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Filosofia dell’anima – Sul Paolo Villaggio che non è Totò e sulla marchetta a Vasco Rossi de “Il Fatto Quotidiano”.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

alligator-2064519_960_720Non avrei mai pensato di voler scrivere queste note, ma io non sono la redazione “critica” de “Il Fatto Quotidiano”. Un giornale che adoro quello di Travaglio (o meglio, l’unico giornale italiano che riesca a leggere in questo momento storico), ma che quando si tratta di critica televisiva e cinematografica pecca spesso di naiveté. Manca soprattutto del “rigore” usato dalla loro sezione di cronaca giudiziaria. L’ultimo esempio è stato di soli pochi giorni fa quando si sono prodotti in un apologia del Vasco Rossi in concerto, ovvero di un cantante italico di datate speranze, anche lui nato incendiario e morto pompiere. Perché invece della marchetta a-gratis non gli è stato chiesto dov’è stato il suo commitment socio-politico d’artista in tutti questi anni di nefasto renzismo? Ma naturalmente sarà colpa mia: la sua campana avrà tuonato e io non l’ho sentita.

Poi ieri è morto Paolo Villaggio e anche lì ai colleghi di Travaglio è scappato il titolone. Dato il numero molto esiguo di commenti in calce all’articolo principale, e il fatto che fossero tutti “pro” (non c’era una critica manco a pagarla oro!), mi è pure sorto il dubbio che molti di tali scritti siano stati bannati. Diceva Andreotti che a pensar male si fa peccato ma s’indovina. Naturalmente, avrei potuto ricercare sul Corriere della Sera il coccodrillo ragionato di Aldo Grasso che sicuramente sarà stato pubblicato. Tuttavia, nonostante la mia incondizionata ammirazione per quest’unico bravo critico televisivo italico, ammetto di non avere ancora il coraggio necessario; cioè non trovo ancora la forza di tornare tra quelle pagine che in questi ultimi tre anni si sono vergognosamente sdraiate davanti al renzismo e imbrattate di conseguenza, offendendo l’anima e la dignità di Montanelli e di Fallaci (tra gli altri). Ogni grande dolore necessita di un adeguato periodo di lutto e il mio non è ancora finito.

Intendiamoci, da ragazza anche io ho molto amato Fantozzi, l’immortale character nazionalpopolare creato da Paolo Villaggio. Lo amo ancora. Lo considero una rara perla cinematografica italiana, almeno considero tali le sue “performance” iniziali, quando ancora la sua dignità di pungente macchietta nostrana non era stata svenduta per guadagnar vil pecunia. Ma se è vero che il ragionier Fantozzi non ha nessuna delle qualità universali della maschera Totò è soprattutto vero che Paolo Villaggio non è mai stato l’immenso Principe de Curtis.

Lo scrivo chiaro perché vorrei che se qualcuno della redazione di Travaglio passasse di qui, vedesse con che stile avrei voluto che affrontassero questo coccodrillo doveroso: io non ho mai amato l’attore Paolo Villaggio. E fin qui ci arrivo da sola. Certo è che se qualcuno mi chiedesse perché non lo ho mai amato, la mia risposta non potrebbe mai essere univoca, forse non sarebbe neppure altrettanto chiara. Dovendogli comunque rispetto, proprio nel suo ruolo di creatore di Ugo Fantozzi, non aggiungerò molto altro: del resto da che mondo è mondo ci sono particole quantiche che si attraggono e altre che non riescono a farlo. Perché accade? Perché è così e basta. Certo, la caduta verticale del cinema italiano negli ultimi cinquanta anni non ha nulla a che vedere con le leggi fisiche e ha molto più a che vedere con il modello corruttivo nostrano che domina ad ogni livello….

Ecco, una inchiesta su questi argomenti sarebbe senz’altro una tematicha che invece il giornale di Travaglio saprebbe gestire al meglio e da par suo, un’altra! Long live Ugo Fantozzi e buon viaggio a Paolo Villaggio: dov’essi salutare solo chi ho ammirato veramente sorvolerei Viale Mazzini cagandoci sopra.

Rina Brundu

martedi-4-luglio-2017

Sempre lode sia al grande giornale di Marco Travaglio….

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info@ipaziabooks.com

3 Comments on Filosofia dell’anima – Sul Paolo Villaggio che non è Totò e sulla marchetta a Vasco Rossi de “Il Fatto Quotidiano”.

  1. Alfonso Cataldi // 5 July 2017 at 06:33 //

    Al di là del personaggio, dell’attore che è stato, di cui ognuno può dare il suo giudizio, ieri sera vedevo un fermo immagine del suo volto nella scena finale del film “io speriamo che me la cavo”. Lui è sul treno e va via dal paese campano in cui ha insegnato, ha appena letto il tema dell’ alunno “disagiato” e lo vede dal finestrino sul motorino. Quell’espressione è la bontà dell’animo umano per definizione. lì non c’è bravura o talento che la possa eguagliare. Sono ancora commosso.

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  2. Comprendo, Alfonso ma, ripeto, io non sono la redazione di “critica” de “Il Fatto Quotidiano” e quello che andrò a scrivere (scegliendo sempre la mia verità come ho sempre fatto in vita mia) sarò brutto, brutto, bruttissimo: a me della morte di Villaggio non è sbattuto un fico secco!

    Ora, so bene che sono “picky” e che al 99% è colpa mia. Tuttavia esisterebbe anche una legge universale che dice che noi riceviamo ciò che abbiamo dato: e se fosse che a Villaggio è sempre sbattuto poco o nulla degli altri? Il dubbio, lo confesso, mi assilla.

    PS L’unica cosa che mi è piaciuta è il saluto che gli hanno dato i figli: sereno, gioioso, come sempre si dovrebbe fare in presenza della morte… Se non fosse che abitiamo un Paese che dalla nascita ci indottrina al cattolicesimo nefasto!

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