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Filosofia dell’anima – Stefania Craxi e il Karma

di Rina Brundu.

Nei giorni scorsi, quando il caso Ciro Grillo si è ripresentato tra le pagine dei quotidiani in maniera più importante, pare in virtù di nuovi sviluppi, mi è capitato di pensare più volte alla signora Stefania Craxi.

Curioso! D’altro canto, non ho mai nascosto che il mio argomento preferito – il quale diventa sempre più tale con il tempo che passa – sono le storie di vita. Non le biografie mediatiche, ma le dinamiche che si sviluppano e si intrecciano nelle esistenze degli individui, chiunque essi siano. Le dinamiche che poi insegnano. Insegnano a tutti quanti, a tutti coloro che si prendono la briga di studiarle, di analizzarle come meritano.

Io che ho una certa età, ricordo bene il periodo di Mani Pulite, la grande inchiesta di Tangentopoli, e ricordo altrettanto chiaramente i momenti salienti che la caratterizzarono, inclusa l’ingloriosa uscita di Bettino Craxi dall’hotel Raphael sotto una pioggia di monetine. E di insulti. Intendiamoci, quel cataclisma politico, quella rivoluzione in nuce era cosa buona e giusta in una nazione incancrenita dalla corruzione politica e civile, salvo il fatto che, come sempre avviene in Italia, le rivoluzioni etiche sono una mera illusione. Per tutti basti citare il recente caso della supposta rivoluzione grillina, tosto trasformatasi nella restaurazione della peggiore casta politica sopravvissuta proprio alla mannaia che fu Mani Pulite.

Ma non è di questo che volevo parlare. Quanto piuttosto di Stefania Craxi, dei figli di Craxi, che dopo quel momento cruciale soffrirono in maniera importante la débacle personale del padre. Per quanto io ricordi – sebbene le colpe dei genitori non dovrebbero mai ricadere sui figli – furono anche poche, pochissime, le parole di “solidarietà” pubbliche che quei ragazzi (allora lo erano) ricevettero.

A dirla tutta, il trattamento ricevuto, soprattutto da parte di data stampa sinistroide, fu feroce. Inumano. E poi venne il grillismo, le prediche del santone e guru Giuseppe Grillo da Genova che, purtroppo, tanti tra noi, io inclusa, ebbero la pessima idea di fermarsi ad ascoltare. E, occorre ammetterlo, quando c’era da tuonare contro la corruzione dell’ancien-regime, Grillo non si risparmiava mai, predicava con una rabbia unica: quante parole al vento!

E poi… poi il karma, appunto! Naturalmente, nella nazione mediatica bastarda che abitiamo, il caso Grillo – il quale pure non dovrebbe essere considerato responsabile delle eventuali colpe dei figli – viene trattato diversamente, essendo colui attuale compare e compagno di merende della vecchia casta tornata al potere. Meglio ancora, essendo Grillo colui che ha permesso tale “glorioso” ritorno. Vero è che, data la gravità delle accuse mosse al figlio Ciro, i detti media non possono pronunciarsi più di tanto, ma per risolvere la maggior parte di queste testate fa ricorso all’usata arma della congiura del silenzio: meglio evitare di parlarne, passerà! Dei Craxi, invece, si poteva dire di tutto e di più: migliaia di parole in libertà all’insegna dell’illusione nazionalsocialista per eccellenza, Gott mit uns!

In realtà, il caso Grillo non passerà mai; così come probabilmente servirà molto altro tempo prima che passi il dolore degli ex-ragazzi Craxi. Resta il fatto che le vie del karma sono infinite: né una parola, né una intenzione sfuggono all’universo, così come non sfuggono le azioni, quelle eseguite e quelle solamente immaginate, dai Craxi e dai Grillo di questo mondo.

Da tutti noi.

Il karma… a ben guardare l’unica, vera, severa speranza di una rivoluzione etica italiana davvero possibile!

Nota: nei prossimi giorni invece La barba di Diogene sarà meno attiva causa impegni editoriali e di studio, ma poi torniamo come sempre; controcorrente come prima, più di prima!