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Filosofia dell’anima – Del disprezzo, dell’ammirazione e della forza.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

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Pietro Micca

Mi sono resa conto che tra queste pagine non ho mai parlato di un sentimento nobilissimo come il disprezzo e quindi ne profitto per farlo ora. In verità non mi ero neppure resa conto di provarlo un simile stimolo, ma ripensandoci bene non avrei problemi nel fare nome e cognome di almeno una decina di “spiriti” poco brillanti che io disprezzo profondamente.

Naturalmente il disprezzo non lo si concede a tutti e certo non lo si concede in base a ridicole discussioni online. Io penso infatti che per disprezzare davvero qualcuno tu lo debba conoscere personalmente, devi averci avuto a che fare a lungo, o per un periodo ragionevole, e devi avere testato in pieno quei suoi aspetti caratteriali che la tua più intima natura ti fa ripudiare. Per quanto mi riguarda io disprezzo gli ingrati, disprezzo i falsi, disprezzo i furbi, disprezzo i vili senza coglioni, ma disprezzo anche gli inetti, gli incapaci, i malvagi. Sono tutte categorie dell’anima che avverso d’istinto e che per quanto faccia e per quanto tenti di impormi la formalità del politically-correct, non riesco a far gestire al meglio allo spirito che subito si pone in posizione “contro”.

Agli antipodi del disprezzo c’é invece l’ammirazione. Quest’ultimo è per me il sentimento sublime per eccellenza, way più importante dell’amore, della stima e sicuramente di pseudo-legami particolarmente ridicoli e nazionalpopolari come l’amicizia. Se potessi scegliere io non vorrei essere amata ma vorrei essere ammirata, ma solo da alcuni e solo per motivazioni profonde. In realtà io tale ammirazione “profonda” la provo solo per i grandi spiriti trapassati. Non è un caso: sono convinta che la vita di ciascuno occorra giudicarla in uscita, mai in entrata! E per creare uno spirito ammirevole ce ne vuole, senza considerare che l’ammirazione è soggettiva in quanto determinata dai valori che lo spirito che la prova ritiene degni della stessa. Io per esempio considero degno di ammirazione solo tutto ciò che fa spirito brillante, genio e irriverenza. Quindi i miei miti sono i Diogene di Sinope, i Giordano Bruno, i Tesla, i Totò, i Guareschi, i generali romani, i Pietro Micca, i Thoreau, gli infiniti artisti dannati, i Van Gogh che si tagliano l’orecchio, i rivoluzionari francesi, le streghe di Salem, i don Chisciotte ed ogni altro essere che passeggiando su questa terra ha avuto la forza di lottare contro i personalissimi mulini a vento sapendo di non poterli sconfiggere ma solo… apparentemente.

Ammirare i vivi è quanto meno pericoloso: quasi nessuno riesce a passare indenne un attento scrutinio e il dubbio non si addice a questo sentimento. Tuttavia due personaggi che ammiro frequentano proprio questo sito: il primo è il Professor Pittau e il secondo è il Professor Renzetti. Gli ammiro per motivi diversi, ma quei motivi sono tutti ugualmente importanti. Del Prof Pittau ammiro una parte di carattere che mi illudo di poter possedere anche io: una data stubborness e la determinazione a procedere comunque, nonostante tutti e tutto, nella convinzione che chi lavora, studia, conosce alla fine la vince anche a dispetto dei tanti molluschi senza spina dorsale che ti mettono i bastoni tra le ruote nella vita e che in quanto tali meritano solo il disprezzo di cui ho già ciarlato. Del Prof Renzetti ammiro invece il know-how in una materia che in questi ultimi anni mi preme come niuna, ma soprattutto il coraggio e la spregiudicatezza con cui si esprime online, con cui dà del pane al pane e del cane al cane; anche quando quei “cani” sono obsoleti dogmi riveriti e venerati da una massa alienata e doomed nella sua incapcità di raziocinio. Questi ultimi aspetti gli ammiro più di tutti gli altri perché rappresentano quei rari tratti che mi danno certezza della limpidezza dello spirito che gli fa suoi; di fatto sono i tratti principali che caratterizzano l’intelligenza e l’attitudine a investigare… per ricercare la verità oltre la Fede… direbbe Nietzsche.

Capacità di disprezzo e capacità di ammirazione definiscono infine tanta della forza che sta in noi. Un’altra faccenda di cui mi sono resa conto nel tempo è infatti che la vera forza non diminuisce con l’età ma aumenta. Aumenta, si impossessa di te e a lungo andare determinerà e realizzerà il tuo destino. Da dire vi è che una tale “realizzazione-ultima” non è nella sua natura di quelle più comprensibili agli inetti già citati, ma non per questo è meno importante e degna di ammirazione…. a sua volta.

Rina Brundu

ThoughtsBecomeThings

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