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 La Storia e gli errori dello storicismo

di Michele Marsonet.

Per “storicismo” Popper intende un’interpretazione del metodo delle scienze sociali che aspiri alla previsione storica mediante la scoperta dei “ritmi” o dei “modelli”, delle “leggi”, delle “tendenze” che sottostanno all’evoluzione storica. Sotto il termine storicismo Popper raggruppa, dunque, tutte quelle concezioni della storia o filosofie della storia – come, per esempio, la dialettica hegeliana o il materialismo dialettico di Marx ed Engels – nelle quali si presume di avere colto la legge (o le leggi) che guida (o che guidano) lo sviluppo della storia umana nella sua interezza.
Le tesi proposte dagli storicisti vengono divise da Popper in due gruppi: tesi anti-naturalistiche e tesi pro-naturalistiche. Con le prime si sostiene che alcuni metodi della fisica (come la generalizzazione, la sperimentazione, la spiegazione in termini quantitativi, l’approccio nominalistico etc.) non funzionerebbero nelle scienze sociali, le quali proprio a motivo della variabilità nel tempo e nello spazio dei fatti sociali, della loro novità intrinseca, della loro complessità, della divisione in periodi della vita sociale e di un inevitabile approccio olistico ad essa, si distinguerebbero nettamente dalle scienze fisico-naturalistiche: “la fisica mira ad una spiegazione causale; la sociologia a comprendere le intenzioni e i significati”.
Questo insieme di tesi anti-naturalistiche non impedisce agli storicisti di formulare tesi pro-naturalistiche, nel senso che non proibisce loro di rinunciare all’ipotesi di un elemento comune tra i metodi della fisica e quello delle scienze sociali. Difatti, influenzati dal successo della teoria di Newton e soprattutto dal suo enorme potere predittivo, gli storicisti sostengono che, come per l’astronomia, anche nelle scienze sociali è possibile fare previsioni a lunga scadenza e ad ampio raggio. E, siccome non sono possibili uniformità sociali valide al di fuori di periodi limitati nello spazio e nel tempo, le sole leggi della società valide universalmente debbono essere leggi che fanno da anello fra un periodo e l’altro: “debbono essere leggi di sviluppo storico che determinano la transizione da un periodo all’altro: ecco ciò che gli storicisti intendono quando dicono che le sole leggi della sociologia sono leggi storiche”.
Il sociologo dovrà, quindi, impegnarsi nello studio delle grandi tendenze secondo le quali le strutture sociali mutano e nella comprensione delle cause del mutamento. E dinanzi alla scoperta delle leggi o forze responsabili del mutamento, lo storicista afferma che “la sola attività perfettamente ragionevole che ci è aperta è quella della levatrice, l’unica che possa essere basata sulla previsione scientifica”. Datti da fare perché accada l’inevitabile: è questo l’insegnamento dello storicista; per lui “soltanto quei piani che seguono la corrente principale della storia possono essere efficaci […]. Sono ragionevoli soltanto quelle attività che si armonizzano con i mutamenti imminenti e li assecondano”. La metodologia storicistica implica che “la società si sviluppa necessariamente lungo una strada che non può mutare, seguendo stadi inesorabilmente prestabiliti. La tesi di fondo dello storicismo è, in breve, che nessuno può mutare questo ineluttabile, necessario, sviluppo sociale.
Agli argomenti di fondo dello storicismo, Popper – in nome dell’unicità del metodo scientifico nelle scienze naturali e in quelle sociali – oppone la tesi centrale di “Miseria dello storicismo”, e cioè che la credenza diffusa nel determinismo storico e nella possibilità di predire il corso storico razionalmente o “scientificamente” è una credenza errata. Lo storicismo, paragonato al metodo scientifico, è un metodo povero, “incapace di dare i risultati promessi”. Lo storicismo afferma che nessuno può mutare l’ineluttabile, necessario, corso della storia; Popper contesta questo determinismo fatalistico e ribadisce con decisione che “il futuro dipende da noi stessi e noi non dipendiamo da alcuna necessità storica”. Lo storicismo afferma che “è compito delle scienze sociali di fornirci profezie storiche a lungo termine”, dato che è possibile scoprire le leggi della storia capaci di mettere in grado di profetizzare il corso degli eventi storici.
Popper rifiuta una concezione del genere e sostiene che quelle filosofie che ci vengono incontro con la proposta di profezie storiche totalizzanti “sono completamente al di fuori della portata del metodo scientifico”. E con la sua analisi intesa a mettere a nudo l’insostenibilità dello storicismo egli si propone di dimostrare:

1) che le pretese dello storicismo si basano “su di una grave incomprensione del metodo della scienza, e, in particolare, sul fatto che trascurano la distinzione fra predizione scientifica e profezia storica”. Una previsione scientifica è un’asserzione condizionata; una profezia storica è un asserto incondizionato;
2) che lo storicista non si rende conto del fatto che una tendenza non è una legge: una tendenza (aumento della popolazione, diminuzione della disoccupazione, ecc.) è un’asserzione singolare spiegabile con delle leggi;
3) che lo storicista, alleato stretto di concezioni olistiche, assume una posizione insostenibile in quanto è un grave errore metodologico pensare che ci sia possibile capire la “totalit”à anche del più piccolo ed insignificante pezzo di mondo: le teorie scientifiche ci ridanno – e non possono non ridarci – se non aspetti selettivi della realtà. Una descrizione scientifica – afferma Popper – “è sempre necessariamente selettiva”. La pretesa olistica rimane necessariamente allo stato di programma: “Non viene mai citato un solo esempio di una descrizione scientifica di una situazione sociale concreta e intera. E infatti una simile citazione non può esserci, poiché in ogni singolo caso sarebbe sempre facile indicare aspetti trascurati, che pure in qualche contesto avrebbero la loro importanza”. In breve: “L’atteggiamento olistico è incompatibile con un atteggiamento scientifico serio”;
4) che lo storicista deve prendere atto che il crollo dell’olismo travolge le pretese utopiche di varie concezioni storicistiche, vale a dire la presunzione per cui – dato che si conoscerebbe la società nella sua totalità (e questo è olismo) – si sarebbe anche in grado di trasformare la società nella sua totalità (questo è utopismo). Scrive Popper: “L’elemento più forte dell’alleanza fra lo storicismo e l’utopismo è indubbiamente l’atteggiamento olistico che essi hanno in comune. Lo storicismo si occupa dello sviluppo della società considerata come “un tutto unico”, e non dello sviluppo di particolari aspetti di essa; la meccanica sociale utopistica è ugualmente olistica. Ma “né l’uno né l’altra tengono alcun conto di un fatto importante: che un tutto unico in questo senso non potrà mai essere l’oggetto di un’inchiesta scientifica”;
5) che lo storicista, allorché lega la propria filosofia della storia ad una qualche forma di collettivismo, cade nell’errore della reificazione dei concetti. “Il tribalismo, cioè l’insistenza sulla decisiva importanza della tribù, senza la quale l’individuo è assolutamente nulla, è un elemento che si riscontra in molte forme di teorie storicistiche. Altre forme che non sono più tribaliste possono tuttavia conservare un elemento di collettivismo: esse possono cioè insistere sull’importanza di qualche gruppo o collettivo – per esempio, una classe – senza la quale l’individuo non è assolutamente nulla”. Noi non dobbiamo scambiare le nostre costruzioni teoriche con realtà sociali. Esistono solo individui;
6) che la pretesa dello storicista di poter prevedere il futuro della società è del tutto infondata a motivo degli imprevedibili sviluppi della scienza.
7) che la storia umana non ha alcun senso, meno quello che le diamo noi;
8) che, di conseguenza, la storia non ci giustifica, ma ci giudica. E “noi possiamo diventare gli artefici del nostro destino solo quando abbiamo cessato di posare a suoi profeti”.

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