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Sul DIALOGO tra “credenti” e sulla grande “lezione di laicità” di Papa Francesco a Eugenio Scalfari. Sul “Principio Antropico” e su un saggio di uno straordinario Vito Mancuso.

NYT_May_4,_1935di Rina Brundu. È noto che considero gli argomenti di cui tratterò in questo scritto molto diseducativi; argomenti per lo più adatti alle comari di vicinato (anche di vicinato digitale), le quali non avendo altro da fare, e non sapendo come farlo, dirimono come possono sugli altri che non conoscono producendo infinite serie di deliri sovente anche divertenti. Confesso però che non sono riuscita a trattenere la curiosità: volevo capire cosa portasse uomini fatti e capaci come Eugenio Scalfari e Vito Mancuso (ma non solo) ad occuparsi di questi “problemi scottanti” invece che di fame o terrorismo nel mondo e dunque ho scaricato le loro “scritture” in merito, ovvero il testo “Dialogo tra credenti e non credenti” pubblicato nel 2013 da Einaudi – La Repubblica. Tale testo raccoglie gli scambi tra Papa Francesco e il fondatore di Repubblica ed è corredato da saggi di tipo esegetico di tutto rispetto a cominciare proprio da quello scritto dal già citato Vito Mancuso.

Confesso che ne è valsa la pena e mentre leggevo non sono mancate le sorprese! La prima che voglio menzionare qui, l’ho trovata nell’articolo titolato “Domande di un non credente al Papa chiamato Francesco” a firma Eugenio Scalfari, il quale articolo, l’8 agosto 2013, si proponeva in continuazione alla prima lettera già idealmente inviata dallo stesso autore a Papa Francesco dalle pagine di Repubblica. Dopo una serie di considerazioni anche abbastanza ingenue e soporifere sul Papato, sull’Enciclica Lumen Fidei, sulla Fede and so on and so forth, il non-credente Eugenio Scalfari (perché apparentemente così egli si propone), si spinge fino a porre una serie di domande al Pontefice. “Prima domanda: se una persona non ha fede né la cerca, ma commette quello che per la Chiesa è un peccato, sarà perdonata dal Dio cristiano?”. Confesso che dopo avere letto una simile interrogazione, la domanda per Scalfari ce l’avevo io: ma come fa una persona che si definisce non-credente a pensarla una tale considerazione? Che gliene importa ad un non-credente del dettaglio moralistico di un rito o di una credenza cristiana? Perché un non-credente si preoccupa, lapalissianamente peraltro, del comportamento di un Dio che non riconosce come tale? Non sarà, invece, che questa domanda l’ha posta un credente travestito da non-credente? Confesso anche di non trovare risposta ad altri quesiti consequenziali che mi pongo: cioè non mi riesce di capire come un uomo di cultura, abituato ad indagare l’epidermide dell’universo che lo circonda (o almeno così si spera), possa concentrare la sua intelligenza su simili faccende invece che interessarsi, che ne so?? Magari alle complesse questioni (anche filosofiche) poste dal fenomeno del “quantum entanglement”?

Ma proseguendo nella lettura le sorprese non sono finite. La sorpresa più grande la si trova infatti nella straordinaria risposta data da Papa Francesco a una tale opinabile domanda: “La questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’é quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire a essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire”. Come mai una risposta così condivisibile e matter-of-fact l’ha dovuta esplicitare il successore di Pietro e non era alla portata dello spirito non-credente di Scalfari? Di nuovo: misteri teologici o pseudo-tali.

Degna di nota è infine l’ulteriore considerazione di Papa Francesco: “Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero”. Per la verità il Dio delle attuali religioni umane è sovente fatto a nostra immagine e somiglianza. In questo senso il Gesù cristiano è emblema plastico di una divinità che è stata modellata nel tempo dai sani principi universali accettati da un’Europa figlia della grande eredità culturale e filosofica della Grecia classica, non ultimi i grandi insegnamenti dell’illuminismo francese. Certo, resta l’opzione di un altro tipo di Dio, di un engine creatore del meraviglioso universo che abitiamo, più portato a promuovere le questioni dell’intelligenza che quelle della Fede e la cui esistenza porterebbe ad analizzare diversamente la sucitata frase di Papa Francesco. Di fatto, così ragionando, la stessa frase rientrebbe di diritto nel “realm” delle complesse questioni poste a suo tempo dal “Principio Antropico” enunciato da Brandon Carter (1). Un pò come dire che la prossima volta preferirei scaricare un dialogo tra Papa Francesco ed Ed Witten (or the likes), piuttosto che che un dialogo tra Papa Francesco e il giornalismo italiano vorrei-ma-non posso.

Su altro livello mi ha molto colpito il saggio a corredo “Il Papa, i non credenti e la risposta di Agostino” di Vito Mancuso. Non nel merito o nel contenuto (tra le altre cose mi preme precisare che ho la stessa opinione di un fascista come Sant’Agostino che ho dei maiali orwelliani, con la differenza che questi ultimi, a volte, paiono dei maestri di vita), quanto piuttosto nella capacità intellettuale che denota, mercé l’onestà intellettuale che denota. Questo accade, per esempio, quando Vito Mancuso scrive “Gli articoli di Scalfari e soprattutto la risposta di Papa Francesco, esemplare per apertura, coraggio e profondità, sono stati una lezione di laicità”. Verissimo! Con esclusione dell’inciso iniziale “Gli articoli di Scalfari”, concordo perfettamente: le risposte di Papa Francesco sono state una grande lezione di laicità. L’ennesima dimostrazione della grandezza di questo Papa venuto dall’altro capo del mondo e che parafrasando il brillante Peter Morgan di “The Queen” (2006) è davvero il più grande asset che il Soglio di Pietro abbia mai avuto.

Insomma, a mio avviso Vito Mancuso dovrebbe occuparsi più di filosofia che ti teologia e l’umanità tutta (specie quella italica, intellettualmente inficiata dalla dottrina) ne trarrebbe grande giovamento. Just my opinion, as good as any other!

  • (1) Il principio antropico venne enunciato da Brandon Carter in ambito fisico e cosmologico per sottolineare che tutte le osservazioni scientifiche sono soggette ai vincoli dovuti alla nostra esistenza di osservatori. Si è poi sviluppato come una ipotesi che cerca di spiegare le attuali caratteristiche dell’Universo.
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