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Renzi e la caduta dei santi scarabei

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

I NOSTRI AFORISMI – OUR QUOTES

 

La “volontà di potenza” renzista più che una degna pulsione infinita verso il rinnovamento, pare una sub-categoria delle filosofie motivazionali new-age in virtù delle quali se “thoughts become things” (i pensieri diventano cose) perché le parole non possono diventare fatti? Detto altrimenti, sembrerebbe che sia perfetta convinzione della corte renzista e di Matteo Renzi in particolare, che basti affermare l’essenza della realtà (pardon, di una data realtà, quella di cui sono convinti e di cui intendono convincere il popolo italiano) per definire quest’ultima. Da qui a venirne fuori con le anelanti e usate dichiarazioni che hanno costellato questi ultimi 30 mesi di laissez-faire politico, economico, amministrativo, il passo è breve: “Il Jobs Act è stato un successo”, “L’Expo è stato un successo”, “La Riforma costituzionale cambierà l’Italia”, “L’Italia è ripartita”… e in ultimo proprio l’odierno “Abbiamo dimostrato di non essere il problema”.

(Dal “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu, prossimamente).

dung-beetle-11413600di Gigi Montonato. Troppo presto i ministri di Renzi erano stati salutati come “santi”. Oh quante belle figlie, madame Dorée! Quante belle donne nel suo harem di governo! Belle e pure, politicamente s’intende. La Boschi, la Madia, la Guidi, tutte “sante subito”. E quanti superonesti, da raccomandare alla santificazione. Invece, è bastato solo un po’ di tempo, niente in confronto ai lunghi periodi di potere democristiani e socialisti, e già sono caduti come gli dei wagneriani del Wahalla.

Resiste il loro padreterno, Renzi. Ma sente il fiato sul collo: il governo è sotto attacco mediatico! Ha ragione. Ogni occasione è buona per tirare giù i suoi “santi” dagli altari, a farli ritornare scarabei.

Il referendum del 17 aprile, per esempio. Come per la gran parte dei referendum italiani, anche questo per le trivelle – così diciamo per esemplificare – si è connotato di valenze improprie, decisamente politiche, specificamente contro Renzi. Il 17 aprile si voterà pro o contro di lui. Le trivelle non c’entrano assolutamente. E Renzi rischia. Quanto più ci avviciniamo alla data del referendum tanto più monta la campagna contro il suo governo.

Si capisce, allora, perché Renzi, che sarà un bullo, un egocentrico, un arrogante e chi più ne ha più ne metta, ma non è un fesso, invita i cittadini elettori a non recarsi a votare per non far raggiungere il quorum (50 % più uno degli aventi diritto), che sarebbe un successo dei suoi avversari. Parte avvantaggiato, da quel 30-35 % di elettori che solitamente non va a votare.

Pare, questa, una cosa bella? Nient’affatto, è vergognosa e intollerabile.

Non si può far finta di nulla né prendere tutto con noncuranza, tanto, sempre così è stato e sempre così sarà! La politica in Italia è una giostra di furbastri di tutte le risme; chi vince la giostra è perché è più furbo degli altri, i quali non possono davvero vantare virtù francescane. Sarebbe come se i tredici cavalieri francesi sconfitti alla disfida di Barletta dicessero che i cavalieri italiani avevano vinto perché erano armati di tutto punto. E loro, pensavano di andare a pasquetta?

Se pure ci sono dei promessi onesti, si tratta di futuri disonesti, facendo a ritroso il percorso di bellezza e di crescita che fa la farfalla, che prima di essere tale è un immondo verme. Vedete i pentastellati? Ebbene, sono dei pentamatricolati! Aspettate e vedrete. Anzi, già si è incominciato a vederne più di una in casa di questi duri e puri. Quarto non si scorda facilmente e non solo per lo scoglio che ha quel nome e dal quale partirono i Mille, Quarto in provincia di Napoli, comune amministrato da loro.

In questi ultimi mesi sono accadute cose molto gravi, che non possono essere definite neppure da prima repubblica. Qui siamo in pieno bordello, non primo e non ultimo. La Ministra dello sviluppo economico, Federica Guidi, che convive [conviveva] con un bell’imbusto, che fa il faccendiere, è stata intercettata e denudata dei suoi veli di pudicizia. Ha detto, per esempio, che il suo ganzo la usava, che la trattava come una sguattera del Guatemala, che contava sulla Boschi per fare quanto era nei di lui desideri, che nel governo c’erano quelli del quartierino che non sempre le consentivano di fare quello che voleva e via di questo passo.

Prima, per sapere le cose delle donne, bisognava guardare sotto le lenzuola, oggi basta sentirle al telefono. Miracoli del progresso. Dico io: ma non lo sapevi che ti stavano intercettando? Allora sei proprio una capra! Altro che sguattera, capra! capra! capra! (copyright di Vittorio Sgarbi). Ci sarebbe da dare ragione al ganzo.

Però, grazie a lei, si sono sapute molte cose sul petrolio della Basilicata e sugli affari che fanno le compagnie petrolifere, nel nostro caso la francese Total.

Basta così? Ora si viene a sapere che un carabiniere, che aveva il compito di seguire alcuni personaggi del malaffare calabrese, diciamo pure della ndrangheta, ha la foto di un suo attenzionato in compagnia del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio, ai tempi di quando questi era sindaco di Reggio Emilia e incontrò alcuni soggetti di Cutro, in provincia di Crotone. Quoque tu, Delrio? Eppure, sembravi un asceta, il più santo di tutti! Qui non è grave il fatto che Delrio figuri in foto con gente di malaffare, che probabilmente lui neppure conosceva – chi fa politica ne incontra di gente! – è grave che basta questo per scatenare il putiferio e mettere tutti nella stessa tramoggia. Delrio colpevole o innocente? Non è importante saperlo, è già decisivo chiederselo. Alcuni pentiti di mafia dicono di aver votato per lui e lo collegano agli affari del petrolio. Ancora una volta i mafiosi riescono a ritagliarsi uno spazio nelle vicende politiche.

A condire l’insalata italiana è giunto inaspettato l’aceto di Panama Papers. Qui è autentica baraonda. Tutti a mentire e smentire, tutti poi a semi-ammettere, infine ad ammettere e a sostenere che non c’è reato fino a quando non si scopre che hanno evaso il fisco. E quando si scoprirà, che faranno i Panama Papers? Lasceranno i soldi o la carica? Non lasceranno niente, probabilmente. Nel frattempo qualche gruppo musicale si sarà impossessato di quel titolo niente male “Panama Papers”. Minchia, che musica!

In questo proliferare di porcherie a Bruno Vespa viene l’idea di invitare a “Porta a Porta” il figlio di Totò Rijna. E’ impazzito? Nient’affatto. In un paese in cui non si contano gli scandali né diacronicamente né sincronicamente, il figlio del “capo dei capi” ha ben diritto di dire la sua. Gli altri sono più presentabili di lui? Vespa fa il suo mestiere e chissà che in questo modo non voglia dire: la finite o non la finite di dare scandalo o in che cosa allora pensate di distinguervi da questo giovinotto? Meditate, gente, meditate!

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