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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Media e regime (1) – Il Caso Dagospia

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

media e regime.jpgPer chi come me ha seguito tutta l’avventura renzista (ritengo con ogni ragione di essere uno dei maggiori esperti mondiali sull’argomento), l’assoggettamento completo della Stampa italiana, lo sputtanamento urbi et orbi della vera essenza del cosiddetto “intellettualismo” nostrano, con pochi pochissimi “venerati maestri” che sono riusciti a salvarsi nel mare magnum di una pochezza critica che impressiona e sgomenta, l’emigrazione “forzata” verso nuove fonti informative italiche è stato un problema che si è posto quasi fin da subito. Naturalmente  il primo porto di approdo è stato quel Fatto Quotidiano di Marco Travaglio a cui, in tutta onestà, dovrebbe essere consegnato il Premio Pulitzer per la maniera encomiabile con cui ha fatto da guida e da faro a una intera nazione in un periodo molto buio della sua storia. Il giornale di Travaglio, trascorsa questa generazione di mendicanti d’intelletto che, avendo famiglia, sono costretti a tacere su ciò che è successo alla democrazia italiana negli ultimi tre anni, verrà comunque ricordato come merita dai posteri, su questo penso non ci possono essere dubbi.

Certo, non si può vivere solo di cronaca giudiziaria o di scandali politici: e allora dove guardare? Per quanto possa sembrare incredibile in una nazione di 60 milioni di abitanti, fondamentalmente benestante anche a dispetto della cronica abitudine a piangere miseria, non esistono alternative. Ovvero, non esistono nel nostro paese testate valide, credibili nel metodo, nel know-how, nell’approccio alla notizia che può essere richiesto da un uditorio più sofisticato e poco incline a farsi incantare dalle usate e obsolete pratiche mediatiche. Esistono per lo più testate pensate per un pubblico d’antan che, ritengo, possa costituire anche buona parte delle readership sempre più sparute che queste testate in caduta di gradimento, possono vantare. L’unica testata che a mio avviso conserva una data deontologia e può ragionevolmente sperare in un futuro di qualche tipo è un giornale online chiamato Dagospia (www.dagospia.com), diretto credo da Roberto D’Agostino. Costui, mi pare ma non ne sono certa, o almeno non me lo ricordo più, dunque chiedo venia qualora mi sbagliassi, al tempo della mia adolescenza italiana si occupava di televisione.

Dagospia ha molti pregi, il primo che gli (le?) dobbiamo riconoscere è l’avere saputo tagliare sin da subito con i commenti in calce (insomma, i trolls sono stati serviti come meritano!), nonché l’avere imposto una sorta di suo format grafico oggettivamente bruttino ma molto efficace. Personalmente però ritengo che i maggiori meriti di questo giornale siano altri. Dopo venti anni di studio della scrittura online nelle sue molte forme, ormai mi sfugge davvero ben poco. Il sito di D’Agostino, infatti, ancor più de Il Fatto Quotidiano, è stato un raro sito molto noto che non ha censurato il lessico del regime renzista. Pensiamo per esempio al termine Ducetto, felice creazione del prof. Renzetti che è diventato nel tempo, l’epiteto usato da una intera nazione per definire Matteo Renzi nel periodo peggiore della sua breve ma infausta avventura  governatizia. Orbene, io ricordo ancora, proprio come fosse di poche ore fa, la puntata di Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber su La7, nel quale la conduttrice fulminò con un’occhiata l’incauto giovane giornalista che stava per esternare questo termine alla nazione in una tv sostanzialmente generalista. E naturalmente questo termine è stato “censurato” con forza da tutti gli altri media schierati, per l’occasione storica operanti a testate unificate. D’Agostino non si è unito a questo sporco gioco censorio e questo va senz’altro a suo merito.

A suo merito va anche il tocco scaltro con cui in genere affronta gli argomenti di politica, un approccio che vivaddio porta a una  desacralizzazione dei riti che fanno vivere mediaticamente questa perniciosa materia e dunque a un modus nuovo e moderno di raccontarla. Insomma, senza tirarla troppo a lungo con questa pippa celebrativa, Dagospia è senz’altro una testata online che potrebbe avere un futuro anche come “reliable” fonte critica e informativa italiana in un futuro più demanding, persino quando gli argomenti sul tavolo sono quelli correlati all’amministrazione del paese. Francamente io ho solo una critica da fare a D’Agostino, la quale critica posso esplicitarla in una sola frase: basta tette e culi, cazzo!

Il problema che pone questa eccessiva enfasi sulla pornografia è soprattutto uno di fastidiosa provincializzazione del sito. Frequentandolo un poco alla fine ci si fa l’idea che D’Agostino si sia messo in testa di esternare urbi et orbi una passione (perfettamente legittima, ci mancherebbe!) che evidentemente lui ha, che la sua redazione ha, che l’ideale loro mondo di riferimento ha, in un tentativo moraviano e decadente di consegnare alla stessa una dignità intellettuale che francamente non ha e non potrà mai avere, non importa l’orizzonte di lettura letterario benestante a cui immagino si guardi. Quindi io mi domando: perché non creare invece una sezione del sito con culi, tette, cazzi a volontà che chi vuole può andarseli a guardare, ma lasciare una prima pagina più internazionalizzante e moderna? Una home, insomma, che non abbia come padre nobile il povero Moravia da cui non si sa bene cosa si voglia pretendere, ma che magari guardi agli Eliot, ai Kafka, alle tante voci immortali che hanno reso il nostro mondo degno di essere vissuto e lo hanno mostrato prima di tutto come somma di pensieri illuminanti, invece che come somma di seghe o chiavate più o meno godute che lasciano sempre il tempo che trovano.

Una battaglia inutile questa mia? Non lo so, ma so per certo che io ci perderei questo e molto altro tempo nel tentativo di aiutare, con una critica che spero costruttiva, un sito che ha avuto le palle per immortalare il Ducetto a tutto campo e di metterci come didascalia l’ineguagliabile: IO SONO UN CAZZARO! Davanti a queste perle ci si inchina e io quando serve, se serve, non ho problemi a chinare la schiena, come a dire che il sangue non è acqua e un qualche tratto da vero intellettuale-italico nel DNA mi è ancora rimasto!

Rina Brundu

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