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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Della damnatio memoriae e del “Gusto per il mistero” di Pitigrilli da Ernesto Bozzano al segreto del come usare il colore verde di Gustavo Rol. E alcune brevi note tecniche sullo stile scritturale di Dino Segre.

L’AFORISMA DEL GIORNO – DAILY QUOTE

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.
(George Orwell)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

Non dico che per rinnovare la fiducia al renzismo occorra essere ad un tempo rincoglioniti e coglioni, però aiuta! (Rina Brundu)

Rina Brundu

bg1“Ciò che succede ai vivi posso insegnarlo a lei; continui a parlare dei morti”.

Suggerimento dato da una lettrice a Pitigrilli per "costringerlo" ad occuparsi ancora dell’argomento “mistero”.

di Rina Brundu. Non mi stupirei se scoprissi che buona parte degli italiani, e dei giovani in particolare, non ha mai sentito nominare lo scrittore e aforista Pitigrilli, al secolo Dino Segre (1). Nel suo caso la damnatio memoriae è stata procurata dal fatto che a suo tempo fu un membro dell’OVRA, la polizia segreta fascista, e fu responsabile dell’arresto di diverse personalità antifasciste. Intendiamoci, le accuse che gli furono rivolte erano giuste, ma io resto convinta che le colpe di un uomo debbano condannare l’uomo e mai essere usate per formare un giudizio sulla sua capacità artistica. Il rovescio della medaglia è dato dal fatto che, come è avvenuto il più delle volte nell’Italia repubblicana degli ultimi 70 anni, si finisce poi col coltivare miti letterari inestistenti, fraudolenti, belli, buoni e bravi ma che non portano a nulla, che verranno inevitabilmente sputtanati dall’unico fattore che può legittimamente occuparsi di “damnatio memoriae”: il tempo.

Ma, si sa, nell’Italia repubblicana il ritratto dell’artista perfetto è affisso da sempre davanti alle porte e ai portoni di ogni redazione di giornale, o televisiva, dedita alle usate marchette artistiche istituzionali. L’artista perfetto è quindi cattolico, meglio se praticante e se ha conosciuto – in un qualsiasi momento “pregnante” della sua vita – diversi esponenti della nomenclatura vaticana, portato all’esaltazione di costrutti soggetto+verbo+complemento, portato ad italianizzare ogni lemma, nomi compresi, e prima William Shakespeare diventa Guglielmo Crollalanza meglio é. L’utilizzo di “filler” come “negro”, “membro”, “voluttà” è invece non solo permesso ma sponsorizzato e colloca l’eventuale autore-scrittore-creatore direttamente nel filone moraviano-sitiano anelante. Anelante a che? Tendenzialmente a nulla, ma le marchette su Repubblica non te le negherà nessuno! Dimenticavo: se l’artista fosse pure privo di “vizi” deprecati dal Vaticano II, sarebbe meglio, sennò bisogna fare buon viso a cattivo gioco.

Inutile dire che Pitigrilli non rientrava in questa categoria, sebbene anche una veloce analisi della sua scrittura riveli una esagerata dedizione verso le cose di quella cultura cattolica, intesa in questo caso come vero “credo” sentito dall’individuo, penetrante e invadente le possibilità dell’artista, che era purtroppo tipica di quasi tutti gli intellettuali, filosofi e scrittori italiani da Manzoni in su in giù, che li ha di fatto castrati intellettualmente e relegati ai margini della grande letteratura e filosofia europea degli ultimi 300 anni. Però, a mio parere, Dino Segre, indipendentemente da quelle che erano le sue colpe e il suo background culturale, era e resta un ottimo scrittore. Un raro, rarissimo, scrittore italiano bravo. Anche questo rivela la sua scrittura leggera, divertente, coinvolgente, mai noiosa, non concisa ma sempre “necessaria”, aliena al ridondante, brillante, che a momenti ricorda quella di Guareschi e dello stesso Flaiano.

Prendiamo per esempio questo suo libro “Gusto per il mistero”, pubblicato dalla mitica Casa Editrice Sonzogno nel 1954. Nello stesso, Segre confessa tranquillamente di essere personalmente attratto dal mistero ma bisogna dargli atto che da autore capace egli non scrive da partigiano (della tematica). Au contraire, egli tenta fin da subito e all along di guardare all’argomento da una prospettiva oggettiva e godibilmente leggera. Non penso tuttavia di scrivere nulla di strano – e ritengo che Segre sarebbe d’accordo con me – se sostengo che chiunque voglia approfondire le “cose” dello spiritismo italiano dovrebbe leggere Ernesto Bozzano (2), e non Pitigrilli. Io Bozzano lo lessi da adolescente (erano lui e Kafka le mie letture proibite), e ancora oggi – nonostante nel tempo non mi sia fatta mancare nulla sull’argomento, dalle origini (vedi gli esperimenti delel sorelle Fox) fino agli ultimissimi sviluppi tipo obe e nde-controllati -, lo considero una delle rare persone serie che abbia affrontato questi spinosissimi argomenti anche con l’ausilio di un metodo quasi “scientifico” nell’approccio.

Ma ecco una storiella, tra le tante che puntellano lo scritto di Segre, che racconta al meglio la cautela usata dall’autore: “Il lettore e antiquario francese Ambrogio Vollard, dovendo spedire un messaggio a un cliente che abitava a Meudon scrisse un “pneumatico” e lo impostò personalmente alla posta centrale di Parigi; quando tornò in bottega, trovò la propria lettera sulla tavola. Mentre rifletteva sul fenomeno entrò un amico spiritista al quale raccontò l’accaduto. Con l’amico spiritista tornò alla posta e fece impostare il pneumatico da lui. Al ritorno, la maledetta lettera era di nuovo sulla tavola. Tornarono una terza volta alla posta parlando di demoni, di spiriti dei folletti, di anime dei defunti, di entità di bassa condizione…. Quando tornarono alla bottega, incontrarono sulla porta un fattorino delle poste, che disse: “E’ la terza volta che riporto questa lettera, perché a Meudon non c’é posta pneumatica”.

E non finisce qui! In realtà la sua scrittura effervescente e così incredibilmente moderna da permettere a Pitigrilli di creare all’interno della narrazione infiniti momenti di riflessione perfettamente validi ancora oggi; ovvero, infiniti momenti senza-tempo che sono di norma la prima spia della capacità (in potenza) di un qualunque autore di diventare un classico. Detto altrimenti, e se così facendo non risultassi troppo supponente, non esiterei a consigliare ai giurati del Premio Strega di-questi-tempi di rileggere anche Segre quando si sentono “prudere le mani” e si dispongono a votare qualunque puttanata pur di votare un testo a cui poter assegnare l’ambito premio (un momento, ripensandoci sono anni che ho issato la bandiera della supponenza a prescindere e per dar conforto d’intelletto alle comari che un giorno sì e l’altro pure frequentano comunque questo sito, e dunque vada come se il consiglio – peraltro non richiesto – fosse stato dato).

Eccone infine una delle “spie” a cui accennavo qui sopra. Pitigrilli cita infatti la storia di una giovane medium orientale tal Esther Karapetian che si suicidò quando fu scoperta ad imbrogliare e conclude filosofico: “Quella signorina ha sbagliato: gli scandali durano un breve momento, le notizie sbiadiscono, si scolorano, si alterano; nuovi elementi si sovrappongono; dopo qualche settimana non si sa più come è andata. In secondo luogo, il gusto del mistero e l’attrattiva dell’inconoscibile sono così potenti, da annebbiare le menti più illuminate, e i passionali del mistero si ostinano a credere anche davanti alle prove documentate della frode”.

Straordinaria e quanto mai d’attualità la prima parte di questo brano: pare il manifesto politico giustificante tutta la corrutela politica di oggi e le azioni di chi la perpetra! La seconda parte racconta invece una grande verità che non fa che confermare l’idea delle infinite perle che Pitigrilli sapeva mettere nella sua scrittura per renderla valida. A titolo di cronaca segnalo che ho ricercato il nome di questa medium ma sembra che la Rete non ne conservi traccia. Non si può che concludere che se Internet ne ha obliato la figura, nel suo caso la “damnatio memoriae” ha funzionato molto più dei maldestri tentativi della casta pseudo-intellettuale italiana, repubblicana, di far dimenticare l’arte di questo grande autore nostrano.

Lunga vita all’autore Pitigrilli, al secolo Dino Segre, e che qualcuno si decida presto a mettere tutte le sue opere in versione digitale su Amazon per eternarle: lo meriterebbe davvero!

—-

Come? Tutto qui? Dirà il mio unico lettore appassionato di misteri-a-tutti-i-costi, che mi ha seguito fino a questo momento con un sol pensiero in testa… Ah, sì… no, non l’ho dimenticato…. Ecco dunque l’epico (?) momento in cui nel suo libro Pitigrilli racconta come doveva essere “utilizzato” il famoso colore verde di Gustavo Rol, vale a dire uno dei tre elementi (insieme alla quinta musicale, cioè ad un particolare accordo di due note, e al calore), che, diceva lui, gli permettevano di compiere i suoi “esperimenti”… Non ho tempo per riportarlo nero su bianco, quindi pubblico il solo screenshot... basta scaricarlo, ingrandire e la scrittura si leggerà benissimo. Enjoy e se riusciste a fare qualche miracolo… provate a far scomparire questo governo: non ci sarà “damnatio memoriae” che terrà o potrà qualcosa contro l’amore e la riconoscenza eterna che vi riserveranno i posteri!

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Tratto dalla pagina 87 de “Gusto per il mistero” di Pitigrilli (Sonzogno Editore, 1954) – La “sua” raccomandazione si riferisce naturalmente alle raccomandazioni  fatte a Gustavo Rol dal misterioso polacco che lo iniziò e di cui certamente sanno già gli aficionados… inutile ripetersi!

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Dino Segre (Pitigrilli)

(1) Dino Segre, noto con lo pseudonimo di Pitigrilli (Saluzzo, 9 maggio 1893 – Torino, 8 maggio 1975), è stato uno scrittore e aforista italiano; ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali.

Oltre che per la sua produzione letteraria, è noto per essere stato membro dell’OVRA, la polizia segreta fascista. La sua azione di spionaggio e di delazione portò all’arresto di numerose personalità dell’antifascismo, per lo più torinesi e appartenenti al movimento Giustizia e Libertà.[1] In un’intervista andata in onda su Rai 1 nel giugno 2016, il figlio di Pitigrilli, Pier Maria Furlan, afferma che il coinvolgimento del padre nell’OVRA sia frutto dell’invenzione di un programma radiofonico di Radio Bari del 1945.[2]

Biografia
Nacque a Saluzzo, figlio di David Segre, di religione ebraica, e di Lucia Ellena, di religione cattolica, e fu battezzato alla nascita da quest’ultima all’insaputa del padre[3] nel 1893. Intraprese studi classici laureandosi poi in Giurisprudenza a Torino nel 1916. Appassionato di lettere, entrò nelle grazie della poetessa Amalia Guglielminetti di cui divenne poi per breve tempo l’amante: una relazione burrascosa che terminò con una causa in Tribunale. Intraprese molto presto l’attività giornalistica di critica e la scrittura di romanzi e racconti di successo.

Più che nel caso dei contemporanei Mario Mariani e Guido da Verona, i suoi romanzi, dall’umorismo a sfondo erotico (Mammiferi di lusso, La cintura di Castità, Cocaina del 1920-21, I vegetariani dell’amore, 1930), alimentarono l’interesse di un pubblico moderno e smaliziato alla ricerca di boutades e giochi di parole evoluti e destinati ad avere successo nel tempo ma anche di colta spregiudicatezza. Collaboratore dell’OVRA[3] negli anni del fascismo è parente e amico di molti appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà di cui causa l’arresto nel marzo del 1934. A causa della sua opera di spionaggio e delazione finiscono in carcere Sion Segre Amar, Leone Ginzburg, Giuseppe Levi, Gino Levi e Carlo Levi.

Il 15 maggio 1935, a seguito di nuove sue accuse, vengono arrestati altri appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà e alla redazione della rivista La Cultura, tra cui Vittorio Foa, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Carlo Levi, Massimo Mila, Michele Giua e Vindice Cavallera[4], Giulio Einaudi e Augusto Monti. Fiduciario numero 373 dell’OVRA definisce la redazione de La Cultura come «un ago calamitato sul quale si raduna tutta la limatura di ferro dell’antifascismo torinese». Fondò nel luglio del 1924 la rivista Le Grandi Firme che raggiunse presto una larga diffusione grazie proprio alla collaborazione dei maggiori esponenti della giovane letteratura e dei più quotati disegnatori ed umoristi italiani, fra cui Giacinto Mondaini, Vittorio Guerriero e un giovane Achille Campanile. La rivista viene pubblicata fino al settembre del 1938 quando, a causa delle leggi razziali, sarà soppressa dal regime fascista.

Dal 1930 iniziò a viaggiare a lungo in Europa, soggiornando tuttavia prevalentemente a Parigi e tornando periodicamente per breve tempo in Italia ove rientrò nel 1940, rischiando come ebreo di finire internato[5] all’Aquila, se non fosse stato liberato grazie all’interessamento di Edvige Mussolini. Grazie all’aiuto del parroco di Voldomino don Piero Folli, dal valico tra Dumenza ed Astano, fuggì con la famiglia in Svizzera nel settembre del 1943 ove visse fino al 1947. Nel 1940, infatti, si era sposato con l’avvocatessa Lina Furlan, e nel 1943 ebbe un figlio.

Negli anni dell’immediato dopoguerra la sua popolarità fu incrinata dalle polemiche e dai processi contro Ernesto Rossi che lo aveva giustamente accusato di aver fatto parte dell’organizzazione fascista OVRA. Nel 1948 si trasferì in Argentina[3] ove rimase dieci anni. Rientrato in Europa, si stabilì a Parigi, da dove rientrava in Italia occasionalmente, e fu proprio nella sua casa torinese che lo colse la morte l’8 maggio 1975, il giorno prima del suo ottantaduesimo compleanno[3].

Il giudizio su Pitigrilli risente della sua vicenda politica e umana e sorvola sull’originalità della sua opera letteraria. Di quest’ultimo aspetto si è occupato Umberto Eco con un suo saggio[6]. Rilevante, a detta dello stesso autore, fu la conversione al cattolicesimo, descritto nella Piscina di Siloe (1943)[3]. In questo libro lo scrittore racconta il percorso culturale della sua vita e di come, un passo dopo l’altro, abbandonò le esperienze spiritiche e medianiche[3], per giungere al cattolicesimo.

Opere
Il Natale di Lucillo e Saturnino, Sonzogno, Milano, 1915.
Le vicende guerresche di Purillo Purilli bocciato in storia, Torino, Lattes, 1915.
Amalia Guglielminetti, Milano, Modernissima, 1919.
La balbuzie; Whisky e soda; Purificazione; Il cappello sul letto, Milano, Vitagliano, 1920
Mammiferi di lusso, Milano, Sonzogno, 1920.
Ingannami bene, Casa Editrice Italia, Milano, 1920.
La cintura di castità, Milano, Sonzogno, 1921.
Cocaina, Milano, Sonzogno, 1921.
Oltraggio al pudore, Milano, Sonzogno, 1922.
La Vergine a 18 carati, Milano, Sonzogno, 1924.
Pitigrilli in tribunale col pittore Adolfo Magrini, il dott. Aristide Raimondi ed altri, imputati di oltraggio al pudore a mezzo della stampa, Napoli, Rocco, 1926.
L’esperimento di Pott, Milano, Sonzogno, 1929.
I vegetariani dell’amore, Milano, Sonzogno, 1931.
Dolicocefala bionda, Milano, Sonzogno, 1936.
Le amanti. La decadenza del paradosso, Torino, Edit. Associati-Tip. Salussolia, 1938.
La meravigliosa avventura, Milano, Sonzogno, 1948.
La piscina di Siloe, Milano, Sonzogno, 1948.
Il farmacista a cavallo, Milano, Sonzogno, 1948.
Saturno, Milano, Sonzogno, 1948.
Mosè e il cavalier Levi, Milano, Sonzogno, 1948.
Lezioni d’amore, Milano, Sonzogno, 1948.
Confidenze (conferenza), Monza, Tipografia sociale, 1949.
Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949.
Apollinaria. Poemetto. Seguito da cinque novelle, Milano, Sonzogno, 1950.
L’ombelico di Adamo, Milano, Sonzogno, 1951.
Peperoni dolci, Milano, Sonzogno, 1951.
Il sesso degli angioli, Milano, Sonzogno, 1952.
Dizionario antiballistico, Milano, Sonzogno, 1953.
La moglie di Putifarre, Milano, Sonzogno, 1953.
Gusto per il mistero, Milano, Sonzogno, 1954.
Come quando fuori piove, Milano, Sonzogno, 1954.
La danza degli scimpanzé, Milano, Sonzogno, 1955.
L’«affaire Susanna» (Short stories e storie in shorts), Milano, Sonzogno, 1955.
L’amore ha i giorni contati, Milano, Sonzogno, 1956.
Il pollo non si mangia con le mani. Galateo moderno, Milano, Sonzogno, 1957.
I figli deformano il ventre, Milano, Sonzogno, 1957.
L’amore con la O maiuscola, Milano, Sonzogno, 1958.
La Maledizione, Napoli, Rocco, 1958.
Sacrosanto diritto di fregarsene, Milano, Sonzogno, 1959.
Amore a prezzo fesso (Short stories e storie in short), Milano, Sonzogno, 1963.
I pubblicani e le meretrici, Milano, Sonzogno, 1963.
Lo specchio e l’enimma, Padova, EMP, 1964.
I Kukukuku, Milano, Sonzogno, 1964.
Odor di femmina, Milano, Sonzogno, 1964.
Il dito nel ventilatore, Milano, Sonzogno, 1965.
La donna di 30, 40, 50, 60 anni (Una croce sull’età), Milano, Sonzogno, 1967.
La bella e i curculionidi, Milano, Sonzogno, 1967.
Queste, coteste e quelle, Milano, Sonzogno, 1968.
Amori express, Milano, Sonzogno, 1970.
Sette delitti, Milano, Sonzogno, 1971.
Nostra signora di MissTiff, Napoli, Marotta, 1974.

(Biografia tratta dalla pagina wikipedica italiana di Dino Segre).

(2)

bozzano

E.B.

Ernesto Bozzano (Genova, 9 gennaio 1862 – Genova, 24 giugno 1943) è stato un parapsicologo italiano.

È stato uno spiritista italiano fra i più famosi del suo tempo.[senza fonte]

Biografia
Nato a Genova in una famiglia benestante, quarto di cinque fratelli, all’età di quattordici anni fu costretto dal padre a terminare gli studi per intraprendere un’altra carriera. Si dedicò dapprima alla filosofia scientifica, interessandosi soprattutto a quella dell’Inglese Herbert Spencer (1820-1903). Nel 1891 iniziò ad occuparsi di telepatia e spiritismo, argomenti che appassionavano a quel tempo tanto studiosi d’Europa che d’America, grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla rivista di psicologia Revue Philosophique.
Da allora Bozzano si impegnò interamente nello studio della metapsichica.

Più che sperimentatore fu un ricercatore, ordinatore e commentatore dei fenomeni riferiti alla ricchissima letteratura metapsichica del tempo, nella quale le relazioni dei visionari, dei fideisti, dei mitomani e dei ciarlatani erano di gran lunga più numerose di quelle degli studiosi seri.

Bozzano pubblicò cinquantadue lavori che trattavano ogni branca ed ogni aspetto della metapsichica: telepatia, chiaroveggenza, psicocinesi, apparizioni di fantasmi, spiritismo (manifestazioni dei defunti).[senza fonte]

Collaborò con numerose riviste italiane e straniere, tra le quali vi è “Luce e Ombra”, fondata nel 1900, con cui redasse i resoconti delle sedute medianiche a cui partecipò.

Intrecciò una fitta corrispondenza con i maggiori rappresentanti della parapsicologia metapsichica fra cui scienziati di valore come i fisici inglesi William Crookes e Oliver Lodge ed il fisiologo francese Charles Richet.

Pur essendo soprattutto un ricercatore, si impegnò anche come sperimentatore partecipando sia alle sedute medianiche organizzate dal “Circolo Minerva” a Genova sia a quelle con Eusapia Palladino, inoltre viene ricordato per la teoria della “ideoplastia”, in base alla quale il pensiero umano sarebbe in grado di plasmare la materia.[1]

Alla sua morte questo studioso, che aveva dedicato gran parte della propria vita al tentativo di dare allo spiritismo – materia spesso discussa e controversa – una veste scientifica, lasciò una biblioteca di metapsichica fra le più ricche d’Europa, oggi conservata presso la Fondazione Biblioteca Bozzano – De Boni di Bologna.

La sua città natale, Genova, gli ha intitolato una via.

Opere principali
(Alcuni dei titoli qui riportati sono stati pubblicati postumi)

Ipotesi spiritica e teorie scientifiche, 1903;
Dei casi di identificazione spiritica, 1909;
Per la difesa dello Spiritismo, 1927;
La crisi della morte, 1930-52;
Les Phénomènes de Hantise, II édition, 1932;
Indagine sulle manifestazioni supernormali, 1931-40;
Medianità poliglotta o xenoglossia (in “Luce e Ombra” 1933);
Dei fenomeni di bilocazione, 1934;
Dei fenomeni di infestazione, 1936;
Animiamo o spiritismo?, 1938;
Popoli primitivi e manifestazioni paranormali, 1941-46;
Dei fenomeni di telestesia, 1942;
Musica trascendentale, 1943;
Da mente a mente, 1946;
I morti ritornano, 1947;
Letteratura d’oltretomba, 1947;
Le visioni dei morenti, 1947;
Luci nel futuro, 1947;
Guerre e profezie, 1948;
La psiche domina la materia, 1948;
Gli animali hanno un’anima?, 1950;
Pensiero e volontà, 1967;
Dei fenomeni di trasfigurazione, 1967.

(Biografia tratta dalla pagina wikipedica italiana di Ernesto Bozzano).

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Lo disse… Nietzsche

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. -- (---) -- Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.

Lo disse… OSHO

Non voglio seguaci, persone ubbidienti. Voglio amici intelligenti, compagni di viaggio.

Lo disse… NEWTON

Platone è il mio amico, Aristotele è il mio amico, ma il mio migliore amico è la verità.

Lo disse… Diogene il Cinico

(ad Alessandro che gli chiedeva cosa potesse fare per lui) “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”

Lo disse… Joseph Pulitzer

Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce.

Ipazia Books 2017

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