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Sulla fiction L’ORIANA – Ma perché la RAI ha messo l’ARTE da pARTE per affidarsi all’estro impiegatizio? E su altri misteri cosmici.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

800px-Artist's_rendering_ULAS_J1120+0641di Rina Brundu. Premetto che adoro Oriana Fallaci e ne ho sempre ammirato il carattere forte, deciso, il suo essere un mito, una donna con le palle d’altri tempi ideali. Una donna che preferiva la verità non importa il prezzo da pagarsi. Proprio per questi motivi, se volessi iniziare questo pezzo facendo onore a quell’imprescindibile requirement di onestà intellettuale, dovrei cominciare dicendo che non amo particolarmente l’Oriana Fallaci scrittrice: non ho letto tanto di suo, ma quel poco che ho letto non mi ha colpito troppo. Testi anche importanti necessiterebbero di un dato editing (volendo essere teneri), ma è soprattutto in alcune interviste, come per esempio quella a Andreotti, che diventa impossibile non notare un certo tratto provinciale. Può anche essere che la scrittura rifletta le formalità editoriali e professionistiche della sua epoca, ma è proprio qui il punto, la scrittura di un grande autore resta sempre uguale a se stessa, detto altrimenti un “classico” davvero tale non teme il tempo che passa. Ne deriva che esiste un gap abissale con grandissime quali la Virginia Woolf, ma ad essere completamente onesta anche con straordinarie scrittrici veriste come la Deledda.

Tuttavia, se la parte artigianale può non soddisfare tutti i gusti, difficile non stare con l’Oriana che vieta a chiunque di intervenire nei suoi scritti e detesta i critici. In realtà, è così facendo che la Fallaci riacquista una sua qualità modernista (in senso tecnico), e riafferma la sua dignità di “artista” prima ancora che di giornalista. Nessuno scrittore davvero valido può infatti accettare passivamente un editing che violenta l’anima, gli scrittori non sono grammatici e chiunque lo pensasse meglio farebbe a fare il grammatico, appunto.

Questa caparbietà nel difendere le visioni (anche scritturali) del suo spirito resta comunque solo una delle ragioni che mi fanno amare questa donna unica, una italiana di cui andare fieri e la cui memoria dovrebbe essere onorata in maniera diversa da quella che ha scelto la RAI questa settimana. Faccio riferimento alla fiction L’ORIANA, mandata in onda da RAI1 lunedì e martedì scorso, e di cui ho visto solo la prima puntata perché francamente mi è bastata quella. Non ricordo neppure il nome del regista né quello dello sceneggiatore e non intendo googlarli; ho però certezza che lo scriptwriter in questione non fosse il mitico Aaron Sorkin.

Ad essere sincera mi viene finanche difficile fare una critica sostanziale su questo canovaccio che si risolve in un groviglio di strafalcioni anti-catartici (vedi l’incredibile scena dell’Oriana che parla in italiano con una giovane sposa indiana e le sue amiche, vedi i suoi sventolati “capricci” quando ospite delle truppe americane in Vietnam, etc), e in una summa dell’ipse-dixit fallaciano (ex: “Io non ho mai studiato giornalismo, l’ho fatto”, “A casa mia non c’erano molti soldi però quei pochi che c’erano si spendevano in libri”, “Non sono morta sotto le bombe di Firenze, figurati se mi faccio amazzare da questi quattro stronzi fascisti messicani”, etc etc etc). Quindi, dato che mi viene difficile andare avanti, mi fermo qui, ma chissà che cosa ne avrebbe pensato la coriacea Oriana di questo curioso tributo post-mortem.

Di fatto, l’unica considerazione che resta da fare dopo avere visto quest’ennesima “ficssion” di bocca buona, dopo avere “subito” cinque sere del contiano-sanremo per la cui effettiva definizione artistica occorrerebbe inventare nuovi aggettivi, e dopo esserci trasformati, da tempo, tutti noi, in angosciati testimoni della “qualità estetico-artistica” della RAI di questi tempi, non resta che domandarci: da quando in qua il servizio televisivo nazionale è stato accorpato alla sezione impiegatizia pubblica nazionale e, idealmente, all’ufficio sinistri fantozziano? Ma, soprattutto, perché l’estro, l’arte, lo spirito critico, la genialità intellettuale sono stati messi da parte in maniera così sistematica? Misteri cosmici, altro che vita nell’universo!

Featured image, un altro mistero cosmico, il quasar – Artist’s rendering of ULAS J1120+0641, a very distant quasar powered by a black hole with a mass two billion times that of the Sun. Credit: ESO/M. Kornmesser, source Wikipedia, thanks to the author and uploader.
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2 Comments on Sulla fiction L’ORIANA – Ma perché la RAI ha messo l’ARTE da pARTE per affidarsi all’estro impiegatizio? E su altri misteri cosmici.

  1. francu pilloni // 21 February 2015 at 19:31 //

    Io, al contrario, penso che l’Oriana ne sarebbe stata felice. Almeno se ne parla, così che torni sotto ai riflettori, cosa a cui teneva in modo particolare, che gli suggeriva spesso le sue uscite acrobatiche.
    Comunque sei stata buona parlando della rappresentazione televisiva. Sul “Fatto quotidiano”, una giornalista donna li ha fatti a pezzi tutti, sceneggiatori, regista, attori.
    Io ne ho visto un pezzettino: non sopporto gli attori sussurranti, che recitano come gente che recita e mai si sogna di parlare in quel modo tutti i giorni.
    Dovrei abituarmi a togliere l’audio.

  2. Felice? E che l’hai presa per l’olgettina da intervistare nel talk show RAI? Quella – che per inciso era la signora che chiamava il suo cancro “l’alieno” e non ha mai smesso di fumare – sarebbe stata capace di piombare a casa del dirigente RAI che ha autorizzato il programma, alle “cinque” del mattino e dirgliene “Quattro”, per non dire altro… Fermo restando che con lei in vita non si sarebbero mai azzardati a cotanto svilimento…
    Just my idea ma l’Oriana era così, ed era grande per questo!

    PS Sono stata buona? Ma se ho scelto di non parlarne perché è incriticabile, ovvero non vi è sostanza? L’unica critica che si potrebbe fare – parafrasando un grande comico del passato è – La Rai ha mandato in onda la fiction L’ORIANA, perché?

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