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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Filosofia dell’anima – “Credenze religiose degli antichi Sardi” e una breve lettera di risposta a Massimo Pittau.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

12998712_600598786773564_3268474235051276166_nCaro Professor Pittau,

mi ha fatto molto piacere ricevere quest’oggi qui a Dublino copia del suo libro “Credenze religiose degli antichi Sardi” (Edizioni della Torre). Non era da troppo tempo che non ci sentivamo ma ammetto di non essere la miglior corrispondente: sempre di fretta, sempre di corsa.

Vedere quel suo libricino mi ha quasi commosso però, quasi come fosse un refolo fresco di un tempo passato, una carezza che ti sfiora da una terra lontana e che mai come in questo periodo della mia vita sento lontanissima. Meglio ancora ne sento la non-appartenza.

Non che gli antichi Sardi mi abbiano mai parlato: io non ho questa Sua passione per raccontare la storia della nostra gente, per preservarne miti e riti. Io parlo sempre di “anima”, di “filosofia dell’anima” che detto alla buona sarebbe un’essenza immortale che accomuna tutti, un terreno privilegiato di esistenza e di conoscenza dove i miti e i riti trovano il tempo che trovano. È paradossale: pochi mesi prima della sua morte, durante un’ultima conversazione telefonica che ebbi con don Pietro Vinante – lo straordinario sacerdote trentino che esercitò la sua funzione nel mio paese al tempo della mia infanzia – litigammo perché gli rimproveravo l’avere fatto piazza pulita di tutti quei datati riti e miti che avevano fatto vivere la Storia di quel minuscolo borgo interno per secoli prima del suo arrivo. Gli rimproveravo di avere privato il paese della sua atavica identità. Don Vinante ribatté che quelle erano sciocchezze, che ciò che contava era altro: sul momento ne rimasi scioccata!

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Massimo Pittau e Rina Brundu – Sassari, settembre 2015

Da quel tempo in poi – ripensando a quella mia conversazione – sono giunta a codeste tre diverse conclusioni.

  • Don Vinante aveva ragione: ciò che conta è una “sostanza” più vera non l’esteriorità del rito e del mito.
  • In fondo in fondo io e Don Vinante abbiamo sempre detto la stessa cosa solo che dissentivamo su quale fosse la vera natura di quell’essenza superiore che entrambi mettevamo in primo piano (il mio concetto di “anima” non è un concetto religioso!).
  • Io e don Vinante avevamo torto perché non importa quanti cicli vitali vivrà il nostro spirito ogni sua esperienza sarà unica. Come a dire che non ci sarà un altro Don Vinante, non ci sarà un’altra Rina Brundu (vivaddio!), non ci sarà mai un altro Massimo Pittau. Ne deriva che non torneranno mai più neppure i tanti esseri che – come scrisse qualcuno molto più accorto di me in queste faccende – hanno camminato leggeri sulla nostra bellissima terra.

Questo per dire, caro Professore, che nonostante la mia “distanza” dalle cose del mio “primo mondo”, non sono ancora così tanto distaccata o così tanto distratta da non rendermi conto dell’importanza del lavoro che Lei ha sempre svolto e sta continuando a svolgere con una pignoleria e una serietà di metodo che forse nessuno più di me in questo periodo della sua e della mia vita può testimoniare.

Con una legittima invidia per la saggezza che Le portano i suoi 95 anni, nonché la Sua grande conoscenza delle cose e della vita, Le auguro di continuare così fino a quando la Sua anima potrà e dovrà, il resto sono dettagli.

Un abbraccio con l’affetto di sempre,

Rina Brundu, in Dublino, 10 maggio 2016

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