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La trappola del debito cinese

di Michele Marsonet.

È noto che i cinesi concedono prestiti generosi a Paesi che si trovano in difficoltà economiche. Lo fanno, però, sempre seguendo un percorso preciso, il quale consente loro di impadronirsi di asset e infrastrutture che possono risultare utili nel perseguire la loro strategia di espansione (e di dominio) globale.
Non è un mistero che una pletora di nazioni africane, dopo aver ricevuto cospicue sovvenzioni finanziarie, si trovino ora con un “cappio cinese” al collo perché non sono in grado di restituire i soldi ricevuti.
Lo stesso discorso vale per molti Paesi asiatici. L’area è ovviamente di interesse primario per il governo di Pechino, che tende a circondarsi di nazioni così indebitate con la Repubblica Popolare da non potersi più permettere una politica estera indipendente e non asservita agli interessi della Cina.
Casi simili, purtroppo, si stanno diffondendo anche in Europa, sotto gli occhi di una Ue indifferente o, più probabilmente, attenta a non compromettere gli enormi interessi economici e commerciali che la legano al gigante asiatico.
Assai conosciuto è il caso del Pireo, porto di Atene e il maggiore della Grecia, del quale Pechino ha in pratica acquisito la proprietà rendendolo uno scalo marittimo fondamentale per i propri interessi commerciali.
Meno noto è invece quanto sta accadendo nel piccolo Montenegro, nazione balcanica con appena 630.000 abitanti, staccatasi dalla Serbia nel 2006 e situato sul Mare Adriatico, proprio di fronte alle coste italiane.
Si tratta di un Paese povero, che vive soprattutto di pastorizia e di turismo, ora quasi azzerato dalla pandemia dovuta al Covid. Membro della Nato dal 2017, è inoltre candidato a entrare nell’Unione Europea.
I cinesi stanno ora costruendo un’enorme autostrada destinata a collegare il principale porto del Paese, Bar, con il confine serbo per poi proseguire fino a Belgrado. Il problema è capire a cosa serva un’infrastruttura così enorme, dotata di piloni altissimi per superare le montagne, a una nazione tanto piccola.

E infatti l’opera viene definita “autostrada del nulla”, poiché non si capiscono bene i motivi della sua costruzione visto che il volume del traffico stradale montenegrino è assai ridotto.
Secondo il trattato firmato in precedenza, a partire dal prossimo luglio la piccola Repubblica balcanica dovrebbe restituire al governo di Pechino circa un miliardo di dollari che quest’ultimo ha stanziato per la costruzione della faraonica autostrada.
Il problema, ovviamente, è che i montenegrini non dispongono di una simile somma. Le aziende cinesi non hanno ancora completato l’opera, Analogamente a quanto è accaduto in molti altri Paesi, è molto probabile che, per farsi ripagare il debito, la Repubblica Popolare Cinese reclami la proprietà dell’autostrada, diventando così padrona di un asset – vicinissimo all’Italia – che potrebbe rivelarsi strategico in futuro.
Tra l’altro il contratto firmato tra i due Paesi prevede che ogni controversia legale debba essere decisa in Cina. Questo spiega perché l’ex ambasciatore jugoslavo a Roma abbia definito l’opera “un cavallo di Troia”, funzionale alla strategia di espansione cinese in Europa.
In altre parole i cinesi potrebbero diventare i padroni del piccolo Montenegro, sfruttando le sinergie con il porto greco del Pireo già nelle loro mani. Non risulta, almeno finora, che Bruxelles abbia reagito in modo deciso assumendo una posizione ufficiale sul problema.

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