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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sulle voci di un suicidio per George Michael: sarà vero che, distrutto dalla droga e da una vita di eccessi, non si piaceva più? O degli shipwreck dell’anima.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Non amo le colonne gossipare, neppure quelle più trendy. Ma vero è che mi affascinano le biografie di vita, le vite che insegnano. Anche la vita di George Michael –  il cantante ex-Wham!, scomparso il giorno di Natale, le cui canzoni hanno colorato molte delle giornate di noi ragazzi degli anni 80 – è una vita che a suo modo insegna.

Di norma non amo neppure quella tipologia di pseudo-giornalismo che preda sulle vite degli Esseri, non importa se conosciuti, se famosi per questo o quel motivo, così come non amo la creazione di pseudo-vip e vipetti, la maggior parte delle volte assolutamente ridicoli, specie quando guardiamo alla categoria tutta italica dei “morti di fama”. Ma questa volta ho voluto fare una eccezione. L’ho fatta perché in questi ultimi giorni si legge che George Michael potrebbe esserci suicidato; l’ho fatta perché mi ha incuriosito anche la sola morte, il 25 dicembre, di un cantante che aveva titolato uno dei suoi lavori più noti “Last Christmas”.

Allora ho vagato in angoli oscuri della Rete, in quelli in cui di solito si rifugia questa sorta di informazione gossipara e ho trovato una specie di video informativo brand-new in cui i suoi autori parlano di una determinazione, già nota, di George Michael alla reclusione. Il motivo? Non si amava più. Non riusciva più a guardarsi allo specchio, non riusciva più a vedere il suo viso ingrassato, cambiato, distrutto dal vizio e dalle droghe, dall’alcolismo, lontano anni luce dal bel volto luminoso della sua età più giovane. E poi c’erano gli antichi problemi di adattamento di una persona che non ha mai saputo vivere una sua sessualità definita, a volte frenato dalla paura, a volte da fobie perbeniste alquanto strane in un personaggio come lui, a volte semplicemente dal vuoto che in dati momenti lo riempiva dentro e fuori. Finanche dalla tragica scomparsa di un suo amore importante, molti anni prima. Da qui il passo, anche verso il suicidio, sarebbe stato breve, specialmente a causa del fatto che  un tale shipwrecking dell’anima stava durando da più di cinque anni ormai, o almeno così si legge.

Di norma, oltre a non amare il gossip non amo le conclusioni scontate, provocatorie, spesso malevole che traggono questa specie di “columnists”, predatori delle debolezze altrui, ma non questa volta. Questa volta penso che potrebbe essere tutto vero, e non importa se l’account Twitter dell’attuale compagno che per primo pubblicizzò la notizia di un probabile suicidio, è stato frettolosamente rimosso.

In verità penso che potrebbe essere tutto vero perché sono convinta che ci sia sempre solo un tanto che un “Essere” può sopportare, non importano le situazioni di apparente “privilegio” che quello spirito abita. E alla fine si è sempre soli con noi stessi, soli con la nostra coscienza, le nostre domande mute, le risposte che non arrivano, un percorso da compiere che si azionerà inevitabilmente, anche senza il nostro assenso, no-matter-what. Certo, ci sono anche quegli Esseri portati, per loro natura, a fregarsene di queste “complicazioni”, determinati a guardare solo e sempre l’aspetto materiale delle cose, ma questo non può essere il caso di un artista, dunque non può essere il caso di George Michael.

Qualunque sia la verità, dovunque egli sia, vogliamo immaginarlo più felice, adesso. O finalmente felice, una condizione a cui aspira, credo, buona parte dell’umanità, quella che per sua fortuna riesce a guardare oltre l’epidermide e a interrogarsi nel profondo con l’onestà che l’esperienza dell’esistere richiede. Che George Michael ha forse voluto usare con se stesso. E con cui un giorno dovranno confrontarsi gioco forza anche coloro che, a differenza di questo “intrattenitore” dei nostri giorni adolescenziali, si amano mentre si rimirano nello specchio e, colpiti dalla Sindrome di Dorian Gray, non si accorgono che il “problema” è solo scaltramente nascosto.

Rina Brundu

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