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Mancanza di valori e terrorismo

di Michele Marsonet. Il dramma di Tunisi dimostra, una volta di più, che siamo in guerra. E’ un fatto di cui noi, al pari dei cittadini occidentali in genere, facciamo una fatica tremenda a renderci conto. Si tratta di una guerra del tutto anomala, combattuta non sui campi di battaglia, ma a forza di attentati continui e terribilmente sanguinosi. I quali, inoltre, proseguono con un ritmo forsennato.

Si può essere colpiti ovunque. Andando in crociera, imbarcandosi su un aereo, visitando dei siti turistici. E pure – giova rammentarlo – sotto casa nostra.

Anche se c’illudiamo che non sia così, la guerra è stata dichiarata. Non tramite note diplomatiche o attacchi militari classici, bensì mediante proclami espliciti diffusi, come si suol fare oggi, in rete e sui social network.

L’intento di coloro che tale guerra anomala l’hanno dichiarata è sin troppo esplicito. Vogliono tornare indietro nel tempo, e intendo di molti secoli, per restaurare una comunità insieme religiosa e politica che, probabilmente, non è mai esistita. Almeno nel modo in cui viene concettualizzata dai nuovi guerrieri.

Non è la prima volta che accade, intendiamoci. Basta rammentare il mito della società perfetta e senza classi, nella quale ogni conflitto sarebbe stato finalmente eliminato riportando in vita un Eden in cui tutti gli esseri umani avrebbero riconquistato la felicità perduta.

A quel mito, oggi, credono ormai in pochi. Nel nuovo, invece, sembrano essere molti a riporre una fiducia cieca e totale, facendo proseliti a destra e a manca.

Il fenomeno delle conversioni aumenta in maniera esponenziale, coinvolgendo – e questo è il fatto più importante – anche persone, soprattutto giovani, cresciute in un ambiente sociale e culturale totalmente diverso.

A fronte di una situazione tanto angosciante l’Occidente in genere, e l’Europa in particolare, appare impotente. Nessuno sa bene cosa fare e come reagire in modo efficace.

Si manifestano, anzi, segni di cedimento. Un quotidiano ha riportato che quando a una classe di liceali italiani è stato chiesto che avrebbero fatto in caso di un’invasione dell’Isis del territorio nazionale, la maggioranza ha risposto che si sarebbe convertita. Pochissimi, pare, gli studenti disposti a lottare.

Naturalmente la domanda è mal posta, giacché la succitata formazione non punta a invadere Paesi in modo tradizionale, ma a rafforzare piuttosto i propri attuali confini seminando il terrore al di fuori di essi con atti di terrorismo individuale.
Tuttavia l’episodio è assai significativo, perché dimostra una desolante mancanza di valori forti da contrapporre a quelli proposti dai fondamentalisti. E non si venga a dire, per cortesia, che questi ultimi non sono valori. Per quanto aberranti, lo sono a tutti gli effetti, e hanno quale sfondo la solita storia della società perfetta, da realizzare seguendo alla lettera le indicazioni di un libro considerato sacro.

Chi scrive continua – forse ingenuamente – a stupirsi per la persistente popolarità nel nostro Paese delle parole d’ordine del pacifismo, tendenza che prevale a sinistra e in larga parte del mondo cattolico. Lo testimoniano innumerevoli discorsi e articoli che invocano, addirittura, l’ulteriore diminuzione di spese militari già ridotte all’osso.

Aggiungo, per completare il quadro, il fatto evidente che l’attuale Unione Europea non sembra avere una coscienza netta dei confini che ne delimitano il territorio e che, proprio per questo, dovrebbero essere considerati “comuni” da tutti gli Stati membri.

Forse faccio il profeta di sventura, e me ne dolgo. Però ho la sensazione che il concetto di “società aperta” non sia più ritenuto, in primo luogo dalle giovani generazioni, qualcosa per cui valga la pena di lottare e di morire. Com’era stato, invece, per i soldati alleati che nel secondo conflitto mondiale si batterono strenuamente contro gli eserciti delle potenze totalitarie.

Un quadro, come prima dicevo, davvero desolante. Un immenso vuoto di valori forti da contrapporre a chi vorrebbe riportare indietro le lancette dell’orologio della storia. Non sappiamo far altro che ripetere la parola “pace”, come se bastasse pronunciarla per esorcizzare tutti coloro che equiparano la pace stessa a un immenso cimitero.