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Fiera del libro di Teheran: Italia ospite d’onore

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

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Si è fatto giustamente un gran parlare del salone del libro di Torino, ma ai più è sfuggito un altro appuntamento mondiale dedicato alla lettura in cui l’Italia quest’anno ha avuto un ruolo importante, quello di “ospite d’onore”. Ci stiamo occupando della fiera del libro (Tehran International Book Fair) che si è tenuta a Teheran nello scorso mese, più precisamente a Shahr-e-Aftab, un agglomerato di nuova costruzione alle porte della capitale persiana e fatto ad hoc per iniziative simili. Giunto alla 30a edizione, l’evento ha registrato secondo alcune stime che si leggono sul web, cifre da capogiro: si parla di oltre tre milioni di visitatori. Un vero successo che davanti ad un mercato del libro che registra a livello mondiale un trend in negativo, presenta una linea in controtendenza, almeno quanto ad interesse per la lettura.
L’impressione comune degli stranieri che circolano fra gli stand delle case editrici iraniane è che queste ultime traducono e traducono molto soprattutto testi in inglese e francese. Ma osservando più attentamente si scopre anche che gli scritti degli autori italiani non sono affatto estranei all’interesse degli iraniani. Si tratta principalmente di scrittori del novecento come Italo Calvino, che verosimilmente piace perché nei suoi racconti c’è qualcosa di trascendentale. Ma c’è anche la traduzione dei libri di Leonardo Sciascia e qualcuno di Alessandro Baricco. La sensazione complessiva comunque è che non ci sono condizioni di “reciprocità” fra Iran e Italia: i primi leggono molto di più i nostri autori di quanto facciamo noi dei loro. Eppure c’è nel nostro paese una associazione culturale che da diversi anni opera per diffondere la letteratura contemporanea in lingua persiana. E’ la casa editrice Ponte33, il cui nome richiama il “ponte dei 33 archi” (Sio-o-se Pol) un ponte composto da due file di 33 archi della città di Esfahan, città famosa per le bellezze architettoniche che conta undici ponti. Uno di questi è proprio il Sio-o se Pol dove sotto i suoi archi si incontrano giovani e anziani per discutere, leggere libri, recitare versi. Fra gli ultimi libri tradotti dalla casa editrice “L’autunno è l’ultima stagione dell’anno” di Nasim Marashi in cui si narra la storia di “tre giovani donne, la cui amicizia è nata nelle aule della facoltà di ingegneria dell’Università di Teheran, che si confrontano, sulla soglia dei trent’anni, con scelte importanti dalle quali dipenderà il loro destino futuro”. Un libro che non ha avuto bisogno di brillare dei raggi di Shahr-e-Aftab (città del sole) che ospitava la 30a edizione del libro di Teheran di luce ma lo ha fatto di luce propria anche per i lettori italiani, grazie alla traduzione dal persiano di Parisa Nazari.
Fabio Guarna
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