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Un saggio del Professor Emilio Spedicato


map8'di Emilio Spedicato.
 
Questo saggio è dedicato:
  • A mia zia Amelia Risso, i cui racconti sul Paradiso Terrestre nella mia infanzia inspirarono domande senza risposte allora, le cui risposte potrebbero ora trovarsi in queste pagine
  • Ai popoli dell'Afghanistan, terra dei fiumi che discendono dai monti del Giardino dell'Eden. Possano vivere in pace, armonia e tolleranza fra di sé e con il mondo.
Riassunto: L'Eden, il luogo dove furono creati Adamo ed Eva, è brevemente descritto nel Genesi, primo libro della Bibbia, e più ampiamente in più antiche fonti mesopotamiche. Qui consideriamo gli spunti geografici identificanti il Paradiso Terrestre presenti nel testo Biblico. Mostreremo l'esistenza di un preciso luogo dell'Asia che soddisfa precisamente queste informazioni geografiche. Nel contesto di tale nostra ipotesi geografica proporremo una nuova interpretazione d'antichi simboli e modelli della cultura umana, inclusi i significati della svastica e dei punti cardinali nelle lingue di ceppo germanico.

Prefazione

La collocazione del Paradiso Terrestre ha stimolato i curiosi e i teologi sin dalla prima lettura del testo biblico. Oggi, pochi studiosi sarebbero così ribelli o sconsiderati da affermarne la reale esistenza – e tanto meno da dire che fu il luogo da cui nacque il genere umano. Questo dice tutto sul modo di pensare degli studiosi odierni, in cui sembrano prevalere diffidenza e puro scetticismo … in questi tempi c’è così tanto timore nel proporre nuove idee in disaccordo con le vigenti opinioni accademiche che la maggior parte degli storici tende a evitare in tutti i modi di usare la propria immaginazione, e come risultato, il lettore interessato è lasciato ai prodotti dell’immaginazione delle precedenti generazioni. Quelli nel mondo accademico che osano proporre nuove interpretazioni sono spesso derisi dai propri colleghi precisamente perché usano intuizione ed immaginazione nel tentativo di rispondere a cavillosi problemi storici“.

Quelle sopra sono citazioni da Rohl [11]. Questo saggio è il tentativo di una persona appartenente al mondo accademico, sebbene al ramo scientifico e non umanistico, di rispondere alla domanda “dove” riguardante il Giardino dell’Eden. La nostra risposta è il prodotto di interessi personali in geografia e storia antica sviluppati sin dalla prima età, ormai per quasi 50 anni. La risposta che proponiamo per quanto ci consta è una nuova identificazione del “dove”, che concorda in modo impressionante con i dati geografici presenti nel Genesi, generalmente considerati abbellimenti.

1. Introduzione

La Bibbia (con questo nome ci riferiamo a quello che i Cristiani chiamano “Vecchio Testamento”), libro sacro per Ebrei, Cristiani e Musulmani, contiene una vastità di informazioni storiche, geografiche e di natura non teologica. La Bibbia ha raggiunto i nostri tempi attraverso diversi canali di trasmissione, basati sul fatto che i testi sacri sono sopravvissuti presso comunità di Ebrei separate geograficamente in diverse parti del mondo. La più famosa è la cosiddetta versione rivelata, conservata dalle tribù di Giuda e Beniamino, deportate in Mesopotamia da Nebuchadnezzar nel 587 A.C.; si pensa che questo testo sia stato redatto nella sua versione attuale dal grande sacerdote Esdra, che guidò le due tribù dopo che Ciro il Grande concesse loro di lasciare Babilonia. Il testo originariamente messo insieme da Esdra conteneva solo consonanti. Le vocali furono aggiunte un millennio più avanti, durante l’espansione islamica, dalla cosiddetta scuola rabbinica dei Masoreti; così fu stesa quella che oggi viene chiamata Bibbia di Gerusalemme. Ricopiare vecchi testi per farne dei duplicati era un lavoro curato con estrema attenzione, tanto che gli errori non potevano essere corretti ma il foglio intero doveva essere ricopiato completamente. L’impressionante accuratezza nella trasmissione del testo biblico è stata confermata dalla scoperta di diversi libri della Bibbia negli scavi di Qumran. Per esempio tra i primi quattro papiri scoperti da beduini e portati nel 1947 al vescovo siriaco – ortodosso Yeshue Samuel, c’era una copia integrale del libro di Isaia, in 54 colonne di 30 linee. Il più antico manoscritto di Isaia allora noto faceva parte della cosiddetta Bibbia di Leningrado, del IX sec. D.C., scritta un millennio dopo. I due testi erano virtualmente identici. Va notato però che quando i Masoreti vocalizzarono il testo consonantico della Bibbia, l’ebraico era una lingua morta da circa 1000 anni, pertanto è lecito aspettarsi la presenza di errori nella vocalizzazione. Il professore Kamal Salibi [1,2,3] è l’autore della tesi, dimostrata prevalentemente con argomenti geografici, che la Terra del Latte e del Miele, dove Abramo abitò dopo aver lasciato Ur dei Caldei (circa 1900-1800 A.C.) e dove vi ritornò Mosè dopo l’Esodo (evento che insieme a Velikovsky [4], Rohl [5], James [6], Bimson [7] e Patten [8] collochiamo nel 1447 A.C.), non era la Palestina, bensì la regione tra la Mecca e lo Yemen, chiamata adesso Asir. In questo contesto e servendosi dell’arcaica forma di arabo tuttora parlato nell’Asir egli ha arguito che alcune vocalizzazioni proposte dai Masoreti non sono corrette.

Inoltre si potrebbe sospettare che la vocalizzazione corretta e originale e quindi anche la capacità di interpretare l’antico testo consonantico, sia stata influenzata, per quanto riguarda le antiche tribù di Giuda e Beniamino, dall’assassinio dei sacerdoti ordinato da Manasse, prima della deportazione in Mesopotamia, quando questo re per un certo tempo ritornò al politeismo (secondo Hancock [9] un piccolo gruppo di sacerdoti sopravvisse, raggiungendo l’isola egiziana di Elefantina e portandosi dietro l’Arca dell’Alleanza, che più tardi finì in Etiopia). Questa perdita di continuità nel clero delle tribù di Giuda e Beniamino, quelle che poi si insediarono in Palestina una volta affrancate da Ciro il Grande, e che poi diedero origine alla diaspora nell’Impero Romano, potrebbe spiegare i molti problemi affrontati dai primi traduttori della Bibbia in greco (la versione dei Settanta databile verso il 250 A.C.). Potrebbe inoltre spiegare parzialmente la differenza tra quest’ultima e le altre versioni, p.e. la Vulgata latina (dovuta a San Girolamo, dell’inizio del V sec. D.C.: San Gerolamo studiò l’ebraico in tarda età servendosi del determinante aiuto di un amico rabbino) e della Bibbia di Gerusalemme, basata su tradizioni rabbiniche.

Ci sono altre versioni della Bibbia, redatte forse prima della versione canonica di Esdra, forse basate su tradizioni indipendenti delle altre 10 tribù d’Israele, deportate nel 722 A.C. dal re assiro Sargon II in un luogo che più tardi collocheremo in una parte dell’Afghanistan (secondo Salibi, l’Asir è la terra delle 10 tribù; da questa terra alcuni avrebbero potuto evitare la deportazione fuggendo per via marina ed originando quindi una diaspora su una scala molto maggiore di quella successiva all’interno dell’impero romano). Tra queste versioni sono incluse la Bibbia Samaritana e le versioni etiope ed armena. Tuttavia, parlando in generale, le differenze tra le varie versioni sono trascurabili, sebbene in qualche caso possano essere importanti (per esempio nel numero di anni fra la creazione di Adamo e il Diluvio). Inoltre in alcune versioni alternative vengono considerati canonici alcuni libri esclusi dalla redazione dei Settanta (p.e. il libro di Enoch).

A parte le riportate considerazioni sulla corretta lettura del testo biblico, ci si deve quasi stupire che il testo del Genesi – usualmente attribuito a Mosè, quindi avente circa 3500 anni, e più probabilmente basato su tradizioni assai più arcaiche (di oltre 7500 anni fa, se, dando retta ai testi etiopi o samaritani, collochiamo Adamo circa nel 5500 A.C.) – contenga nomi geografici tuttora identificabili e in certi casi sopravvissuti con trascurabili cambiamenti fin quasi ai nostri tempi.

La Bibbia è un testo che da informazioni in diversi campi. Nel mondo occidentale la sua attendibilità non è stata messa in dubbio per un tempo molto lungo, addirittura nel senso letterale delle traduzioni disponibili, che, come fatto notare, sono per lo meno soggette al problema della corretta vocalizzazione. Durante l’Illuminismo molte affermazioni bibliche iniziarono ad essere rifiutate (incluse ad esempio quelle sulle “pietre cadenti dal cielo”, fenomeno ammesso dagli astronomi solo nella seconda metà del XIX secolo). Oggigiorno perfino presso gli esegeti delle chiese cristiane si attribuisce abbastanza comunemente alla Bibbia autorità esclusivamente morale o teologica, mentre i fatti raccontati sono considerati essere esclusivamente di valore simbolico o allegorico, vedasi la seguente affermazione di Borgonovo [10]:

Il principio su cui si basa la prima parte del Genesi (Capitoli 1-11) ha caratteristiche abbastanza speciali. Non ha basi scientifiche, ma è una riflessione “sapienziale” attraverso un linguaggio mitico … La principale conseguenza per l’interpretazione di questo testo è che non siamo in grado di passare direttamente dal racconto biblico ad una convalida storica per esempio sull’unica origine del genere umano, sull’arca di Noè, sul diluvio. … Nel Genesi guardiamo esclusivamente ad una formulazione mitico – simbolica degli eventi vissuti da Israele.

Altri studiosi, comunque, per esempio Velikovsky [4] e Rohl [5, 11], hanno dato grande valore alla Bibbia come testo storico, affermando che molte difficoltà in apparenti incongruenze con altre storie derivano da un’errata cronologia adottata dagli storici dell’Egitto, ancorata ad un anno sotico fissato erroneamente.

In questo saggio trascureremo le questioni cronologiche, trattando essenzialmente lo specifico problema della collocazione dell’Eden. La Torah (il Pentateuco) contiene circa 2000 toponimi, la maggior parte dei quali dovrebbero riferirsi alla Palestina o a zone vicine. Ma la maggior parte di essi non è localizzabile nei posti dove dovrebbero essere o, se si riesce, appaiono spesso associati a caratteristiche locali che variano da quelle descritte nel testo biblico. Questo è il rebus geografico che ha portato Salibi ad identificare la Terra del Latte e del Miele con l’Asir, sull’altopiano dell’Arabia sud-occidentale, dove si può identificare la maggior parte dei toponimi citati e inoltre tali luoghi vi appaiono con le caratteristiche geografiche descritte nella Bibbia (incidentalmente, una nostra ricerca, [13], sulla distribuzione degli ebrei nel 1175 AD basata su un libro di Beniamino di Tudela, conferma la tesi di Salibi). L’informazione geografica sull’Eden nel Genesi è limitata, ma precisa e specifica. Lo dimostreremo nelle prossime sezioni. Prima discuteremo di alcune precedenti identificazioni dell’Eden, in particolare di quella di Rohl [11] e di Salibi [1]. Faremo notare che tali identificazioni hanno una debole aderenza al testo biblico. Poi daremo la nostra identificazione, che, a quanto ne sappiamo tuttora (sebbene abbiamo letto solo una piccola parte della letteratura di questo campo) è nuova. Alla fine, considereremo alcune naturali conseguenze sull’interpretazione di antichi simboli e usi. Inoltre, interessanti indizi appariranno sui retroscena dell’Esodo.

2. I dati geografici sull’Eden nel Genesi

Qui diamo le informazioni sull’Eden in 4 diverse traduzioni.

Dalla Biblia Sacra, Justa Vulgatam Clementinam (denuo editerunt complures Scripturae Sacrae Professores Facultatis Theologicae Parisiensis … Typis Societatis S. Joannis Evang., Parisiis, 1927)

Genesi II, 8-14 – Plantaverat autem Dominus Deus paradisum voluptatis a principio; in quo posuit hominem quem formaverit. Produxitque Dominus Deus de humo omne lignum pulchrum visu et ad vescendum suave; lignum etiam vitae in medio paradisi; lignumque scientiae beni et mali. Et fluvius egrediebatur de loco voluptatis ad irrigandum paradisum, qui inde dividitur in quatuor capita. Nomen uni Phison; ipse est qui circuit omnem terram Hevilath, ubi nascitur aurum; et aurum terrae illius optimum est; ibi invenitur bdellium, et lapis onychinus. Et nomen fluvii secundi Gehon; ipse est qui circuit omnem terram Aethiopiae. Nomen vero fluminis tertii, Tygris; ipse vadit contra Assyrios. Fluvius autem quartus, ipse est Eufrate…

IV, 15-16 – Posuitque Dominus Cain signum, ut non intericent eum omnis qui invenisset eum. Egressusque Cain a facie Domini, habitavit profugus in terra ad orientalem plagam Eden.

Da The Art Bible, London, George Newnes, 1896

II, 8-14 – And the Lord God planted a Garden estward in Eden; and there he put the man whom he had formed. And out of the ground made the Lord God to grow every tree that is pleasant to the sight and good for food; the tree of life also in the midst of the Garden, and the tree of knowledge of good and evil. And a river went out of Eden to water the Garden; and from thence it was parted, and became into four heads. The name of the first is Pison; that is it which compasseth the whole land of Havilah, where there is gold. And the gold of that land is good; there is bdellium and the onyx stone. And the name of the second river is Gihon; the same is it that compasseth the whole land of Ethiopia. And the name of the third river is Hiddekel: that is it which goes east of Assyria. And the fourth river is the Euphrates.

IV, 15-16 – … and the Lord sat a mark upon Cain, lest any finding him should kill him. And Cain went out of the presence of the Lord, and dwelt in the land of Nod, on the east of Eden.

The above edition at page 5 has a map of the Eufrate or Eden district, where “the most probable Region of the Paradise” is identified with the central part of the Mesopotamian plain, the Hiddekel is identified with the Tigris, the Euphrates is also called The great river, the Pison e Gihon are identified with two distinct outlets of the Tigris and Euphrates, Cush or Ethiopia is collocated within present Khuzestan, while Havilah is identified with the desert to tle south of the Euphrates.

Da La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della CEI, 1974 (San Paolo, 1985)

II, 8-14 – Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiamava Pison; esso scorre intorno a tutto il paese di Avila dove c’è l’oro e l’oro di quelle terre è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’onice. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate.

IV, 15-16 – … il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Da The Holy Scriptures, Hebrew and English, The Society for Distributing Hebrew Scriptures, University Press, Cambridge (circa 1990) – Stesso testo in God’s Breath, Sacred Scriptures of the World, Marlowe and Company, 2000

II, 8-14 – And the Lord planted a Garden eastward in Eden; and there he put the man he had formed. And out of the Garden made the Lord God to grow every tree that is pleasant to the sight and good for food; the tree of life also in the midst of the Garden, and the tree of knowledge of good and evil. And a river went out of Eden to water the Garden; and from there it was parted and became into four heads. The name of the first is Pishon; that is which compasseth the whole land of Havilah, where there is gold. And the gold of that land is good; there is bdellium and the onyx stone. And the name of the second river is Gihon; the same is it that compasseth the whole land of Ethiopia. And the name of the third river is Hiddekel; that is which goes towards the east of Assyria. And the fourth river is the Euphrates.

IV, 15-16 – … and the Lord set a mark upon Cain, lest any finding him should kill him. Then Cain went out of the presence of the Lord, and dwelt in the land of Nod, on the east of Eden.

Da quanto riportato possiamo ricavare le seguenti informazioni geografiche:

  • Esiste una regione, chiamata Eden, associata a 4 fiumi.
  • Nella sua parte orientale c’è un giardino, chiamato anche Paradiso nelle citate versioni della Vulgata e dei Settanta, pieno di alberi belli e utili (tra cui 2 veramente particolari).
  • Nelle traduzioni il primo fiume è chiamato PHISON/PISON/PISHON. Useremo Pishon. Contorna i bordi di una regione denominata HAVILATH/HAVILAH/AVILA, useremo Havilah, ricca di oro, onice e di un materiale chiamato bdellium, a quanto si dice “un materiale resinoso profumato”.
  • Nelle traduzioni il secondo è chiamato GEHON/GIHON/GHICON, useremo Gihon. Nelle traduzioni la terra cui confina viene chiamata Etiopia, sebbene il nome originario sia CUSH/KUSH nel testo Masoretico. La sua identificazione con l’Etiopia risale al lavoro di Giuseppe Flavio Antichità Giudaiche, dove il regno africano di Kush, di cui se ne ha traccia nel sud d’Egitto già dal XX sec A.C., si credeva fosse il Cush del Genesi, da qui la successiva identificazione del Gihon col Nilo, credenza comune in Etiopia.
  • Il terzo fiume è chiamato TIGRIS o HIDDEKEL (oppure HINDEKEL in altre traduzioni), useremo Hiddekel, il nome nel testo Masoretico. Già dall’antichità questo fiume è stato associato al Tigri mesopotamico, ora chiamato Dicle in Turchia, Dijlah in Iraq. Si aggiunge che scorre ad est dell’Assiria (più esattamente, di Ashur, nel testo masoretico).
  • Il quarto fiume è chiamato Eufrate, il nome classico del più lungo fiume mesopotamico, che adesso attraversa Turchia, Siria, Iraq col nome Firat in Turchia, al Furat in arabo. Questo fiume è tradotto in Rohl [11] con Perath. Nella versione ricevuta la traslitterazione consonantica è NHR PRT.

Sinteticamente, dal Genesi ricaviamo le seguenti informazioni geografiche essenziali:

  • Una regione, EDEN, da cui sgorgano 4 fiumi.
  • Un “giardino” o “paradiso” ben irrigato, ad est di essa, ricco di alberi fruttiferi.
  • I nomi di 4 fiumi, con la nota che uno di essi scorreva ad est di una regione denominata Ashur. I due fiumi Pishon e Gihon bordano rispettivamente terre chiamate Havilah e Kush.

Ulteriori informazioni geografiche dell’Eden esistono sepolte nell’immensa letteratura del Talmud, del Midrashim, delle antiche leggende ebraiche, nei commentari cristiani e mussulmani e in particolare nei testi della creazione mesopotamici, che generalmente si ritiene essere i testi ispiratori del Genesi (sebbene si potrebbe accettare il fatto che per quanto sia il Genesi e che i testi sumeri e accadici descrivano i medesimi eventi, tuttavia si possano basare su tradizioni indipendenti). Non abbiamo tuttora effettuato una ricerca seria su queste informazioni ausiliarie. Comunque due informazioni da queste fonti sono qui riportate.

Nel libro di Ginzberg [17] Leggende sugli Ebrei i quattro fiumi sono identificati con il Gange, Nilo, Tigri e Eufrate, e si afferma che hanno una fonte comune sotto l’albero della vita. Si identifica il Giardino dell’Eden con il luogo per il quale le anime dei defunti devono passare prima di raggiungere la loro destinazione finale. Per ovvie ragioni geografiche non si può accettare questa identificazione. Ma le seguenti affermazioni saranno interessanti più avanti: ad Adamo fu concesso di nutrirsi solo dei frutti del proprio campo. Solo dopo il diluvio di Noè fu eliminata la proibizione di mangiare carne.

In fonti sumere (tavoletta W-B/144, vedi Sitchin [40]) si sostiene l’esistenza di una città, chiamata Bad Tibira, centro metallurgico, locata nell’Edin (E-DIN, casa dei virtuosi, secondo Sitchin; secondo altri il termine significherebbe terreno stepposo oppure giardino elevato). E’ molto verosimile che il sumerico Edin e l’Eden biblico siamo le medesime regioni. A Bad Tibira fu portato il cadavere del dio Dumuzi, amato da Inanna, per il quale sembra ci fu un processo di imbalsamazione. Il corpo poi fu posto in un reliquario su una lastra di lapislazzuli, vedasi Sitchin [19]. Bad Tibira è inoltre menzionata nella lista dei re sumeri (anche da Berosso, citato in Apollodoro e Solino) come una delle 5 città prediluviane (le altre erano Eridu, Larsak, Sippar e Shuruppak), governate da 8 re antidiluviani di longevità straordinaria (per 241.200 anni totali; 3 re a Bad Tibira regnarono 108.000 anni). In questo saggio non tratteremo di tali questioni cronologiche (che in modo abbastanza affascinante ci porterebbero vicini all’anno di nascita della coppia dalla quale pare l’attuale intero genere umano discenda, in base a recenti analisi cromosomiche). Qui facciamo semplicemente notare che i sumeri affermavano di essere arrivati nel luogo che noi chiamiamo Sumer da una lontana terra ad est, chiamata Dilmun, dove avevano vissuto prima del diluvio. Da ciò sembrerebbe naturale collocare le 5 città antidiluviane da tutt’altra parte della Mesopotamia; quindi le città mesopotamiche identificate con tali nomi sarebbero città postdiluviane cui i nomi antichi furono riattribuiti.

3. Sull’identificazione del paradiso terrestre proposta da Salibi e Rohl

Tralasciando il (ragionevole) presupposto che i dati geografici sull’Eden nel Genesi siano “simbolici” o “abbellimenti”, in questa sezione considereremo due serie proposte recenti sulla posizione geografica del Paradiso Terrestre. Premettiamo che antichi tentativi di identificazione, come quello di Giuseppe Flavio o quello nelle citate Leggende degli Ebrei, fanno capo ad assurdità geografiche, comprensibili considerando la scarsa conoscenza del globo terrestre di allora, in particolare dell’interno dei continenti. L’identificazione dell’Eden con una parte della pianura del Tigri-Eufrate in Iraq, data nella citata Art Bible e ancora in Iraq ritenuta vera tra la gente (più precisamente lo si indica nel punto in cui i due fiumi s’incontrano per formare lo Shatt-el-Arab; lì vi fu costruito perfino un hotel, chiamato The Garden of Eden Resthouse, vedasi Heyerdahl [21]) è probabilmente collocata con la scoperta avvenuta nel XIX secolo delle rovine di antichissime città delle civiltà sumeriche e accadiche, città che si credevano le più antiche della storia. Lì Adamo come Homo Sapiens doveva essere stato creato.

Ora considereremo la proposta fatta Salibi [2] nel cap. XIX del suo libro La Bibbia viene dall’Arabia, che sviluppa ulteriormente le rivoluzionarie tesi, proposte in [1], che la Terra del Latte e del Miele assegnata ad Abramo fosse nell’Asir.

Salibi identifica il Giardino dell’Eden con l’oasi di Junaynah, lungo il Wadi Bishah, nella parte orientale dell’Asir, latitudine 20° 20′ N, longitudine 40° 55′ E. L’oasi fu visitata nei primi anni trenta da Philby, che descrisse poi alcune rovine abbandonate, vedi [22]. Il Wadi Bishah, mostrato per esempio a pag. 33 del Times Atlas of the World, Edizione Completa 1974, ha la sua sorgente nelle alte montagne dell’Asir, circa 150 km a sud di Junainah, sfociando nel deserto sabbioso del Rub-al-Khali, a circa 300 km ad est dall’oasi. Un numero di fiumi, o meglio uadi, il più lungo dei quali è attualmente è il Ramiah e Tathlith, lo congiunge alla parte orientale dell’oasi. Usando ampiamente la trasformazione linguistica chiamata metatesi, Salibi propone le seguenti identificazioni dei nomi del Genesi.

  • Il Pishon con il Wadi Tabalah, il cui nome biblico sopravvive nel villaggio Shufan vicino alle sue sorgenti.
  • Il fiume Havilah con Havalah, dove fu trovato oro nell’antichità, probabilmente l’area mineraria citata nella descrizione dell’Arabia di Strabone. Salibi propose inoltre che “carnelian” sia la corretta traduzione della forma ebraica H-SH-M, usualmente tradotta con onice, mentre “bdellium”, in ebraico B D L H, sarebbe stata la cosiddetta gomma balsamo della Mecca, prodotta dalla pianta Commiphora Mukul.
  • Il Gihon (G H N in ebraico), che scorre intorno alla terra di Kush (K W SH in ebraico) è identificato con il Wadi Bishah, di cui uno degli affluenti è ancora chiamato Wadi Juhan. Cush è identificato con il villaggio Kuthan.
  • L’Hindekel (H D Q L in ebraico) sopravvive nel nome del villaggio Al Jahdal, vicino alla foce del Wadi Tindahah, che inizialmente scorre ad est del villaggio Bani Thawr (T W R), questo ultimo nome da lui identificato con la forma ebraica SH W R, tradotta di solito Ashur/Assiria.
  • L’Eufrate, in ebraico N H R P R T, è identificato col Wadi Kharif, P R T venendo associato, per metatesi, col nome del villaggio Al Tafra (T P R al luogo di P R T).
  • Il nome Eden (D N) sopravvive in quello dell’oasi Adan (D N), mentre l’oasi Junaynah (G N Y N, diminutivo di GN) conserva il nome Giardino (G N in ebraico).
  • La terra di Nod (in ebraico N W D, terra di vagabondaggio, di nomadismo, di senzaterra) sarebbe quindi l’arida zona ad est dell’oasi di Junaynah, prima di raggiungere il mare di sabbie sterili del Rub-al-Khali.

La proposta di Salibi offre molti spunti sui luoghi geografici relativi all’Eden, in aggiunta ad un’intelligente identificazione delle località. In ogni modo riteniamo che l’identificazione che proporremo poi sia più soddisfacente poiché:

  • Abbiamo 4 grandi fiumi, tutti aventi la sorgente nella stessa medesima montagna, e che da essa fluiscono in quatto direzioni diverse, di cui solo uno verso est. La geografia di Salibi ha un solo fiume moderatamente lungo, il Gihon, ovvero il Wadi Bishah, che scorre in una direzione prevalentemente orientale e che ingloba le acque degli altri fiumi, abbastanza corti.
  • Possiamo inoltre proporre, almeno per alcuni dei nomi geografici, una spiegazione molto interessante del loro significato originario, che per giunta chiarifica molti aspetti della storia e delle tradizioni antiche.

Siamo d’accordo con Salibi che l’Asir fosse molto probabilmente la Terra del Latte e del Miele. Sotto quest’identificazione è verosimile che le persone che lì si stanziarono con Abramo, che veniva da Ur dei Caldei in Mesopotamia (non necessariamente la Ur sumerica; forse la Ur Kasdim sull’Eufrate superiore; Ur era un nome abbastanza diffuso) vi portassero i nomi dei propri luoghi sacri e quindi ridenominassero con quelli i nuovi territori, tentando di rispettare i precedenti orientamenti topologici. Quasi sicuramente erano venuti dalla Mesopotamia superiore, ovvero dell’Anatolia orientale, dove nomi associati all’Eden esistevano se l’identificazione di Rohl, discussa nel successivo paragrafo, è corretta. Il processo di ridenominazione di nuovi posti è tipico della storia di molti popoli emigrati. Si veda per esempio la monografia di Vinci [23], dove in base a ragioni geografiche (e climatologiche) si afferma in modo convincente un’origine baltica dei Greci e una collocazione scandinava degli eventi descritti nell’Iliade e nell’Odissea.

Considereremo ora l’identificazione dell’Eden proposta da Rohl [11], all’interno di un alquanto grandioso tentativo di identificare le figure bibliche con figure corrispondenti mesopotamiche. L’ipotesi di Rohl usa svariate idee inizialmente sviluppate Walker [24]. E’ la seguente.

  • Il fiume N H R P R T è il mesopotamico Eufrate.
  • Il fiume Hiddekel è il Tigri.
  • Il Gihon è identificato con il fiume Arasse, dell’Anatolia orientale, la cui sorgente si trova presso Erzurum, a nord del lago Van, e che si versa nel Caspio. Questa identificazione è sostenuta con evidenze storiche: nell’VIII secolo una parte di questo fiume era chiamata Gaihun e perfino nel XIX secolo i Persiani lo chiamavano ancora Jichon-Aras.
  • Il Pishon è identificato con il fiume Uizhun, che sorge dal vulcano estinto Kuh-i-Sahend, a sud di Tabriz, un nome linguisticamente correlato con Pishon attraverso la sostituzione della U con la P, trasformazione localmente attestata per altre parole (p.e. il villaggio chiamato una volta Uishteri, ora Pisdeli).
  • La terra di Cush, delimitata dal Gihon, è identificata con la Cossea, che secondo gli antichi geografi si trovava da qualche parte presso il Caspio; si nota anche che il passo che vi arriva da Tabriz attraversa una catena montuosa chiamata Kusheh Dagh, vale a dire montagna di Kush.
  • La terra di Havilah è identificata con la regione Anguran legata al fiume Uizhun, nota per essere stata un tempo sede d’estrazione d’oro e pietre dure.
  • Il Paradiso è identificato con la pianura ad est del lago Urmiah, dove la città di Tabriz è collocata, circondata da monti ed irrorata dal fiume Adji Chaiy.
  • La terra di Nod è identificata con la regione montuosa ad est di Tabriz, vicino alla città di Ardebil, dove si trovano una città chiamata Noadi e un villaggio chiamato Noqdi. Inoltre vicino ad Ardebil c’è la città Helabad, già Kheruabad (sede dei Kherus?), che potrebbe rappresentare un collegamento con i Cherubini, che difendevano il confine orientale dell’Eden.

Globalmente, la regione dell’Eden nell’identificazione di Rohl, dove sorgono i 4 fiumi, corrisponde con una parte dell’Armenia classica (ora, dopo l’eliminazione della maggior parte della popolazione armena da parte di turchi e curdi all’inizio del XX secolo, questa terra è in buona parte inglobata nel Kurdistan e nell’Azerbaijian). Rohl inoltre appoggia l’identificazione della terra chiamata Aratta nelle fonti sumeriche, che era ricca d’oro e lapislazzuli, con la pianura Miyeoah a sud del lago Urmiah, parte dell’Armenia storica, in questa generale identificazione dell’Eden. Identifica il vulcano Sahend con la “Montagna delle riunioni” delle divinità sumeriche.

Come per le identificazioni di Salibi, anche la teoria di Rohl è corredata da validi argomenti, certamente indicanti che alcune caratteristiche geografiche locali furono nominate associandole all’Eden biblico. Ma ancora pensiamo che tali nomi furono dati da una popolazione che era emigrata e che intendeva conservare nomi della terra lasciata. Le principali obiezioni alla identificazione geografica di Rohl sono le seguenti:

  • Il Genesi presenta i 4 fiumi come originatisi dallo stesso luogo. Come anche Rohl osserva, l’ebraico Rosh (testa) si riferisce ad una foce, non ad un estuario. Questo punto sarà discusso più ampiamente avanti, chiarificando la questione delle 4 sorgenti. Ora, i fiumi identificati da Walker e Rohl non hanno sicuramente un’origine comune. Infatti, usando ad esempio la cartina 37 del citato Times Atlas, stimiamo le seguenti distanze tra le loro sorgenti:
  • circa 160 km tra le sorgenti del Tigris-Askar, dalle montagne di Hakres Daglan, e la fonte del Firat-Kara, nel Kargapazari-Dagy. Per giunta le due montagne da cui tali fiumi si dipartono sono separate dell’importante valle del fiume Murat, che viene da nord del lago Van.
  • le sorgenti del fiume Aras sono in verità molto vicine a quelle dell’Eufrate (Furat-Kara), una appena a circa 10 km dalla sorgente del Kara a nord di Erzurum, pertanto di nuovo a circa 160 km dal Tigris-Askar.
  • l’Uizhun (anche chiamato Qezel Owzan) sorge dal vulcano Sahend, che dista oltre 500 km dalle sorgenti degli altri 3 fiumi, dalle quali è poi separato da un complesso di valli e depressioni, incluse quelle dei laghi Van e Urmiah.

Il luogo proposto per il Giardino, vale a dire la terra piatta attraversata dal fiume Adji Chay, ha circa dimensioni 80 x 40 km, pertanto, pur essendo circondato da montagne, non da proprio l’impressione di un paradiso come una “valle racchiusa”, come mi era manifesto quando visitai Tabriz. Inoltre è abbastanza probabile che una sua gran parte fosse coperta dalle acque fino a pochi millenni orsono; il presente lago Urmiah, molto salato, è probabilmente il residuo di un lago molto maggiore che esistette per buon parte dell’Olocene, parte del cui antico letto è evidente nel sale che ricopre le pianure vicine.

I quattro fiumi considerati fluiscono tutti generalmente verso est, mentre nel Genesi solo Hiddekel va ad est, il che fa pensare che gli altri si dirigano verso altre direzioni. Infine i 4 fiumi, o più precisamente la loro sorgente, sono associati con l’irrigazione del Giardino. Nell’identificazione di Rohl ciò avviene con un fiume diverso, l’Adji Chay.

4. Eden ad Est: verso una convalida dei dati geografici del Genesi

Eden ad Est è il titolo di un libro recente di Oppenheimer [25], un medico con interessi in archeologia ed origine delle civiltà. Il libro sottolinea l’importanza dell’Asia sudorientale circa le origini della nostra civiltà, una regione geografica in buona parte inondata dopo l’innalzamento dei livelli oceanici che seguì lo scioglimento dei ghiacci dell’ultima glaciazione, circa nel 9500 A.C. (trascurando minori glaciazioni-deglaciazioni successive). Oppenheimer afferma che molti elementi delle antiche civiltà, che attualmente si pensa originari dall’Egitto o dal Medio Oriente, possano avere un’origine più remota, nel lontano oriente. Sebbene non andiamo così lontano come lui (ma riguardo all’Eden Oppenheimer non propone alcuna particolare identificazione, considerando “abbellimenti” i dati geografici), noi collochiamo il Paradiso Terreste definitivamente ad est, rispetto alle usuali collocazioni mediorientali. Proponiamo un luogo ben preciso, vicino al cuore dell’Asia, dove quattro fiumi importanti nascono dalla stessa montagna, dove tre imponenti catene di montagne s’incontrano, con strade naturali che si dirigono verso le altre parti del continente.

L’identificazione proposta venne all’improvviso alla mente di questo autore durante una notte del marzo 2000. Avevo finalmente trovato il tempo di leggere il libro di Rohl, Leggenda, la Genesi della civiltà, che avevo comprato direttamente dall’autore nel novembre 98, in una delle riunioni londinesi organizzate da Andrew Collins, autore di importanti lavori sull’origine della civiltà. Avevo già letto il primo libro di Rohl, La Bibbia, dal mito alla storia, con immenso fascino, quasi non riuscendo a interromperne la lettura. Lo avevo comprato in una libreria alla York University, dove stavo seguendo una conferenza di matematica, e il libro fu letto nella settimana della conferenza, durante le notti e in treno per Edimburgo. Non ero stato in grado di leggere il secondo libro per oltre un anno, durante il quale, tra l’altro, avevo lavorato ad un saggio su una nuova collocazione dei viaggi di Gilgamesh, vedi Spedicato [15]:

  • Prima tappa, nella valle di Hunza, nell’alto Kashmir, che identificai come la terra citata come “Libano”, dove Gilgamesh uccise Humwawa e da cui portò un cedro, che giudicai essere un Cedrus Deodara, e non un Cedrus Libanotica.
  • Seconda tappa, alle sorgenti del Fiume Giallo, dove identificai il Monte Mashu con la catena Anye Machin, montagna tuttora sacra per la locale popolazione Ngolok.

I due viaggi sopra citati indicano chiaramente una connessione tra la Mesopotamia ed il cuore dell’Asia, la regione dove potrebbe essere collocato Dilmun, la terra ad oriente da cui i Sumeri affermavano essere venuti dopo il diluvio.

Quando, leggendo Rohl, giunsi all’identificazione dei quattro fiumi da lui proposta, presi il Times Atlas e ne controllai la posizione. Fu immediatamente chiaro che i fiumi non condividevano un’origine comune, tranne l’Eufrate e l’Arasse. Allora guardai una mappa su ampia scala dell’Asia Centrale, la carta 27. Non era visibile alcun sistema di 4 fiumi aventi origine dalla medesima montagna. Detti infine uno sguardo alla mappa della valle di Hunza nell’articolo del National Geographic 1985 scritto da McCarry, che mi aveva procurato informazioni utili sugli Hunza. Lì era la risposta! Quattro fiumi che scendevano da una grande montagna che separa la valle di Hunza, in Pakistan, dalla valle di Wakhan, in Afghanistan. Quattro grandi fiumi, uno che finisce oltre 2000 km ad est, nel deserto di Lop Nor, un altro che termina oltre 2000 km ad ovest nel mar d’Aral, due che fluiscono prevalentemente a sud, unendosi alla fine delle montagne e confluendo come Indo nell’Oceano Indiano oltre 2000 km a sud. Tre di questi fiumi hanno le sorgenti a pochi km l’una dalle altre, quella del quarto un po’ più lontana; tutti e quattro i fiumi raccolgono l’acqua dalle nevi e dai ghiacci di uno stesso massiccio, la loro sorgente (la Montagna della Riunione? La Montagna degli Dei?).

Nel paragrafo successivo discuterò dettagliatamente l’identificazione da me proposta dei dati geografici del Genesi. Poi proporrò alcune possibili conseguenze di tale teoria, in termini di nuovi significati correlabili a simboli molto antichi e ad antiche tradizioni umane.

5. Gihon e Kush identificati

Identifichiamo il Gihon con il fiume che esce dalla parte orientale della valle Wakhan, sotto il passo Vahir Lo che porta in Cina, nella parte est della provincia Badakhshan dell’Afghanistan (il “dito” che l’Afghanistan punta verso la Cina, tra il Pakistan – la provincia Hunza del Kashmir- e il Tajikistan -la Autonoma Regione Badakhshon, vedasi la Nelley Map, ISBN 3-88618-665-2-). Non lontano dalla sorgente citata, il fiume si ingrossa con l’apporto dell’Oksu/Aksu, che viene dal Tagikistan Badakshon (una regione dove l’antico Saka è tuttora parlato in alcuni villaggi isolati); prosegue per la valle Wakhan con il nome Wakhan, da lì per circa 1000 km fa da confine tra Afghanistan e Tagikistan, fluendo con il nome Panj in un grande cerchio con una stretta valle tra alte montagne. Entra nella pianura turanica vicino alla città chiamata Panj, non lontano da rovine di una città greca. Lì prende il nome di Amu Darya e dopo un migliaio di km entra nel lago d’Aral. Letti di fiumi essicati, lungo uno dei quali si trova la città di Khiva, un tempo importante, ora quasi abbandonata, indicano che non molti secoli orsono l’Amu Darya finiva nel Caspio. Il fiume entra nel pianura turanica molto ricco di acqua. Quest’acqua è oggigiorno quasi completamente utilizzata per l’irrigazione dei campi di cotone, con conseguente disseccamento del lago d’Aral. In età classica il fiume era noto come Oxus, che in sanscrito significa “grande acqua”. Costituiva la divisione naturale tra la regione di Turan, terra di cavalieri, e quella dell’Iran; le ricorrenti guerre tra le due aree, la prima abitata principalmente da nomadi, la seconda da popolazioni sedentarie, costituisce l’argomento centrale dell’epica iraniana Shahnameh di Ferdowsi.

L’identificazione del fiume Amu Darya-Panj con il Gihon è basata sull’osservazione che in tutte le mappe anteriori al XX secolo da me osservate il nome Gihon, e non Panj, è dato al fiume nella parte montagnosa del suo bacino. Vedasi ad esempio la Mappa 47 nell’Atlas Compendarius Quinquaginta Tabularum Geographicarum Homanniarum … Norimberga anno 1752, dove il fiume è indicato come Gihon in mezzo alle montagne, diventa Amu alla loro fine, vicino alla citta di Amu/Amol (spesso citata nello Shahnameh), e riprende il nome di Gihon prima di sfociare non nell’Aral, ma nel Caspio. Appare col nome Gihon o Amu nella mappa 35 del Nouvel Atlas Portatif, par le Robert de Vaugondy, 1762, dove il fiume ora sfocia nell’Aral (il sopracitato Homann Atlas è una tarda edizione di un famoso atlante apparso alla fine del XVII secolo, pertanto sospettiamo che lo spostamento della foce dal Caspio all’Aral sia capitato tra il 1650 e 1750). Appare con il solo nome Gihon nella mappa dell’Asia del Nuovo Atlante di Geografia Universale in 52 carte, del Cav. Luigi Rossi, Milano, Batelli e Fontana, 1820. Nell’Atlas Classique de la Géographie, par V. Monin, Paris, 1846-47, sulla mappa 18 appare col nome Amou Deria per la parte occidentale, Djihoun invece per quella orientale. La città di Khiva è presente, assente quella di Amu/Amol. Il fiume sfocia nell’Aral, ed è anche mostrato il letto secco che si dirige verso il Caspio. Pubblicato agli inizi del XX secolo, l’Atlas de Géographie Moderne, Paris, Hachette, 1914, presenta, nell’abbastanza dettagliata mappa 4, la città di Khiva ad una certa distanza a sud del fiume, la città di Amu/Amol non appare più, il fiume è nominato Amu Darya nella pianura, Peji e Wakhan sulle montagne. Così appare che dopo il 1850, con l’arrivo delle potenze europee in Asia centrale e la tendenza a rinominare luoghi con criteri burocratici al luogo dei nomi tradizionali, seguendo lo stile ispirato dalla Rivoluzione Francese, due nomi antichi spariscono, quello della città di Amu/Amol, e del fiume chiamato Gihon, sostituito da Panji or Panja.

Che il fiume chiamato Oxus in tempi classici mantenesse il nome biblico Gihon o alcune sue varianti fino a tempi recenti ci è noto anche, p.e., dal Novum Lexicon Geographicum, Philippus Ferrarius, Patavii, MDCXCVI, dove alla voce Oxus leggiamo: Oxus fluvius est Sogdianae, quem Arabes Gichonem vocant, cuius memeruit Achmed Gueraspi filius in Themiris historia, eumque Ghaion, Gihon et Iihum vocat. Also in the Abrégé de Géographie di Balbi, Paris, 1842, leggiamo (p. 716): … l’Amou-Darya (l’Oxus des anciens, dit aussi Djihoun…) … Le Syr-Darya (le Jaxarte des anciens), dit aussi Sihoun … . Poiché Syr-Darya significa “fiume o mare di leoni”, quanto sopra suggerisce che la sillaba ON in Gihon, e per estensione in Pishon, possa significare fiume. Inoltre G H N in ebraico significa “qualcosa che si piega, che gira“, il che si accorda perfettamente con la grande curva che il Gihon fa attraversando le montagne. Quindi proponiamo Gihon = fiume del (gran) giro.

Spostiamo ora la nostra attenzione al nome Amu Darya, che è dato alla parte inferiore del fiume, tra le montagne e l’Aral (o il Caspio). “Darya” è una parola turca, usata anche in persiano, significante essenzialmente “mare” (Darya ye Khazar, “Mare dei Khazari”, è l’attuale nome persiano per il mar Caspio); è comunque attribuito anche a grandi fiumi. E’ ora legittimo chiedersi se il significato “mare”, ovvero una assai grande distesa d’acqua, risalga ad una diversa antica configurazione della regione del Turan. Tale regione, come anche altre grandi parti dell’Asia centrale – le più importanti il bacino del Xinjang e la maggior parte dell’altopiano tibetano, ma anche considerevoli parti di Iran e Afghanistan – non dispongono attualmente di uno sbocco sull’oceano, fatto probabilmente vero per tutto l’Olocene. Ci sono pertano laghi senza sbocco, alcuni grandi come il Caspio, altri più piccoli come l’Aral, il Balkash, l’Hamun…, solitamente salatissimi, e inoltre ci sono vaste distese salate, ciò che rimane di precedenti distese d’acqua, ora completamente essiccate (tranne per trasformarsi in acquitrini salati durante periodi di forti piogge). Il processo di disseccamento, ora fortemente accentuato dallo sfuttamento delle acque per l’irrigazione, vedasi il drammatico esempio dell’Aral, continua da diversi millenni. Questo fenomeno naturale è causato dallo scompenso tra l’acqua versata dai fiumi e quella che scompare per evaporazione. Ora, lasciando da parte una recente diminuzione delle piogge, ci si deve spiegare come vennero a formarsi bacini d’acqua molto grandi. Una spiegazione naturale è che si formarono all’improvviso durante eventi catastrofici non molti millenni fa, quando depressioni interne, isolate dagli oceani, vennero riempita ad un livello assai maggiore di quello preesistente dato dall’equilibrio tra le perdite dovute all’evaporazione e l’acqua naturalmente raccolta dal bacino locale. Eventi catastrofici capaci di riempire depressioni interne sono ondate tsunamiche provenienti dagli oceani, dovute per esempio ad impatti con asteroidi, vedasi [43], o a rapidi cambiamenti dell’asse terrestre, vedasi Barbiero [44] o Woelfli e Baltensperger [45], o perfino ad arrivi d’acqua da fonti extraterrestri (p.e. comete). Ora c’è una forte evidenza che i bacini interni all’Asia Centrale furono assai più estesi in passato. Per esempio fonti letterarie come lo Shahnameh descrivono la regione del Sistan, ora un vero e proprio deserto con il lago Hamun prossimo ad estinguersi, come una ricca prateria piena di selvaggina, la riserva di caccia preferita di Rostam; fu nel terzo e nel secondo millennio A.C. una delle aree maggiormente sviluppate al mondo, con grandi città, che erano centri di commerci e di lavorazione di metalli. La mappa della regione iranico-turanica nell’Atlante di Tolomeo, di circa 2000 anni fa e di cui sopravvivono tarde copie, mostra un grande mare Caspio non separato dall’Aral, che sembra essere incorporato nel Caspio, e la cui maggiore lunghezza è nella direzione est-ovest, non sud-nord come oggi. Sebbene le mappe antiche non rispettino gli attuali standard di accuratezza, la regione era sicuramente ben nota a mercanti e viaggiatori e fu a lungo sotto controllo dei persiani, il cui sistema di comunicazione era ben organizzato con stime di distanza abbastanza precise tra i diversi punti di sosta delle carovane. Pertanto sembra abbastanza improbabile un errore di tale portata. La più forte conferma che l’Asia Centrale poche migliaia d’anni fa fosse molto più ricca d’acqua d’oggi è stata ottenuta di recente dall’analisi di foto da satellite. Per esempio queste hanno mostrato che il deserto di Takla Makan, ora una distesa di dune alte oltre 200 metri, era un mare interno d’acqua dolce alla fine dell’ultima glaciazione, profondo più di un migliaio di metri, vedi Ryan e Pittman [18], che citano il lavoro del geomorfologo turco Erol Orguz. Tali ritrovamenti aprono una nuova prospettiva sulla nascita delle civiltà. Infatti i deserti dell’Asia Centrale, dove gli scavi archeologici sono stati in passato quasi inesistenti, ora stanno iniziando a fornire reperti stupefacenti, vedasi Mallory e Mair [27], e potrebbero aver visto nascere civiltà antecedenti anche Sumer e l’Egitto. Magari le relazioni descritte da Hummel [28] come “tracce di Eurasia nell’Asia Centrale” in futuro potrebbero essere note come “tracce di Asia Centrale in Eurasia”.

Le considerazioni di sopra offrono pertanto un certo peso all’ipotesi che, diciamo nel 5500 A.C., il periodo al quale la storia di Adamo potrebbe essere collocata, seguendo la cronologia per esempio della Bibbia Samaritana (questa data corrisponde anche all’inizo del calendario etiopico), il fiume Gihon, alla sua uscita dalle montagne, sarebbe molto presto confluito in un vasto mare interno incorporante il Caspio e l’Aral e ricoprente molta della pianura turanica. Un vero mare pertanto, da chiamarsi propriamente il mare di Adamo, se si possa considerare Amu una forma contratta di Adamu, e se il tragitto preso da Adamo dopo la sua espulsione dall’Eden, nel seguito letterale del racconto del Genesi, lo portò ad ovest, verso il sole cadente, via il Wakhan e la stretta valle del Gihon. Possiamo allora ipotizzare che Adamo si sia fermato ai piedi della montagna, di fronte al grande mare che ora si è ritirato; inoltre si potrebbe ipotizzare che lo specifico luogo dove si stabilì all’inizio fosse dove la città storica di Amu/Amol era collocata.

Ora parleremo degli altri elementi del Genesi associati al Gihon, ovvero del territorio di Kush, circondato dal Gihon. L’identificazione di Kush è abbastanza ovvia nel nostro contesto. E’ la catena montuosa appena a sud del Gihon/Pandji, chiamata tuttora Hindukush, una delle tre grandi catene montuose, col Pamir e il Karakorum, che s’uniscono nel massiccio che separa la valle di Hunza dalla valle di Wakhan, da cui hanno origine i quattro fiumi dell’Eden secondo la nostra ipotesi.

La parola Kush si può facilmente interpretare dal verbo kushtan, che in persiano e sanscrito, significa “uccidere”. E’ pertanto il “luogo dell’uccisione”. Quale uccisione tuttavia? Di nuovo, secondo un’interpretazione letterale del testo del Genesi, l’uccisione di Abele è la principale ipotesi, e questa identificazione è rafforzata dal significato che troveremo per l’altra regione nominata nel Genesi come Havilah.

E’ inoltre facile, crediamo, spiegare come mai il nome Kush fu ad una certo tempo cambiato in Hindukush e perché si trovi anche a sud dell’Egitto un territorio Kush, il che ha portato poi alla comune traduzione di Kush come Etiopia e all’identificazione di un ramo del Nilo con il Gihon, sostenuta dagli etiopi e dai copti. La nostra spiegazione, se corretta, inoltre illumina alcuni aspetti dell’Esodo e della vita di Mosè. Si veda l’Appendice 1.

La parte dell’Afghanistan delimitata dall’antico Gihon ha oggi il nome di Badakshan. Ci si domanda se questo nome derivi da antichi toponimi. Possiamo vederlo come una forma contratta di Badakushstan. Ora “stan” significa “terra di”, “kush” è stato discusso, ma quale significato per “bada”? Come abbiamo ricordato precedentemente, Bad Tibira è una delle cinque città prediluviane nominate nei testi sumerici, un centro di lavorazione di metalli (rame e oro) e di pietre. Ivi il corpo di Dumuzi fu imbalsamato e posto su una lastra di lapislazzuli. I sumeri venivano da Dilmun, una terra ad est, e di conseguenza dovevano avere portato informazioni su città prediluviane collocate ad est, e non nel Medio Oriente, (Mesopotamia), dove le città furono ricostruite assegnandovi i nomi antichi di città più ad est. Ora, ogni territorio ricco di fiumi non sfruttati è probabile abbia oro nel letto di questi, e l’Afghanistan è tuttora un produttore di rame. Lapislazzuli sono stati estratti per tempi immemorabili da un’unica miniera nel mondo, localizzata nel Badakshan, la Famosa Montagna Blu. Questi elementi fanno pensare che Bad Tibira era probablimente collocata nel Badakshan e che il suo nome sia entrato in parte del nome di tale regione. L’Afghanistan del nord, inoltre, fu chiamato Bactria in tempi classici, nome le cui componenti consonantiche sono molto simili a quelle di Bad Tibira.

6. Hiddekel identificato

A pochi km dalla sorgente dell’Amu Darya da noi individuata nasce un altro fiume, che discende la ripida valle del passo di Mintaka/Minteke, si unisce ad un’altro fiume proveniente dal passo di Vahgir, prosegue ad est per circa 50 km, gira a nord per circa 70 km, poi fluisce in una direzione prevalentemente est-est-nord prima con il nome di Tashkurgan, poi Yarkhand, poi Tarim, finendo nelle vastità del deserto di Lop Nor, a circa 2000 km in direzione est-est-nord dalla sua sorgente. Come Yarkhand attraversa il deserto di Takla Makan (il nome significa tu entri, ma non esci. Sven Hedin fu il primo esploratore occidentale ad attraversarlo da sud a nord, a mala pena evitando di morir di sete; alcuni anni dopo fu anche attraversato da Aurel Stein nella più difficile direzione nord-sud), dove è spesso completamente secco. Come Tarim definisce il confine nord del Takla Makan, fiancheggiando il lato sud della catena del Tien Shan (o Tengri Tagh, Monti del Cielo), dalle cui cime elevate (oltre 6000 m) diversi fiumi apportano le loro acque.

Il passo di Mintaka, altezza 4709 m, è uno di quelli associato con il ramo meridionale della Via della Seta, che collega la Cina all’India, utilizzato già da diversi millenni. Il nome del fiume nell’attuale parte cinese del passo non appare nei soliti atlanti o mappe per turisti, ma si trova nel Mappa di viaggio culturale per la strada della seta, prodotta da Viaggi dell’Elefante, agenzia viaggi fondata dai fratelli archeologhi Dutrot, Roma, 1998. Ivi appare come Ming-t’ieh-kai Ho, dove Ho è fiume in cinese, e il resto è virtualmente Minteke.

Riteniamo che il nome Minteke sia ciò che rimane oggi del nome del fiume Hiddekel del Genesi, per i seguenti motivi:

  • Il fiume Minteke-Yarkhand-Tarim ha una sorgente prossima a quella del Gihon/Amu Darya e una direzione prevalentemente orientale.
  • C’è una considerevole somiglianza consonantica i due nomi M NT K, H DD K L, considerando che i nomi tendono ad accorciarsi col tempo (così L risulta assorbita), di piccole variazioni nelle consonanti doppie per rinforzarne il suono, che sia T e D sono consonanti dentali.

Non sappiamo quale sia il significato originario di Hiddekel/Minteke (comunque, seguendo un suggerimento di D’Ausser Berrau, li correleremmo con l’accadico Deputo, ovvero depressione geografica; il fiume finisce davvero nella depressione del Lop Nor, sotto il livello del mare). Il fatto che l’Hiddekel fosse chiamato classicamente, nel contesto mesopotamico, Tigri, che è il nome latino della tigre, incuriosisce. Infatti non c’è evidenza dell’esistenza di tigri in Mesopotamia durante il periodo sumerico-babilonese, mentre c’erano elefanti, leoni, leopardi. Pomponio Mela spiegò l’origine del nome con una presunta grande velocità delle acque del fiume, il che è vero solo per quanto riguarda il tratto anatolico, dove la pendenza media è superiore a quella del più lungo Eufrate. Ma le tigri esistettero fino al XX secolo nella regione turanica (le famose tigri dell’Aral, dell’Amu Darya e del Mazandaran) e forse anche fino all’inizio di questo secolo in Zungaria, secondo Lattimore [29], e nella regione del Lop Nor, vedasi Hedin [30]. Le tigri prosperano nei canneti, abbondanti dove il fiume raggiungeva la terra piatta della regione del Taklamakan. Potrebbero esserci state tigri nelle aree paludose del Shatt-el-Arab prima del Diluvio, ovvero prima dell’arrivo dei Sumeri; se fu così probabilmente non sopravvissero alla grande alluvione tsunamica che venendo dal golfo persiano devastò le pianure della Mesopotamia. Quindi un’associazione dell’Hiddekel/Mintaka con il Tigri sembra essere un’interessante possibilità. Qui si potrebbe aggiungere che il nome del fiume Indo, chiamato localmente Sindh/Sundh da almeno 2000 anni, si debba associare con il nome Singh, il più comune cognome presso i Sikhs, e con Senge, il nome tibetano della sua principale sorgente dal il lato nord della montagna sacra Kailas; ambedue significano leone. Con tale osservazione, la terra dell’Eden sembra essere collocata a sud della terra delle tigri e a nord di quella dei leoni, un luogo sicuro tra terre pericolose.

Un’altra osservazione degna di nota è che Mintaka appare come Al Mintaka nel nome di una delle tre stelle centrali della costellazione di Orione, quelle che rappresentano la sua cintura (la cui possibile associazione con le tre grandi piramidi, in termini di simile allineamento, distanza angolare e luminosità relativa, è stata proposta da Bauval e Gilbert [31]). Al Nilam è il nome di un’altra delle tre stelle, correlabile con il fiume Nilo; ma non sappiamo se un fiume possa essere associato alla terza stella, Al Nitak (a meno che, per metatesi ed apocope, questo possa essere l’antico Tanai, l’attuale Don, che per gli antichi divideva l’Asia dall’Europa).

Infine discutiamo l’affermazione del Genesi che l’Hiddekel “va ad est di Ashur”, Ashur essendo tradotto di solito con Assiria. Già Salibi ha rifiutato tale soluzione. Non sappiamo con certezza come spiegare il passaggio, ma il nostro pensiero è questo:

  • ASH potrebbe essere la radice della parola ASIA, usata in tempi classici per indicare la parte occidentale dell’attuale Asia, ma che ha una interessante collocazione nell’Asia Centrale Tibetana nel regno di A-ZHA, vedasi ad esempio Hummel [32] o Deshayes [33].
  • UR potrebbe avere lo stesso significato che in sumerico, ovvero città.

Quindi il nome potrebbe riferirsi ad una città di Ur dell’Asia, qui intesa come “Asia Centrale”, da mettere in opposizione con una Ur nello Shinar/Sumer (nel Medio Oriente si possono individuare molte Ur, p.e. Ur Kasdim in Anatolia, una fortezza chiamata Ur citata da Ammiano Marcellino nella regione di Edessa…). Così se era stata conservata la memoria di una precedente antica Ur nel cuore dell’Asia, questo potrebbe spiegare perchè il Genesi specifichi che Abramo partì da Ur dei Caldei (e a quale delle Ur del Medio Oriente si riferiva l’autore del Genesi?). Tentativamente suggeriamo come candidato per Ash-Ur l’antica e strategicamente collocata città di Tashkurgan, altezza 3200 m, dove il Mintaka cambia nome in Tashkurgan e incomincia la sua principale direzione verso oriente. Si potrebbe ulteriormente arguire che Tashkurgan significa Porta pietrosa di accesso (Tash) ai monti (kur) del Giardino dell’Eden (gan).

7. Pishon ed Havilah identificati

Identifichiamo Pishon con il fiume le cui sorgenti sono a sud ovest del massiccio che separa Wakhan dalla valle di Hunza, nell’attuale Chitral, provincia del Pakistan. Il fiume ora ha diversi nomi, associati con le città capitali delle provincie da cui passa. Nel corso superiore il nome è Yarkhun, poi Mastuj dopo la città di Mastuj. Dopo Chitral entra nella provincia dell’Afghanistan di Konar con il nome di Darya-ye-Konar. Vicino a Galalabad (prima trascritto come Jalalabad, antica residenza invernale dei re afgani) si unisce al fiume Kabul. Come Kabul rientra in Pakistan dopo circa 80 km, una ventina di km a nord del passo di Khyber (come mi informò il prof. Petech, anticamente le carovane seguivano il letto del fiume, non il passo di Khyber). Fluisce circa 20 km a nord di Peshawar e raggiunge l’Indo vicino a Attock. Dall’analisi della mappa BALTIT, NJ 43-14, U502, revisione 1962, scala 1:250.000, identifichiamo con il ghiacciaio Chiantar la sua sorgente, circa 100 km ad ovest del passo di Mintaka, dove il Mintaka/Hiddekel hanno le loro sorgenti. Tra le sorgenti dello Yarkhun e quelle del Mintaka giace la catena montuosa che separa Wakhan dal bacino di Hunza. Circa il 20% di questo massicio è ora coperto da ghiaccio, secondo la mappa citata; l’altezza della catena è prossima ai 6000 m, con alcuni picchi, come Sakar Sar, prossimi ai 7000m. Diversi piccoli fiumi si gettano nel Gihon superiore, attualmente chiamato Abi-i-Wakhan, alcuni con sorgenti appena pochi chilometri distanti da quelle dello Yarkhun. La parte sud della catena porta le sue acque al fiume Hunza anche qui tramite svariati affluenti minori, p.e. il Ribai-Karambar, le cui sorgenti si trovano appena sotto quelle dello Yarkun, o il Chapursan, che le ha a metà tra lo Yarkhun e il Mintaka.

La nostra identificazione del fiume Yarkhun-Mastuj-Konar-Kabul con il Pishon è basata su questi argomenti:

  • E’ uno dei 4 grandi fiumi che fluiscono fuori dal massiccio che separa le valli di Wakhan e Hunza. Due sono stati identificati tramite considerazioni linguistiche e gli attributi geografici loro associati (vicinanza a Kush, direzione verso est). Il NHR PRT sarà identificato con speciali considerazioni geografiche. Pertanto questo fiume è identificato per esclusione.
  • L’antico nome Pishon è completamente scomparso nelle denominazioni attuali, che riteniamo essere d’origine relativamente recente. Non siamo stati in grado di ottenere documentazione circa i nomi antichi. La regione attraversata dal fiume è una delle più selvagge ed isolate nelle montagne tra l’India e l’Asia Centrale. La valle del fiume è stretta, quasi un canyon, d’accesso difficile fino a poco tempo fa, e anche ora la strada esistente è spesso chiusa per frane. L’area è stata abitata fino a tempi recenti da fiere popolazioni che resistettero all’introduzione dell’Islam. Perciò fu chiamata Kafiristan, terra degli infedeli, e spesso condottieri musulmani vi condussero sanguinose spedizioni. Il nome Kafiristan era ancora presente nelle mappe dell’Afghanistan fino alla metà del XX secolo ed era anche usato per la regione del Pakistan ad ovest del Chitral-Drosh nel Times Atlas del 1974 (dove, casualmente, parte del Mastuj è chiamato Chitral). Quindi siamo alla presenza di una regione dove antiche tradizioni sono state attaccate e distrutte in misura considerevole (una parte, comunque, potrebbe sopravvivere nel segreto di tradizioni familiari), con conseguenze non solo nell’ambito religioso, ma anche nelle denominazioni geografiche.
  • Una traccia della radice P-SH si può trovare in una serie di casi interessanti:

1 – Nel nome della città di Peshawar, che tradizionalmente viene tradotta “città (awar) del confine”, il che suggerisce la traduzione “confine” per P-SH.

2 – Nel nome Pashtun di uno dei principali gruppi etnici del popolo afgano. Dovrebbe essere notato, con riferimento al ragionamento riportato sotto, che il linguaggio pashtun ha diverse parole vicine all’ebraico, si veda Kersten [46], e che gli stessi Pashtun affermano di discendere da tribù ebraiche.

3 – Nel nome della regione Pashai, vicino al restringimento del fiume Kunar, sulla quale si veda Thesiger [35].

Ora parleremo del nome della regione associata nel Genesi al Pishon, la terra chiamata di nome Havilah. Il suffisso AH nei linguaggi semitici appare in diversi nomi di regioni geografiche, per esempio Aravah (la regione tra il Mar Morto e il Golfo di Aqaba) oppure Tihamah (la parte inferiore sud occidentale dell’Arabia, tra Habi e Jizan). Pertanto possiamo proporre Havilah = terra di Havil. Ora “Haveel” sta per “Abele” in arabo (Hevel in ebraico), il nome del secondogenito di Adamo. Pertanto, con meravigliosa concordanza con la storia presentata nel Genesi, abbiamo identificato Kush con la terra, a sud del Gihon, dove Abele fu ucciso, e Havilah, a nord ovest del Pishon, con la terra che fu presumibilmente colonizzata per prima da Abele. Se l’ipotesi è corretta, potremmo forse vedere una sopravvivenza del nome Havilah in quello di Hazarah, un territorio così chiamato sino a tempi recenti sia ad est che ad ovest di Kabul, si veda riguardo Thesiger [34], e in alcune parti del Kashmir pakistano.

Potremmo anche supporre che Havilah riappare nella Bibbia come una delle tre caratteristiche della terra dove Sargon II deportò le dieci tribù di Israele, una terra chiamata Halah, con una città chiamata Habor e un fiume chiamato Gozan. Halah appare come una versione ridotta per apocope di Havilah, Gozan come una variazione di Gihon, e Habor con semplici mutamenti fonetici diventa Kabol, il nome persiano di Kabul.

Infine, un indizio interessante per collocare Abele, che addomesticò la pecora, in Afghanistan è ricavato dalla recente scoperta, vedasi Ryan e Pittman [18], che tutte le pecore domestiche nel mondo discendono da una varietà selvatica originaria dell’Afghanistan. Questa scoperta è basata su sofisticate analisi genetiche. La storia di Caino e Abele riguarda un contrasto tra Caino, che osservò la proibizione di uccidere animali, che da fonti esterne al Genesi si dice fosse una legge data ad Adamo, e Abele, che aveva trovato una ragione apparente per scavalcare il divieto, usando le pecore per cibarsene e farne sacrifici graditi a Dio. Una domanda intrigante: fu davvero Abele colui che per primo addomesticò la pecora selvaggia dell’Afghanistan, da cui discendono le varietà attualmente allevate? Si noti che una risposta affermativa non significherebbe comunque che pecore non fossero state addomesticate prima, fatto documentato in reperti risalenti ad almeno l’8000 AC. Solo significherebbe una migliore qualità delle pecore addomesticate in Afghanistan, che avrebbero successivamente sostituito quelle addomesticate precedentemente, secondo un processo ben comune nella storia economica.

8. Eufrate, il Fiume della Frutta, e il Giardino dell’Eden

Manca l’identificazione del quarto fiume, quello di solito tradotto con Eufrate o Perath. Il nome consonantico biblico è NHR PRT. NHR può essere vocalizzato Nahar/Nahal, che sta per “fiume” in arabo ed ebraico, quantunque più avanti discuteremo un’altra possibile traduzione. PRT si può ad esempio vocalizzare con:

  • Perath, ovvero fertilità
  • Parot, ovvero vacche
  • Pirot, ovvero frutti.

Appare impossibile fornire un valido argomento per scegliere definitivamente una tra le vocalizzazioni proposte. Riteniamo che, in un certo senso, il nome racchiuda tutti e tre i significati, avendo pertanto un generale riferimento alla fertilità, alla produzione di cibo, in particolare di frutti, caratteristiche del Giardino dell’Eden.

A questo punto l’identificazione di NHR PRT con il fiume Hunza nel nord del Kashmir pachistano può essere sostenuta con le seguenti argomentazioni:

  • Il fiume Hunza nasce dallo stesso massiccio che separa la valle di Hunza dalla valle di Wakhan. Come Kilik-Mintaka, quest’ultimo nome applicato nell’ultima decina di km, nasce nella parte occidentale del passo di Mintaka, dal ghiacciaio Gul Kwaja Ulwin, appena qualche chilometro dalle sorgenti del Gihon e del Mintaka; come Chapurjan nasce da un sistema di ghiacciai, nel massiccio di Koz, praticamente connesso con il ghiacciaio Chantar che da origine al fiume identificato con il Pishon.
  • Come fiume Hunza bagna una delle valli più interessanti al mondo, quella di Hunza, tra i 1700 e 2400 m d’altezza, di popolazione 28.000 nel 1981, 46.000 nel 1994.

La valle di Hunza presenta molte caratteristiche straordinarie, si veda ad esempio [35] e [36]:

  • È un luogo ricco d’ortaggi e frutta, tra cui venti varietà d’albicocche (insieme a prugne, uva, pere, mandorli, con alcune varietà del tutto locali); la popolazione prima dell’apertura della strada del Karakorum nel 1978 era principalmente vegetariana, e sopravviveva d’inverno con frutta secca, passando svariate settimane con un apporto calorico minimo prima del raccolto estivo.
  • C’è una varietà locale di mucca nana, presente anche nel Wakhan, che produce poco latte e localmente è usata per trasporto di carichi, essendo molto abili nel salire per pendii molto ripidi.
  • La popolazione si è convertita all’Islam solo alla fine del XIX sec., molti aderiscono alla setta ismaelitica guidata dall’Agha Khan. La lingua locale, burushashki, è un linguaggio molto particolare e complesso, a quanto pare senza parentele con altre lingue al mondo, e da cui nemmeno risultano apporti nelle lingue al di fuori della valle.
  • La popolazione è sempre stata notata per la sua generale salubrità e longevità (tipicamente oltre i 100 anni – molti sopravvivono quasi fino ai 120 anni); la gente raggiunge la vecchiaia con vista ed udito ancora eccellenti; gli uomini sono rinomati per dare figli fino all’età avanzata.

La valle di Hunza declina dolcemente verso la sua parte disabitata, tra Sikandarabad e Ainabad. Il fiume Hunza fluisce in un letto profondo, che separa la valle in due parti, con differenti stili di vita. E’ circondata da alte montagne, spesso superiori ai 6000 metri, che culminano a 7789 metri nella cima piramidale, ricoperta di ghiaccio, del Rakaposhi, montagna sacra per gli Indù. Tali alte montagne definiscono una alta cinta naturale per le terre della valle (paradiso, giardino cintato!). Queste montagne non ostacolano troppo i raggi solari, poichè la parte coltivata della valle si estende nella direzione est-ovest, un fatto che insieme con la latitudine abbastanza meridionale (circa 40°) assicura molte ore di sole.

Il passaggio da Hunza a Gilgit, a sud, verso la piana dell’Indo, è difficile, via un canyon assai scosceso dove le frane sono frequenti. Prima dell’apertura negli ultimi anni settanta della strada del Karakorum, per raggiungere Gilgit ci volevano circa 2 settimane a cavallo o a mulo sullo strapiombante sentiero che l’amministrazione inglese aveva tracciato quando la zona entrò sotto il suo controllo alla fine del XIX sec., si veda al riguardo Stein [41].

I suddetti argomenti consentono di affermare che la nostra ricerca del Giardino dell’Eden ha ottenuto un’eccellente soluzione: abbiamo infatti trovato una terra molto ricca, circondata da alte mura naturali (un “paradiso”), isolata, irrigata da uno dei quattro fiumi aventi la sorgente dallo stesso massiccio.

Concludiamo questa sezione con una considerazione sulla frase del Genesi tradotta di solito “un fiume irrigava il Giardino, da lì si divideva in 4 fiumi di testa“. Nella geografia reale terrestre un fiume può dividersi in vari rami in due casi: o in un’estuario di tipo delta, che non sembra però essere il caso in questione, dal momento che il termine “testa” si riferisce a sorgenti, oppure su una terra molto piatta, dove i rami si riuniscono dopo un po’, cambiano dopo episodi stagionali di alluvione e sono pertanto effimeri. L’unico caso di un fiume le cui acque si può dire fluiscano in due direzioni diverse è il fiume Casiquiare, nella provincia venezuelana di Amazonas, un fiume di circa 200 km che unisce l’Orinoco con il bacino del Rio delle Amazzoni (più precisamente con il Rio Negro). Un fiume che si divide in 4 parti, scorrenti in 4 direzioni diverse, sembra una impossibilità. Questo rebus ha comunque una facile soluzione: infatti NAHAR significa anche “nevaio, ghiacciaio”. La catena montuosa da cui i quattro fiumi del Genesi hanno origine nel nostro scenario è molto alta, con ampia copertura di ghiaccio. Probabilmente in passato i ghiacciai erano più imponenti. Pertanto affermiano che la sorgente dei quattro fiumi fosse non un altro fiume, bensì un unico nevaio o ghiacciaio.

9. Sull’uscita di Adamo dal Giardino dell’Eden

Potremmo fare un’ipotesi ragionevole sul tragitto preso da Adamo dopo essere stato scacciato dall’Eden, sempre sul presupposto di considerare il racconto del Genesi basato su eventi realmente accaduto. Un’analisi della geografia della regione dove la valle di Hunza è collocata suggerisce quanto sotto:

  • Il tragitto verso sud, per esempio seguendo i fiumi Gilgit e Indo, era probabilmente troppo difficile, in quanto fino ad un secolo fa richiedeva l’uso di sentieri faticosamente costruiti su pendii scoscesi, che garantivano agli abitanti della valle di Hunza una difesa naturale dagli invasori.
  • Il tragitto verso est od ovest sarebbe stato attraverso altissime montagne, e non è mai stato una via commerciale.

Pertanto rimangono le tre naturali uscite da nord, ovvero attraverso i passi Kilik, Mintaka o Khunjerab. Ora il Genesi afferma che due Cherubim (in Accadico Karibo) con spade fiammeggianti erano di guardia all’uscita orientale del Giardino per fermare tentativi d’entrata. Ciò suggerisce che il passo di Khunjerab sia la via d’uscita, poichè giace ad est dei passi Kilik e Mintaka ed è attualmente raggiungibile seguendo un ramo orientale del fiume Hunza. Questa tesi può essere ulteriormente rafforzata mendiante considerazioni filologiche, esaminando l’analogia tra le parole CHERUBIM = KRB con JRB = GRB = KRB nel nome del passo, dove vi abbiamo tolto la prima sillaba Khun. Tali argomentazioni potrebbero essere ulteriormente rinforzate se KHUN, che in turco significa Sole anche come divinità, possa essere legato a tale nome. Alcune tradizioni locali degli Hunza affermano che la valle fu colonizzata da disertori dell’esercito di Alessandro il Grande. L’armata di Alessandro era arricchita da genti di varia nazionalità, provenienti dalle terre da lui conquistate o visitate. Il dominio di Alessandro si estendeva sino al fiume Jaxarte (Syr Darya), che confina con terre abitate da popolazioni del ceppo turco. Per giunta il passo di Khunjerab porta ad una parte dell’Asia (Sarikol) dove popolazioni di parlata turca esistono da moltissimo tempo. Pertanto potrebbe essere verosimile l’uso del turco per interpretare Khunjerab come (il passo dei) Cherubini splendenti come il sole.

Se la nostra interpretazione della parola Khunjerab e Amu Darya è corretta, avremmo la seguente risposta sul tragitto preso da Adamo ed Eva dopo la cacciata dal Giardino:

  • Prima verso il passo Khunjerab in direzione nordest (altezza 4934, ridotta a 4602 grazie alla strada moderna), seguendo il ramo Khunjerab dell’alto fiume di Hunza; si noti che questa è la strada seguita dalla moderna strada del Karakorum.
  • Poi vicino agli attuali Pisali e Ajekobai, circa a 4000 m d’altezza, in direzione ovest seguendo il fiume Minteke, entrando quindi nel Wakhan attraverso l’odierno passo di Vahir Lo, 4827 m, anche esso su una delle diramazioni della Strada Meridionale della Seta, probabilmente quella usata da Marco Polo.
  • Poi principalmente seguendo il fiume Gihon, fino ad entrare nella pianura turanica. Alla fine, stabilendosi presso l’attuale Amu/Amol.

Quindi Adamo muove dall’Eden verso ponente, fermandosi vicino al grande mare interno comprendente il Caspio e l’Aral, lasciando l’ormai distante Eden a levante. Guardare il Sole che sorge quindi significava guardare l’Eden perduto. Qadim significa “di fronte”, Qedem significa “est”, in ebraico, con edem curiosamente simile ad eden. Pertanto si può inferire che la “positività” della direzione dove sorge il Sole avrebbe una giustificazione nella memoria che in quella direzione giaceva l’Eden. Quindi la parola “orientarsi” potrebbe significare trovare la direzione dove l’Eden si trovi. Fare atti speciali, tipo pregare, rivolgendosi verso una direzione speciale, è una caratteristica ben diffusa nella cultura umana, in particolare modo il rivolgersi verso la Mecca dei musulmani (una decisione presa da Maometto dopo un periodo di incertezza se bisognasse rivolgersi verso la Mecca o verso Gerusalemme, sacra città dove Abramo era stato benedetto da Melchisedek).

Tradizioni affermano che Adamo ebbe una lunga (930 anni) ed attiva vita dopo essere uscito dall’Eden. Oltre ad aver generato dopo Caino e Abele 33 altri figli e 23 altre figlie, come afferma Giuseppe Flavio, si dice abbia viaggiato a lungo, raggiungendo in particolare la Palestina, l’Arabia e lo Sri Lanka. In vista della sua lunga vita e poichè a quel tempo nessun vincolo burocratico ostacolava i viaggiatori, la storia potrebbe essere vera. E’ inoltre più specificatamente affermato che fondò i primi luoghi di culto: a Gerusalemme, vedasi Grierson e Munro-Hay [37], e alla Mecca, vedasi Boubakeur [38]. E’ naturale, quindi, che i popoli del medioriente prendessero quelle località a loro vicine come punti verso cui “rivolgere la faccia”, quando la conoscenza della precisa collocazione dell’Eden fu persa con il passare dei millenni.

Concludiamo questo paragrafo con due ulteriori considerazioni, che possono spiegare alcune specificità dell’Induismo, la religione che più di tutte le altre ha mantenuto elementi arcaici: il vegetarianismo e la sacralità delle mucche.

Abbiamo già osservato che leggende ebraiche affermano che una legge fosse stata data nel Giardino contro l’uccisione di animali, contro lo spargimento di sangue. Dal racconto del Genesi, Caino osservava tale legge, al contrario di Abele, che aveva addomesticato la pecora e aveva violato il divieto di uccidere animali, forse reinterpretando la medesima legge: sarebbe stato lecito uccidere se non si spargeva sangue per terra, per esempio tagliando la gola e raccogliendone il sangue. Possiamo qui vedere il rituale praticato da ebrei ed arabi tuttora oggi (anche il modo tradizionale dei Mongoli per uccidere evita lo spargimento di sangue: un taglio nel grasso della pancia, da cui poi si rimuove velocemente il cuore inserendovi il braccio). Ci si potrebbe chiedere se l’uccisione di Abele non potesse essere un “esperimento” di Caino per verificare la validità di sacrifici umani, e dove quindi potrebbe vedersi l’origine della tradizione di uccidere il primo nato, applicata fino al tempo di Abramo e perfino in tempi successivi presso varie popolazioni. In conclusione, si può vedere la storia di Abele come il tentativo di reinterpretare una legge al di là del suo significato letterale. Legge che è stata tuttavia osservata alla lettera dagli Indù.

Il ruolo sacro delle mucche in India è sempre stato un enigma per persone d’altre culture. Nel suo libro sull’Induismo Gandi afferma che la ragione del rispetto particolare per le mucche deriva dal fatto che esse hanno aiutato l’uomo durante un tempo difficile, benché non specifichi né dove né quando. Qui offriamo una spiegazione nel contesto dell’espulsione di Adamo dal Giardino. La presenza di un tipo speciale di mucche nella valle di Hunza, abili a salire per ripidi dirupi e a portare pesi, suggerisce che Adamo fosse autorizzato a portarne via alcune quando fu espulso. Esse probabilmente erano state caricate di frutta, noci e semi secchi. Pertanto lui ed Eva erano indebitati con loro per un aiuto, forse rivelatosi indispensabile, durante il difficile viaggio verso la pianura turanica. Inoltre forse semi del Giardino furono piantati nel nuovo territorio (spiegando forse anche la grande ricchezza di frutta delle valli della zona, in particolare del Fergana (Fertile Giardino o, in cinese, Da Yuan, Grande Giardino). Se questo scenario è corretto, allora è semplicemente fantastico che l’Induismo abbia preservato la memoria di questo evento rispettando fino ai nostri giorni la vita delle vacche.

10. La terra di Nod

Il Genesi afferma che dopo l’uccisione di Abele, Caino dovette migrare verso la terra di Nod, ad est dell’Eden. Sul suo corpo aveva un segno speciale, che fu presumibilmente trasmesso ai discendenti, i quali, nei tempi prima del diluvio, svilupparono per primi la costruzione di città, la metallurgia, e l’agricoltura.

La terra di Nod è interpretata nei testi talmudici come “la terra di vagabondaggio, di nomadismo”. Ora, ad est dell’Eden, o più precisamente a nord-est, abbiamo gli immensi pascoli dell’altopiano tibetano, della Mongolia e del Xinjang. E’ quindi una interessante supposizione che Caino sia entrato nel bacino del Tarim e che i suoi discendenti si spargessero attorno a questa vasta area. La maggior parte di loro diventarono allevatori di pecore, addomesticando yaks e cavalli e cammelli oltre alle pecore, altri praticarono l’agricultura, avvantaggiandosi della presenza molto probabile di un grande lago dolce nel Takla Makan e nella depressione del Lob Nor, la cui esistenza, abbiamo prima acccennato, è stata scoperta assai di recente. Il fatto che questo lago fosse soggetto ad un processo di evaporazione, quindi ad una diminuzione della sua superficie, molto probabilemte si rivelò uno stimolo all’innovazione tecnologica, portando a quella civiltà avanzata di cui parla la Bibbia, le cui tracce cominciano solo ora ad apparire in quel deserto tuttora sostanzialmente inesplorato.

Se possiamo considerare i mongoli i più vicini discendenti di Caino, allora forse il “segno” dato a Caino può essere identificato con la cosiddetta macchia mongolica con la quale molti dei mongoli nascono. E’ una macchia blu collocata sulla schiena, di solito alla base della colonna vertebrale, e che scompare dopo pochi mesi (ma Gengis Khan la ebbe sulla mano e la portò per tutta la vita). Curiosamente, blu è il colore dei lapislazzuli, la pietra sacra proveniente dal Badakshan, la prima terra assegnata a Caino.

11. Sulla svastica ed altri simboli

Nel quadro della nostra identificazione dell’Eden, qui proponiamo una nuova interpretazione del significato della svastica (il cui significato in sanscrito è: ciò è buono), delle scelte rituali tra destra e sinistra, e, nella sezione successiva, dei nomi delle direzioni cardinali nelle lingue di origine germanica.

La svastica è un pittogramma ampiamente diffuso in Asia ed Europa, particolarmente comune nelle culture indoeuropee, ma documentato anche, per esempio a Tell Bakun in Iran [39], durante il IV millennio A.C., assai prima dell’invasione ariana. Di solito lo si interpreta come un simbolo solare, dove il centro è il Sole, con quattro raggi. Ma perchè quattro e perchè esistono due tipi di svastica, una destrorsa e un’altra sinistrorsa?

Noi diamo la seguente spiegazione alternativa:

  • Il punto centrale non è il Sole, ma è una rappresentazione della Montagna dell’Eden.
  • I quattro raggi sono i 4 fiumi che sgorgano dalla Montagna dell’Eden.
  • Il senso di rotazione conserva la memoria della direzione presa dai discendenti di Adamo quando si spostarono dal primo insediamento (ad Amu/Amol) dove si fermò Adamo una volta raggiunta la pianura turanica. Non potevano andare ad est, il luogo dato Caino. Non potevano andare ad ovest, in quanto occupato da un grande mare interno, l’originale Amu Darya. Così potevano andare o a nord o a sud. Andando a nord avrebbero avuto l’Eden alla loro destra, quindi descrivendo, almeno inizialmente, un movimento destrorso, in senso orario. Altrimenti avrebbero potuto andare a sud. Pertanto, nella nostra interpretazione, la svastica è un simbolo che racchiude contemporaneaemnte le informazioni essenziali sull’Eden e una memoria della prima decisione di ristabilirsi altrove presa dai discendenti di Adamo. Pertanto una memoria molto sacra.

In modo simile possiamo spiegare perchè molte persone si muovano attorno ad un luogo sacro tenendolo sistematicamente o alla loro destra o alla loro sinistra. Per esempio, gli indù e i buddisti (ma il buddismo può essere visto come una semplice variante dell’induismo, come era l’opinione di Gandhi) vanno verso un monumento sacro tenendolo alla loro destra; se ci devono girare attorno, come fanno in diverse cerimonie (incluso il circumambulare il sacro monte Kailas) lo fanno in senso orario, che è il verso della svastica da loro adottata, mantenendolo così sulla destra. I Bon fanno l’incontrario. I Bon seguono l’antica religione prebuddista del Tibet, le cui origini vanno ricercato al di là del Tibet, secondo Hummel [28, 32]), nell’alto bacino dell’antico Gihon; la loro svastica è sinistrosa; anche gli arabi girano attorno ad un monumento (ad esempio la Kaaba), tenendolo alla sinistra.

Possiamo anche dare una spiegazione naturale sul perchè la sinistra sia considerata inferiore alla destra nelle tradizioni occidentali, mentre i cinesi considerano la destra inferiore. Se si guarda verso l’Eden dall’Asia occidentale, allora il Kush è visto a sinistra dell’Havilah, e se il Kush è stato il luogo dell’uccisione di Abele gli è quindi stata associata una naturale connotazione negativa. Il caso opposto avviene quando l’Eden è osservato dall’Asia orientale.

12. Una proposta sull’origine del nome delle direzioni cardinali

Qui diamo una spiegazione contestualizzata all’Eden dei nomi delle direzioni cardinali nei linguaggi del gruppo germanico:

  • Est, tedesco OESTEN: tolta la S rinforzante, abbiamo le due consonanti T N, ottenendo, con l’accettabile sostituzione della dentale T con la dentale D, il nome consonantico dell’Eden. Pertanto proponiamo Est = verso l’Eden.
  • Ovest, tedesco WESTEN: possiamo legare W = V con la B, in latino ab, in inglese away. Pertanto suggeriamo Ovest = via dall’Eden.
  • Nord, tedesco NORDEN: possiamo collegarlo a Nod, la terra di vagabondaggio, che si estende sia ad est che a nord dell’Eden, comprendendo difatto l’ampia parte dell’Asia tra le foreste boreali e la grande catena di montagne estese dal Caucasus all’Himalaya.
  • Sud, SUEDEN: in S D vediamo le radici consonantiche del fiume Sindh, Sundh, l’Indo, dove Pishon e NHR PRT mandano le loro acque, il fiume del leone, come affermammo prima. Pertanto sud potrebbe riferisi al territorio a sud dell’Eden, al bacino dell’Indo, e all’India per estensione, e significare quindi la terra del leone.

13. Chi era Adamo?

Se è corretta la nostra identificazione dell’Eden, allora la sopravvivenza di informazioni linguistiche e geografiche risalenti fino al tempo della composizione del Genesi (circa verso il 1500 A.C. se fu scritta da Mosè e se la datazione di Velikovsky è corretta) e perfino sino ai nostri giorni, nei nomi che sopravvivono localmente, suggerisce che il tempo passato dall’evento Adamo non possa essere troppo lungo, al massimo di qualche millennio. Sarebbe difficile che tali dettagliate informazioni si siano conservate per tempi assai più lunghi.

Ora c’è una forte evidenza che l’Homo Sapiens si sia sviluppato oltre 200.000 anni fa in Africa; tale evidenza, per quanto non definitiva, è basata in larga parte su analisi del gene Y e del DNA mitocondriale unita all’analisi di proteine e di altri elementi del sangue umano. Pertanto un Adamo da datarsi verso il 5500 A.C. sulle basi dell’interna cronologia biblica, non potrebbe essere stato il primo Homo Sapiens. Ora, l’epica sumerica della creazione parla di diversi episodi di “creazione” che alcuni autori, p.e. O’ Brien [14] o Sitchin [19, 20, 41], hanno recentemente interpretato in termini di ibridazione tra preesistenti esseri umani e esseri superiori, forse originari di altri pianeti (una forma di ibridazione tra i Nephilim e le figlie degli uomini è anche citata nel Genesi). Un passaggio in una tavoletta tradotta recentemente (Pettinato, comunicazione all’Accademia dei Lincei, 2000) afferma che Enki diede 108 essenze ad Inanna. Cosa le essenze siano non è chiaro, ma potrebbe forse riferirsi a materiale genetico?

Così, mentre non possiamo certamente datare l’Homo Sapiens ad un periodo compatibile con la cronologia interna alla Bibbia, l’idea che un salto finale nelle qualità umane accadde a quel tempo – e che ciò sia stato dovuto ad una interazione esterna- è certamente degna di considerazione.

Appendice 1: sul Kush, l’Hindukush e l’Esodo

Intorno alla metà del II millennio A.C. abbiamo la grande migrazione indoeuropea o degli ariani dall’Europa del nord e dall’Asia nord occidentale verso l’Europa sudoccidentale, verso l’Iran e verso l’India. Non c’è accordo sulle reali cause di questi esodi, che atttribuiamo a catastrofi che colpirono almeno il bacino atlantico, di cui abbiamo tracce nelle dieci piaghe d’Egitto appena prima dell’Esodo e in terribili tsunami che devastarono le coste dell’America Atlantica e dell’Europa, la cui documentazione geologica è recente, si veda Harris [42]. Riteniamo che tsunami devastarono in particolare le pianure nordeuropee che avevano visto la grande tradizione megalitica e inoltre il bassopiano sarmatico ed il bacino dell’Ob, provocando una migrazione verso sud. Se la datazione di Velikovsky dell’Esodo è corretta, l’evento sarebbe avvenuto nel 1447 A.C., corrispondente, secondo la cronologia dell’Egitto proposta da Velikovsky, alla fine della XII dinastia, appena prima dell’invasione degli Hyksos. Possiamo anche notare che alcuni episodi migratori potrebbero essere avvenuti anche in tempi anteriori, poichè gli eventi che motivarono la migrazione degli Ebrei in Egitto quando Giuseppe era viceré possono essere collegati ad un evento catastrofico (da Baillie [16] possiamo prendere la data 1628 A.C. per l’inizio della carestia in Egitto, un anno associato a grandi crisi climatiche secondo l’evidenza dendrocronologica).

Nelle loro migrazioni verso l’India, gli ariani presero un cammino che quasi certamente li portò verso la pianura della mesopotamia turanica, la regione tra il Syr Darya e l’Amu Darya. Se la nostra ipotesi sulla correlazione tra le migrazioni indoeuropee e l’Esodo e se la datazione di Velikovsky è corretta nel datare l’Esodo appena prima dell’invasione degli Hyksos, allora abbiamo di fronte una storia davvero interessante. Chi erano gli Hyksos? Questo è il nome dato da Manetone, con la spiegazione “il popolo di pastori“. In un altro lavoro [26] abbiamo affermato che il significato più corretto del nome sia “popolo dei cavalli“, nome comunemente dato da popolazioni agricole od urbane ai cavalieri che invadevano dalle steppe i loro territori (così i mongoli erano chiamati dai cinesi). Ora gli invasori che Manetone chiama Hyksos sono citati nei pochi documenti egiziani sopravvissuti come Amu e riteniamo con Velikovsky che essi siano coloro che appaiono nell’Esodo come gli Amaleciti, termini che noi interpretiamo come popolo di Amu/Amol. Gli amaleciti furono incontrati e distrutti da Mosè nel deserto. Riteniamo che gli amaleciti sconfitti fossero semplicemente un piccolo gruppo degli Amu/Hyksos, separatosi dal gruppo principale degli invasori per esplorare il deserto, mentre il corpo principale raggiungeva l’Egitto seguendo la via canonica, la cosiddetta Via del Mare, lungo il mare Mediterraneo. Il nome Amu suggerisce che questi invasori provenissero dal Turan, la regione dell’Amu Darya.

Possiamo vedere due ragioni della loro migrazione dalla regione dell’Amu Darya verso l’Egitto:

  • Innanzitutto, sapevano di non poter opporre un’adeguata resistenza agli invasori ariani. Gli ariani quasi certamente avevano una superiorità militare, basata non solo sul bronzo (nel nord Europa la tecnologia del bronzo era assai ben sviluppata nella prima parte del II millennio A.C.), ma probabilmente avevano anche armi di ferro. E’ infatti una recente scoperta che noduli di ferro fossero abbastanza comuni nelle paludi del nord Europa e della Siberia occidentale, prodotti dall’azione metabolica di batteri. Cercare questi noduli era abbastanza facile (il che potrebbe essere la vera ragione perchè molti corpi ben preservati si trovano nelle torbiere del nord Europa, antiche paludi). Tali noduli costituivano un materiale per produrre il ferro preferibile ai normali minerali ferrosi.
  • Gli Amu potrebbero aver avuto un conto da sistemare con gli egiziani e in particolar modo con Mosè. Sappiamo che la prima moglie di Mosè era di Kush, identificato di solito con l’Etiopia, ma da noi identificato con la terra a sud del Gihon, ovvero con l’attuale Badakshan, terra delle preziose miniere di lapislazzuli. Forse una spedizione egiziana guidata da Mosè aveva aiutato le popolazioni locali a respingere un attacco degli Amu. Forse in quell’occasione Mosè aveva preso moglie, certamente da un’importante famiglia locale. Allora gli Amu, che avevano lasciato un territorio per loro indifendibile dagli invasori ariani, si mossero verso l’Egitto per vendicarsi di una precedente sconfitta. Forse la famiglia di Mosè lo informò da Kush del loro arrivo imminente (messaggeri speciali potevano arrivare molto prima del corpo principale degli Amu). Ciò potrebbe spiegare sia la fretta di Mosè di portare via il suo popolo sia il tragitto inusuale che prese attraverso il deserto, non per scappare da un faraone vendicativo, che non avrebbe avuto difficoltà a localizzare la sua posizione, ma per evitare l’armata degli Amu invasori. Infine, questo potrebbe anche spiegare il fatto curioso che nessuno conoscesse, stando alla Bibbia, dove fosse la tomba di Mosè, mentre una cosiddetta tomba di Mosè è attualmente presente nel Kashmir (vicino alla località di Booth, presso il villaggio di Aham Sharif e la città di Beipur), e di essa se ne prende cura una famiglia ebraica (i Wali Rishi), da circa 90 generazioni secondo le tradizioni locali, si veda Kersten [46]. Mosè alla fine della sua vita potrebbe essersi diretto semplicemente a oriente, dalla sua famiglia.

Così, pensiamo, gli ariani attraversarono il territorio degli Amu senza grosse difficoltà, puntando verso la valle dell’Indo e forse anche dell’Helmand, ambedue posti di grandi e ricche civiltà, promettenti ricchi saccheggi. Per raggiungere quelle valli dovevano attraversare i monti dell’Afghanistan, che dividono la valle dell’Amu Darya/Gihon da quella dell’Indo (la valle dell’attuale fiume Kabul). Il tragitto verso India potrebbe anche essere stato quello attualmente seguito dalla strada che collega Kunduz con Kabul, attraverso il Salang Pass (3363m), nella parte occidentale dell’Hindukush, o un’altro che segue il fiume Daryz-ye-konce, e poi sfocia nel bacino di Kabul (il nostro Havilah) attraverso l’alto passo di Anguran (4430m; si noti che il nome Anguran è ripetuto nella parte dell’Azerbaijian proposta da Rohl come Havilah); questo secondo viaggio avrebbe potuto portare gli ariani non lontani dalle miniere di lapislazzuli vicino a Sar-e-Sang, circa 80 km a nord del passo di Anguran. Riteniamo che molto probabilmente sia stato scelto il secondo percorso e che le popolazioni locali abbiano opposto una forte resistenza agli ariani. Un immenso spargimento di sangue deve aversi avuto, con gli ariani che probabilmente non furono capaci di conquistare le miniere, così immenso che il nome di Kush, collegato secondo noi all’uccisione di Abele, fu cambiato in Hindukush, la strage degli ariani hindu. Se la nostra interpretazione è corretta, un eco di tali eventi potrebbe tuttora esistere nelle tradizioni locali del Badakshan.

Il nome Kush sopravvisse chiaramente nel nome dei Kushana, un popolo molto importante in quella zona circa 2000 anni fa, citato anche nel Periplus Maris Erythraei. La presenza di un regno Kush a sud dell’Egitto può essere spiegata nel nostro contesto. Ci si deve certo attendere che alcune popolazioni sulla via dell’invasione ariana siano fuggite molto lontano – al di là del mare sarebbe stata la migliore scelta. Dovevano essere piccoli gruppi, appartenenti ad un’elite di possidenti. I viaggi via mare erano già sviluppati tra la valle dell’Indo (e il Sistan) e altre destinazioni ad est o ad ovest, seguendo i monsoni. Si osservi che il nome locale dell’Indo era Sindh/Sundh e che Meluhha era una parte del nord della valle dell’Indo. Popolazioni potrebbero essere fuggite anche da queste regioni, finendo o in Africa o nell’Asia Sud-Orientale, secondo il mese in cui affrontarono il mare, a causa della diversa direzione dei monsoni nei mesi dell’anno. Questo probabilmente spiega perchè in Africa troviamo nomi tipo Kush, Meluhha, Sudan e nel sud-est asiatico troviamo Sunda/Sonda, Moluccas. Tali migrazioni potrebbero essere avvenute già in tempi precedenti, essendo il nome Kush documentato per l’Africa già in testi dell’inizio del Medio Regno egiziano (almeno 400 anni prima dell’Esodo). Anche contatti fra gli Amu (nome non egiziano) e l’Egitto sono documentati sin dal primo periodo intermedio, il che fa pensare che incursioni dei popoli dei cavalli verso l’Egitto – separati da circa 4000 km – avvennero più volte, similmente alle incursioni che gli Xiongnu (gli Unni) fecero verso la Cina per un periodo di svariati secoli, partendo dalle loro basi in Zungaria, anch’essere a circa 4000 km dalla Cina propria.

Appendice 2: Afghanistan, porta d’ingresso dell’Eden

Finiamo questo saggio con una nota sul nome “Afghanistan”. Terra degli Afgani, certamente. Ma cosa significa Afgani? Riteniamo AF una variazione di AB, acqua, fiume, in persiano e sanscrito (A in sumerico). In ebraico gan appare con il significato di Giardino dell’Eden e parole di origine ebraica sono comuni nella lingua pashtun parlata dalla maggioranza della popolazione afgana. Pertanto Afghanistan appare con il significato di terra dei fiumi (dalle montagne) del Giardino dell’Eden, in perfetto accordo con la nostra identificazione del Gihon con il Pandji, del Pishon con il Yarkhun-Mastuj-Konar-Kabul, e di Kush e Avilah con la regione tra i due fiumi.

E’ ironico che il vero significato della parola Afghanistan (se la nostra interpretazione è corretta) sia stato perso, per quanto ne siamo informati, anche dal popolo afgano. Ma lo stesso vale anche per gli Italiani, se la vera origine del nome Italia non derivi da Vituli (terra di vitelli) come Varrone propose, ma dal greco Aithalia, la terra fumante, con riferimento ai vulcani collocati vicino alle coste italiche, un nome molto denso di significato, per il cui recupero siamo indebitati al genio di Felice Vinci [23].

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[45] W. Woelfli e W. Baltensperger, A possible explanation for Earth’s climatic changes in the past few million years, Report CBPF-NF-031/99, Centro Brasileiro de Pesquisas Fisicas, Rio de Janeiro, 1999

[46] H. Kersten, Jesus lived in India, Element Book, 1986


Riconoscimenti: Lavoro parzialmente finanziato da fondi MURST 60% 2000.

Ringraziamenti particolari per commenti e suggerimenti a Antonio Agriesti, Lia Mangolini, Bruno d’Ausser Berrau, Nezam Mahdavi-Amiri, Mehiddin Al Baali, Vittorio Sabbadini.

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Cortesia Emilio Spedicato

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