critici si nasce! Io per esempio – che non ho talenti di alcun tipo – sono sicuramente nata con questo dono. Questo è uno dei pochi tratti che mi riguardano su cui non ho alcun dubbio e infatti quel “dono” lo pago ogni giorno della mia vita. Quindi è forse pure per questo che alla maniera di Diogene non mi sposto di un millimetro, cioè non cambio in nulla il mio metro di giudizio, neppure quando Tizio o Caio millantano la capacità di critica dall’alto pulpito degli ex prestigiosi giornali italiani e magari lo fanno solo per omaggiare  l’ego di un qualsiasi reuccio politico, anche quando tale reuccio è pure responsabile per uno dei periodi più nefasti della storia moderna del suo Paese.

Parafrasando il grande Achard si potrebbe quindi concludere interrogandoci: D’Orrico in questi giorni ha recensito “Avanti” di Matteo Renzi per il “Corriere”: perché?

Rina Brundu

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