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Dieselgate: giornalismo italiano e tedesco al confronto

Non deve essere stato facile per Udo Gumpel, laureato in fisica delle particelle e giornalista opinionista tedesco in quel d’Italia, accettare l’invito porriano a “Virus” (Rai2), insieme a Salvini, per parlare di Dieselgate, ovvero di scandalo Volkswagen. Non deve essere stato facile anche perché Gumpel è stato sovente ospite di numerose trasmissioni dedicate all’attualità politica italiana dove non ha mai risparmiato le sue forti critiche al modello nostrano, critiche spesso condite con un tratto “patronizing” che per forza di cose non può risultare troppo gradito. E non deve essere stato facile mostrarsi in televisione all’Italietta di questi giorni che fa fatica a nascondere la “goduria” per la caduta dal “piedistallo” (parola di Salvini) dell’amico-nemico teutonico.

Non mi riesce di partecipare in questa festa-paesana che sa di ripicche stile guelfi-ghibellini, forse perché ho lavorato con diverse aziende tedesche anche in Germania e non ho mai coltivato il mito del modello tedesco. Piuttosto ho sempre pensato che i tedeschi hanno un senso identitario che mercé una Storia recente raccapricciante non può esprimersi con un nazionalismo tout-court, e quindi trova sfogo nell’esasperata ricerca di modelli ideali e morali autoctoni di riferimento. Modelli che sovente sono appunto meri miti, come l’Eldorado, come il giardino edenico, come tutto ciò che è troppo buono e troppo bello per essere vero ma che comunque aiuta a vivere meglio. E poi che male c’é ad incensare il proprio senso del dovere, l’amore per la propria patria, la passione per un mondo ordinato, idealmente geometrico?

Detto questo, bisogna fare tanto di cappello all’Udo Gumpel che ha partecipato quest’oggi a “Virus”. Bisogna rendergli merito per il modus pacato con cui si è proposto, per non avere mai cercato di difendere l’indifendibile (noi italiani ci avremmo almeno provato!), per avere piuttosto portato in primo piano la figura del giovane manager tedesco che ha fatto scoppiare lo scandalo, per avere offerto una prospettiva di visione diversa. Sicuramente un approccio professionale e signorile molto diverso da quello del conduttore Nicola Porro che, dopo avere ignorato Gumpel per una buona mezz’ora, quando quest’ultimo ha fatto notare la sua presenza, ha sbraitato: “Eh basta: se anche Gumpel mi deve dire che c’é pure lui!” e poi ha mandato in onda la pubblicità. Ma non è stato Porro ad invitarlo??!

Chapeau! A Gumpel s’intende, che non era più al suo posto al ritorno in studio…. Il caso giornalistico (anche umano?) Porro potrebbe essere invece senza soluzione.

E poi chi sono tutti questi “fan” internettiani che lo seguirebbero passo passo? Nick suoi, ‘azzi nostri?

Rina Brundu