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Sulla querelle Fiera di Francoforte si o no e sui “consigli” agli autori digitali di Giulia Beyman autrice autopubblicata che ha venduto più di un Premio Pulitzer.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Screenshot dal Corriere.it

Screenshot dal Corriere.it

di Rina Brundu. A proposito della ventilata possibilità che la Mondadori non partecipi alla prossima Fiera del Libro di Francoforte per un problema di ottimizzazione dei costi, il Corriere Cultura riporta il parere dei diversi VIP delle case editrici italiane più note. Tra gli altri, mi sembra interessante l’opinione del direttore editoriale di Feltrinelli Gianluca Foglia: «Ci saremo», avrebbe detto questo dirigente «ben contenti di esserci. È vero che da anni la Buchmesse è sempre meno un luogo di conclusione di affari però continua ad avere un ruolo insostituibile. Le realtà imprenditoriali possono cambiare, ma le persone hanno bisogno di incontrarsi, capirsi, sentire l’atmosfera. Lì c’è una comunità internazionale di amici dove ognuno porta, e fa vedere, la sua mercanzia. La vitalità non è data soltanto dagli affari, ma dalle relazioni. I libri si fanno ancora così».

“Bullocks!” direbbe qualcuno che conosco io. Lo direi anche io, anzi, lo dico. Certo, tutto ciò che dice il direttore Foglia è vero: almeno questa era l’abc del perfetto editore d’antan. Dell’editore politically and managerially correct. Da quel tempo in poi però tanta acqua digitale è passata sotto i ponti e mentre lui è convintissimo che “I libri si fanno ancora così”, mentre i vertici di Mondadori cominciano a dubitare della “veridicità” di questi statement, Amazon continua a correre. Di fatto la creatura di Jeff Bezos stupisce ogni giorno che passa per la versatilità del business: ormai il gigante di Seattle non è più solo un editore ma è un gigante globale della vendita al dettaglio a tutto tondo, a momenti pare che il target sia proprio quello di defenestrare la stessa Ebay.

Con la crescita di Amazon non si ferma neppure la carica degli Indie Writers, gli autori auto-pubblicati di cui ho parlato in più di una occasione. Fenomeno quasi datato negli States, continua a sollevare qualche perplessità nel nostro backyard provinciale. Sta di fatto che neppure le attente maglie della censura editoriale (applicata con determinazione dalla nostra Grande Stampa controllata e tesa soprattutto a convincere gli italiani che è meglio continuare a comprare libri di carta impacchettati dall’editore di grido anche quando sono delle vere e proprie boiate), riescono a impedirsi di dare la notizia, almeno a livello di occhiello da togliere dalla Home quasi subito, meglio se il mattino successivo alla pubblicazione: la carica degli Indie Writers è arrivata fino a Torino, la peste si sta diffondendo!

Ecco dunque il Corsera del nuovo corso scoprire l’acqua calda e dare quella minima visibilità all’autrice romana auto-pubblicata Giulia Beyman, la quale Giulia ha appena saputo di avere venduto più libri del Premio Pulitzer Donna Tartt, ed è risultata la più venduta nel Kindle Store italiano nel 2014 con il mistery “Prima di dire addio” che è attualmente in fase di traduzione in inglese. Mentre la stessa Giulia sembrerebbe più che mai determinata a continuare nella strada dell’autopubblicazione (bravissima per questo, del resto chi glielo fa fare a pagare il middle-man?), la stessa autrice non lesina alcuni “consigli” in materia che riporto qui in calce.

Concordo con quanto dice Giulia, a suo tempo scrissi anche un mio personale decalogo sull’argomento. Oggi come oggi aggiungerei a quella lista di “suggerimenti” solo un addendum sul topic qualititativo. Io resto convinta infatti che la qualità scritturale derivi dal talento ma pure dal tempo che si riesce a dedicare alla scrittura, allo studio necessario a darle sostanza, allo sviluppo di un know-how tecnico importante. Per questi motivi servirà forse ancora una decade ma poi arriveranno anche gli autori autoprodotti capaci di grande potenza intellettuale, capaci di fare il dwarfing del trito e contrito marchettaro che siamo costretti a sorbirci ogni giorno sugli organi di informazione che-contanto e a traghettarci infine in una nuova era di profonda libertà mentale e creativa. Con grande dolore, immagino, del pur bravo direttore di cui sopra e di tutto il circolo sartriamente “committed” (o pseudotale) da cui sembrerebbe  incapace di staccarsi: ma fortunatamente per tutti gli altri “questa è l’età digitale bellezza, e bisogna viverla!”.

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1) Qualità e attenzione al testo, assoldando se possibile un correttore di bozze

2) Scelta della giusta copertina («Più volte l’ho cambiata, quando vedevo che  non funzionava»), facendosi aiutare da un esperto di grafica

3) Attenzione a ideare un buon titolo

4) Essere presenti sui social network, ma con discrezione («Non posto continuamente status e aggiornamenti , ma uso i nuovi media come occasione di contatto diretto con il pubblico»)

5) Rispondere e dialogare sempre con i lettori

6) Flessibilità. Come per la copertina, essere disposti a correggere quello che non funziona. A partire dal prezzo

7) Ostinazione, andare avanti nonostante tutto («Non sono brava con le tecnologie, quindi se sono riuscita ad autopubblicarmi io, potete farcela anche voi!»)

(Source: Corriere.it)

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