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Sui diritti delle donne in tv

untitledQuando riesco, soprattutto il sabato, guardo volentieri il programma FORUM condotto da Barbara Palombelli sulle reti Mediaset. Non mi dispiace lo stile pacato della conduttrice e soprattutto non mi dispiace ascoltare le storie di vita colà raccontate benché customizzate, immagino, per la vetrina mediatica. Mi piace meno il pubblico di opinionisti vocianti ma non si può avere tutto nella vita. L’occasione televisiva in se stessa è invece pensata come una sorta di paratesto alle cause presentate in questo particolarissimo tribunale e al verdetto emesso dal giudice di turno.

La squadra dei giudici è pure una sorta di squadra vincente, ideale si potrebbe quasi dire. Sia le donne che gli uomini, senza eccezione alcuna (vengono scelti a bella posta per non impensierire il dottor Ghedini?) sono personaggi che si propongono in maniera simpatica, moderata e ad un tempo passionale; per certi versi delle sagge figure di nonne, nonni, genitori d’antan che oggidì non si riesce a trovare neppure tra i consigli per gli acquisti del Mulino Bianco.

Il giudice Nino Marazzita è uno di questi. Avrebbe anche una data carriera mediatica avendo partecipato a diverse trasmissioni televisive, in ultima quella di Forum, appunto.

Ho sovente seguito le sue “cause” e ne ho apprezzato sia il metodo pacato di cui dicevo che la passionalità soprattutto quando si tratta di difendere le ragioni degli ultimi, le giuste rivendicazioni delle donne relegate dentro la categoria. Anche questa mattina la televisione era sintonizzata su Forum e anche questa mattina l’udienza era presieduta dal giudice Marazzita. Seguivo distratta però (sono tempi in cui non si può proprio cominciare una cosa sola e portarla a termine, bisogna per forza iniziarne diverse e lasciarle tutte a metà!) e dunque non saprei dire quale fosse il tema trattato. Ho sentito chiara solo una determinata considerazione in coda al verdetto: “Ecco perché il femminismo ha fallito!” ha tuonato il giudice Marazzita. “E non diventerà mai vincente finché non saranno gli uomini a cavalcarlo!”.

Peculiarissima considerazione! Per carità, non mi permetterei mai di questionare la saggezza del professionista in questione, sia in virtù della sua carriera sia soprattutto perché vedo quella saggezza anche come frutto di alcuni elementi per i quali io ho un tremendo rispetto: l’esperienza e l’età. Eppurtuttavia non posso concordare con questa sua idea, nella maniera più assoluta! È vero piuttosto il contrario: fino a quando le donne non comprenderanno che lo spirito vincente è dentro di loro, non comprenderanno che possono “esistere” (in senso lato) senza il patrocinio maschile – pretendendo di veder rispettati i loro diritti naturali, in toto, senza se ne ma – non si potrà pensare alla tipologia di “femminismo vincente” di cui parlava il giudice. Detto altrimenti un’effettiva illuminazione sulla via dei diritti civili del sesso femminile da parte dell’universo maschile, che certamente si auspica avvenga più prima che poi (e qui concordo senz’altro con la considerazione in calce al verdetto), non può surclassare l’idea fondamentale che debba essere l’universo femminile stesso a prendere posizione, a realizzare la sua potenzialità e la natura dei diritti della sua essenza. Vincere una simile battaglia per interposta persona (o in virtù del dettame legislativo) non sarebbe infatti un merito e alla lunga potrebbe risultare molto controproducente come sempre avviene quando si è in presenza di “concessione” invece che di diritto indisponibile.

A dire il vero come donna moderna, formata nell’età digitale, io non considero neppure pregnante l’idea di un femminismo vincente e non considero pregnanti date istanze del femminismo anni ’60, in virtù delle quali l’affermazione della donna deve avvenire a discapito dell’uomo. Non penso neanche che il femminismo storico abbia totalmente fallito, non sarei qui altrimenti ma forse ad apparecchiare la tavola in attesa del ritorno a casa del DOMINUS. So per certo però che non siamo delle amazzoni, o mantidi religiose, siamo piuttosto spiriti affini a quelli maschili e il 90% delle volte più pratici, razionali… quei giorni infausti, esclusi!

Rina Brundu

2 Comments on Sui diritti delle donne in tv

  1. Brava, un’analisi acuta. Permettimi di ribadire “È vero piuttosto il contrario: fino a quando le donne non comprenderanno che lo spirito vincente è dentro di loro, non comprenderanno che possono “esistere” (in senso lato) senza il patrocinio maschile.”

    • Il giudice è disinteressato, te l’assicuro. E non crede di essere poi tanto “sui generis”, dal momento in cui spera che tanti altri la pensino allo stesso modo. Ribadisco, analisi acuta. Tra l’altro, l’idea vincente risiede nel concetto di assenza di “subalternità intellettuale” che, infatti, non è stata sancita da alcun particolare groviglio genetico né è stata mai condivisa dagli uomini che si reputino dignitosamente tali. Saluti a te. PP

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