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Sull’auto-glorificazione francese al Festival di Cannes e sulle agiografie mediatiche italiche.

cannes-venuedi Rina Brundu. Suvvia, in tutta onestà, scagli la prima pietra chi di voi non ha goduto almeno un poco dopo che si è saputo che i “i tre magnifici italiani” (definizione del Corsera) sono rimasti a mani vuote in quel del Festival di Cannes? Tranquilli, non si tratterebbe di alto tradimento della patria cinematografica, ne di coltivare qualche insana propensione sado-masochista, quanto piuttosto di dimostrarsi persone capaci di senso critico e di restare con i piedi per terra anche quando letteralmente soffocati dalle melasse agiografiche di parte.

Di fatto lo spettacolo offerto dagli addetti ai lavori e/o critici italici durante l’ultimo festival cinematografico francese è stato uno dei momenti più imbarazzanti che si ricordi a memoria d’uomo-mediatico, al punto che ormai ci si chiede se in Italia esista una scuola critica degna di questo nome. Per ovvie ragioni, non prendo neppure in considerazione i servizi RAI di Vincenzo Mollica perché colà siamo nel realm dell’altra-realtà e della pura utopia mediatica, ma certo è che anche i pezzi di commento comparsi sui maggiori quotidiani italiani hanno lasciato davvero a desiderare con il Corsera che commentava la debacle esprimendo sorpresa dato che i tre lavori italiani sarebbero stati dati per favoritissimi all’estero.

Non so che fonti abbiano i giornalisti del Corsera (di tanto in tanto bisognerebbe citarle), ma certo è che la faccenda mi ricorda anche la recente figura moscia de IL VOLO all’Eurofestival, con le nostre velleità che sono rimaste cosa-nostra. La verità, anche nel caso di Cannes, recita altrimenti e questo lo posso dire con cognizione di causa anche perché, avendo espresso forti critiche sul modus di fare cinema di Moretti, mi premeva capire se quella fosse solo una mia percezione. A ricerca conclusa posso senz’altro confermare che il cinema morettiano è un tipo di cinema che sembrerebbe abbia presa solo in Italia (personalmente lo trovo noioso, posticcio e far-from-being geniale e ispirato, ma questo è solo il mio parere), e che nessun sito cinematografico valido – a differenza di quanto sostenuto dal Corsera – ha mai tessuto sperticate lodi de LA MADRE.

Diverso è il caso di Paolo Sorrentino e del suo YOUTH, che senz’altro ha ricevuto diverse critiche incoraggianti da parte di molti addetti ai lavori stranieri e che a mio avviso avrà anche un dato riscontro positivo nel botteghino internazionale. Non ho visto il film, ma è senz’altro un lavoro che mette curiosità e che da lontano pare meno artefatto de La Grande Bellezza. A proposito del lavoro del regista Garrone si è letto poco e niente sui giornali stranieri e comunque non lo conosco.

Detto questo, se noi italiani continuiamo a farci ridere dietro con queste agiografie senza senso (solo oggi il TG2 ha dichiarato enfaticamente che la riscossa italiana comincia dal botteghino – quale botteghino? – e che la critica straniera avrebbe ragioni che la critica – italiana? – non conosce, dando altri argomenti a chi sostiene che la spending-review renziana dovrebbe riguardare anche il cinema e che le sovvenzioni pubbliche dovrebbe essere elargite solo a risultato ottenuto), l’auto-glorificazione francese non è certo un bell’esempio da imitare. Con tutto il rispetto per la decisione della Giuria, il film vincitore non è stato proprio tra i più amati e commentati: che si sbagli il resto del mondo? Può essere, certo è che quando studiamo storia del cinema non sono proprio le creazioni d’oltralpe a colpire l’immaginario collettivo e pure questo vorrà dire qualcosa.

2 Comments on Sull’auto-glorificazione francese al Festival di Cannes e sulle agiografie mediatiche italiche.

  1. Andrea // 25 May 2015 at 20:17 //

    Non ho personali elementi di giudizio, vado troppo raramente al cinema. Ma mi ha colpito il fatto che inizialmente sembrava che dovevamo sbancare Cannes, e invece siamo rimasti asciutti. Mi ha colpito anche il fatto che la Francia ha vinto il primo premio e si è piazzata bene, da qui il legittimo sospetto che anche quel cinema è tutto da ridimensionare. Da quel poco che ho sentito alle televisioni ho l’impressione che il nostro cinema sia ancorato alla sola Italia come centro del mondo, e quindi abbia ovviamente una connotazione di provincialità alla stessa stregua delle nostre TV e dei nostri giornali. A occhio forse è lo stesso per il cinema francese, ma che forse si avvantaggia di una vita intellettuale più adeguata alla dinamica del mondo contemporaneo. Da noi la filosofia è quasi sempre rimasta allo stadio di una onorevole mediocrità, e ciò limita la nostra moderna cultura. Il pensiero francese è meno noto e diffuso di altri, ma non manca di vitalità.

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