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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sul DONO della laicità, sul mio percorso di laicizzazione e sulla procedura di “sbattezzo”. Il modulo. E ancora sull’esempio mirabile di Umberto Eco.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.
(George Orwell)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non dico che per rinnovare la fiducia al renzismo occorra essere ad un tempo rincoglioniti e coglioni, però aiuta! (Rina Brundu)

Rina Brundu

umbertoecoChe non fossi uno spirito incline a coprire le sue nudità con dogmi religiosi diseducativi e tendenti a forzare la libertà dell’anima, l’ho capito sin da subito. Sin dalla mia più tenera età. E questo nonostante vivessi in un contesto in certo modo fiabesco, laddove le cose della religione facevano quasi equazione con le cose della festa (vedi la celebrazione del Natale, della Pasqua, delle altre mille sagre religiose che non mancano mai nella meravigliosa terra di Sardegna), e nonostante sulle nostre vite giovani dirimessero soprattutto gli insegnamenti di quel don Vinante che, a dispetto delle nostre continue litigate, sfuriate, continuo a guardare come l’unico uomo di una chiesa francescana veramente tale, che abbia mai incontrato in vita mia.

Ma, come sovente accade in questi contesti di provincia italici (e anche cittadini, in verità), il percorso intellettuale che è necessario compiere per capire veramente le profonde ragioni di un qualsiasi evento e, nello specifico, della forte avversione che coltivavo verso quei datati riti, non te lo può regalare nessuno: non una scuola primaria che nel nostro Paese si nutre ancora di questi insegnamenti particolarmente pericolosi, specie per i più piccoli, laddove i crocifissi, le madonne, i santini, regnano indisturbati in una sorta di museo dell’horror didattico, mentre di fatto la subliminità del loro messaggio taglia sin da subito le gambe a visioni scientifiche e liberate future; non una scuola secondaria in balia di se stessa; non un’università che per una volta può essere mondata da tutti i suoi peccati, dato che a quell’età il danno è stato già fatto o più raramente evitato.

Come non bastasse la mia vita mi ha portato a non avere troppo tempo per fermarmi ad elucubrare su questi argomenti: mi limitavo a non frequentare la Chiesa, o a servirmene se mi necessitava per i riti ordinari. Per esempio sono stata battezzata e persino cresimata (anche se non si direbbe!:)), robe che a scriverle oggi mi invitano a sorridere tanto questi termini mi appaiono privi di significato, vuotati finanche del minimo valore pratico o spirituale che sia. Paradossalmente, tutto il mio percorso di crescita verso il dono della laicità, io l’ho compiuto in questi ultimi anni, specie in virtù del maggior tempo che, anche grazie alle attività online, ho voluto dedicare a capire, comprendere, investigare questi argomenti in maniera più intellettualmente matura.

Episodi gravissimi della nostra storia recente che hanno contribuito in maniera importante a cambiare, definitivamente, il mio approccio verso le cose della religione, sono stati i due terribili attentati di Parigi del 2015. Soprattutto il secondo, a novembre. In quella occasione io fui finalmente in grado di fermarmi a considerare le ragioni-ideali che volevano giustificare quei crimini contro l’umanità. Ciliegina sulla torta fu un sogno che feci in quello stesso periodo. Io infatti tendo a sognare spesso e a volte quei momenti onirici mi raccontano prospettive di visione che onestamente non sarei in grado di cogliere durante il giorno, non arrivo a tanto. Il sogno me lo tengo per me, perché é un qualcosa di molto privato, ma certo è che dopo quel sogno io non ho mai smesso di interrogarmi e subito il mio approccio verso la religione cambiò profondamente anche da un punto di vista pratico, soprattutto sul sito.

Poi lo scorso febbraio è morto Umberto Eco. Non ho difficoltà a dire che mai nessuna morte, né di un personaggio pubblico né di un qualcuno a me vicino o caro, mi ha toccato così nel profondo e ha inciso così tanto sui miei credo e nel mio percorso di vita. Questo è straordinario perché, nonostante lo ritenessi un grande scienziato della letteratura, sui cui libri di semiotica (materia che adoro) avevo studiato all’università, e nonostante considerassi, e tuttora consideri, Il nome della rosa l’unico libro valido scritto in Italia dal tempo de Il Principe di Machiavelli, non avevo mai amato troppo il personaggio Eco. Per certi versi lo consideravo un altro suddito della corte debenedittiana e scalfariana e, non avendo mai nutrito troppa ammirazione per la casta intellettualica italica, non mi interessava neppure studiarlo sotto altra prospettiva.

Quanto Eco è morto però mi sono presa la briga di leggere altri suoi scritti, forse meno importanti, forse meno sbandierati, ma non per questo (dico oggi), meno validi. E poi scoprii quella sua breve scrittura che mi ha letteralmente mutato dentro, come non è riuscito mai a fare neppure il grande know-how, il grande sapere, la quasi perfetta conoscenza della natura umana che ha saputo dimostrare William Shakespeare. Il brano incriminato di Eco, un brano che del resto ho già citato più volte su questo sito nell’ultimo anno, è questo: “La prima qualità di un onest’uomo è il disprezzo della religione, che ci vuole timorosi della cosa più naturale del mondo, che è la morte, odiatori dell’unica cosa bella che il destino ci ha dato, che è la vita, e aspiranti a un cielo dove di eterna beatitudine vivono solo i pianeti, che non godono né di premi né di condanne, ma del loro moto eterno, nelle braccia del vuoto. Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”.

L’ultima riga in particolare è il passo che, paradossalmente, è ormai diventato la mia Bibbia. L’unica scrittura che io abbia mai letto che abbia anche saputo trasformarsi in forza tangibile dentro di me. Di sicuro la scrittura che mi ha fatto apprezzare in pieno la tempra filosofica di Umberto Eco, nonché l’importanza della cogitazione filosofica e mi ha fatto finalmente capire perché il mio spirito bambino rifiutava a prescindere quegli indottrinamenti religiosi che non comprendeva, che istintivamente avvertiva troppo distanti dalla sua più vera essenza. Di certo la scrittura che mi ha infine mostrato una valida via da seguire, l’unica possibile per un’anima come la mia e, dulcis in fundo, mi ha confortato nell’informarmi che in fondo non ero sola nel coltivare quei miei pensieri scaltri, apparentemente eretici, ma che tanti altri li avevano già coltivati prima di me, molto meglio di me, che tanti altri avevano avuto gli stessi dubbi ed erano giunti alle stesse conclusioni.

Oggi come oggi molta acqua è passata sotto i ponti. Da parecchio ho fatto mia l’idea che la “laicità” sia un dono che riceve il nostro intelletto esattamente come i cristiani dicono che sia un dono la loro fede. Ed è un dono da preservare e coltivare. Per cui lottare. A titolo di fattoide posso aggiungere che questo nuovo understanding dell’Essere, porta seco anche aspetti peculiari. Mesi fa, infatti, quando già questo mio percorso di crescita si era pressoché perfezionato, sono entrata in una chiesa. Ricordo che ne osservavo con curiosità gli interni tentando di capire se davvero il mio sentire fosse mutato. Scoprii che lo era! Di fatto in tutte quelle statue, immagini di santi, madonne, dei crocifissi e quant’altro io vedevo finalmente SOLO statue, e non improbabili numi tutelari a cui chiedere grazie a-schifio, a cui chiedere aiuto laddove non ero in grado di aiutarmi da sola. Di quella chiesa apprezzai solo la frescura e il silenzio, come a dire che in fondo tutto serve per pensare, riflettere, cogitare, anche un simile luogo di-parte!

Oggi ho infine scoperto che ci si può addirittura sbattezzare (il modulo si può scaricare qui sbattezzo-modulo-per-parroco, ed è ripreso dal sito dell’www.uaar.it che consiglio tuttavia di visitare prima di procedere). È senz’altro una possibilità a cui guarderò, che vorrò azionare appena possibile, anche perché ritengo che sia mio dovere farlo, sarebbe un passo onesto, soprattutto un passo pratico che diventerebbe un valido simbolo nella celebrazione della mia ritrovata libertà dello spirito, anche se è pur vero che ora come ora non nutro più tutta quell’avversione verso chi non mi appare in grado di liberarsi dalla carica invasiva di questi miti e datati riti e non sento la necessità di affermare il mio pensiero in forma così tonante. Penso che ciò sia dovuto proprio alla maggiore sicurezza raggiunta in questo mio percorso. Ritengo, insomma, che non si può pretendere che un uomo che ha perduto le braccia raccolga una palla che gli viene lanciata addosso. Bisogna piuttosto aiutarlo a ricostruirle quelle braccia, qualsiasi sia la motivazione per cui le ha perdute.

Fuori metafora resto convinta che sia quanto mai importante che le future generazioni ritrovino coscienza delle possibilità del proprio spirito, della grande forza cogitativa e intellettuale, filosofica che vive nell’Essere, oltre i dogmi delle religioni umane. Questi discorsi sono molto importanti soprattutto per chi ha figli e vuole insegnare loro ad un tempo il rispetto e la coscienza della non-esistenza del limite d’intelletto, della non-esistenza del concetto di peccato (termine che dovrebbe essere sostituito piuttosto dalla parola “responsabilità” verso se stessi e verso gli altri) e di altre boutades-frenanti simili. Anche per questo ho deciso oggi di buttare giù questi miei pensieri veloci, di pancia, e che, come sempre, non avrò il tempo di editare.

Più precisamente l’ho fatto per dare una mano agli altri che in un futuro percorreranno il mio stesso cammino e a un certo punto della loro strada penseranno, crederanno, avranno certezza di essere soli: non è così! Noi di fatto siamo solo un’unica grande anima che brilla più o meno chiaramente in momenti diversi ma il cui target è indubbiamente quello di splendere più del sole, all along, e in ciascuna sua parte. Noi siamo Dio in noi mentre intento a sperimentare se stesso.

Rina Brundu

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

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