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Il caso Cuperlo e la sinistra che non cambia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Gianni_Cuperlo_1di Michele Marsonet. Qualcuno dirà che scopro l’acqua calda, ma le dimissioni di Gianni Cuperlo mi fanno venire in mente una frase già usata da tanti: “la sinistra italiana non cambia mai”. Con una postilla forse forte ma non certo immotivata: “né mai cambierà”. Siamo infatti alle solite. Prima Fassina se ne va per una battuta di Renzi. Ora Cuperlo si dimette per alcune critiche ricevute dal segretario, con l’aggiunta di avere una concezione del partito incompatibile con quella del vincitore delle primarie PD.


La storia della sinistra italiana è una scissione continua. Una volta erano soprattutto i socialisti a scindersi senza fine, facendone una delle loro attività preferite. Il PCI, arroccato sul “centralismo democratico”, ne fu per lungo tempo immune con episodi (tipo “manifesto”) che non incrinavano però l’unità della stragrande maggioranza del partito. Poi, con il passaggio a PDS, DS e PD, il tarlo scissionista si è impadronito anche degli eredi della tradizione comunista italiana, nel frattempo convolati a nozze con buona parte della ex sinistra democristiana.

Chiaramente è troppo presto per dire se gli episodi di Fassina e Cuperlo rappresentano il preludio di una vera scissione, ma mi sembra ovvio che le premesse ci sono. Del resto era lecito attendersi qualcosa di simile, visto che il nuovo segretario usa un linguaggio radicalmente diverso da quello dei suoi oppositori interni, e si muove con uno stile decisionista estraneo alle abitudini consolidate del gruppo un tempo maggioritario della sinistra nazionale.

Si respira un’aria di “déjà vu”, che mette ancora una volta in scena un massimalismo mai domo. In fondo Renzi mica ha detto di voler fare il governo con Forza Italia. Ha semplicemente riconosciuto che così non si può andare avanti, e che si devono fare in tempi rapidi due o tre riforme fondamentali – promesse da decenni – senza le quali il Paese sprofonda, e amen.

Per mandare in porto tali riforme ci vuole una maggioranza assai ampia in parlamento, maggioranza che l’attuale governo non garantisce affatto. Di qui l’idea di accordarsi con l’arcinemico di ieri per rendere il progetto operativo.

Il massimalismo è tornato subito in auge rammentando tanti episodi di un passato neppure troppo lontano. Anche in precedenza, infatti, a sinistra si scindevano senza che gli scissionisti dicessero cosa intendevano fare “dopo”. E pure ora non è chiaro quale alternativa gli antirenziani del PD abbiano in animo di realizzare.

Come sempre abbiamo frasi fatte, la difesa identitaria di una certa tradizione ormai obsoleta, dichiarazioni di principio in cui Cuperlo e altri si avvolgono come fossero coperte che ricordano tanto quella di Linus. Di concreto, niente.

Anche chi non ama particolarmente il personaggio Renzi, notandone l’approssimazione e una certa sguaiatezza, deve comunque riconoscergli una buona dose di coraggio. Ciò che vuole fare – se glielo consentono – riguarda tutti, anche i suoi recalcitranti compagni di partito. In fondo si tratta di evitare che l’Italia affondi in modo definitivo.

Featured image, Cuperlo.

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