PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 10

Dalla sindrome cinese alle prove di dittatura in Italia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Ci sono molte cose che fanno paura in questo periodo. Il Coronavirus, certo, ma non solo. A me, per esempio, fa paura lo status-quo politico nella nostra nazione. Non amo parlare a vanvera e per quanto possibile cerco sempre di ancorarmi alla realtà, a dati oggettivamente dimostrabili.

Il 4 marzo 2018 in Italia ci sono state le Elezioni Politiche. Milioni di cittadini si sono riversati alle urne per cacciare via una classe politica fallimentare che ha governato ininterrottamente per una decade con l’unico risultato di portarci alla bancarotta, alla creazione di un debito pubblico spaventoso. Nell’agosto 2019, in seguito a una smargiassata politica del leader leghista Salvini, il governo che era nato dopo quella consultazione elettorale, il Salvimaio, a.k.a. il governo più amato nella storia del nostro Paese, finisce. Subito dopo, l’altra componente governativa, l’ala dura sull’“onestà, onestà” in politica, a parole, invece di fare ciò che sarebbe stato etico fare, vale a dire restituire la parola al popolo, pensa bene di restare aggrappata alla poltrona resuscitando le velleità di quella vecchia classe politica trombata. Risultato? Attualmente l’Italia è governata da un governo abusivo che è pure minoranza nel paese.

Di fatto, è stato proprio con un “vulnus democratico” gigantesco che la nostra nazione si è presentata all’ennesimo appuntamento con la grande Storia: la lotta alla pandemia procurata dal Coronavirus. Le conseguenze di un tale status-quo sono state a loro modo matematiche: sempre allo scopo di non abbandonare la suddetta poltrona, i rappresentanti dell’Esecutivo hanno infatti pensato bene di portare la nazione sull’orlo della dittatura. Perché scrivo questo? Per molti motivi, alcuni meramente operativi, altri gestionali, altri etici, civili.

Qualunque fosse la coalizione governativa al momento dell’insorgere di codesta tremenda crisi sanitaria, è indubbio che in uno Stato sano, si sarebbe proceduto alla creazione di un Esecutivo di salute nazionale, formato da tecnici di diverso settore che avrebbero avuto il compito di porre il popolo nelle mani delle nostre migliori menti, razionalizzare gli sforzi, lavorare sinergicamente in modo da portare il paese fuori dalla melma al più presto possibile, limitando i danni. Soprattutto, un tal “Esecutivo”, sarebbe stato rappresentativo di tutti, laddove in tempi di emergenza occorre sempre scegliere il “minor male”.

In uno “Stato sano” dicevo. Noi però non siamo quello “Stato sano”, non lo siamo mai stati. Ne deriva che un’altra delle tante “paure” di cui scrivevo nell’incipit è generata dalla profonda coscienza che l’Italia di questo periodo sia nelle mani di un gruppo di poltronari, abusivi, interessati solamente a conservare il potere e che costoro, purtroppo per noi, governano un popolo bue. Perché questo siamo, questo stiamo dimostrando di essere, bisogna dirlo. Onestà intellettuale vuole infatti che si sollevino dubbi anche sul “serio” lavoro che sta portando avanti la cosiddetta “opposizione” la quale in questa delicata fase storica sembra più interessata a pubblicare post su Facebook e ad attendere gli eventi piuttosto che a portare avanti una incisiva azione politica….

Ma si può essere ridotti così? Certamente che si può. Per capire le origini di questo status quo democraticamente malato basta studiare, per esempio, la storia del nostro “giornalismo”, cioè un passaggio avvilente della nostra storia nazionale che racconta in maniera plastica perché siamo arrivati a questo punto.

Tra le tante conseguenze di questa evidente impreparazione, del dilettantismo allo sbaraglio, c’è infine la “sindrome cinese” che pare attanagliare il nostro attuale governo. Un governo il cui mantra è diventato “restate a casa” come se la nostra Storia, la nostra cultura, la nostra coscienza si fossero plasmate con gli stessi meccanismi che fanno esistere il regime di quel bellissimo paese che è la Cina.

Personalmente, ripeto, avrei preferito avere quel governo-di-capaci che ho descritto qui sopra a guidarmi. Un governo di spiriti liberi che, in nome del popolo tutto, avrebbe faticato (non postato la notte su Facebook alla stregua di un vampiro infastidito dal sole!) per aggiornarci sugli studi in corso per il vaccino, per rifornirci di PPE (Personal Protective Equipment), tutti quanti, per inventare nuovi gizmos da vestire che, subito, non a maggio, non a giugno, avrebbero permesso ai lavoratori di tornare nelle fabbriche, agli impiegati di tornare nelle aziende, al Paese di riprendere a marciare con un passo diverso rispetto a quello “usato, deleterio, che abbiamo conosciuto fino a questo momento. Chissà!, magari anche in un’Italia non più al traino del giogo europeo!

Invece, no! A noi tocca un governo abusivo, dilettantesco vinto dalla tentazione della dittaturetta denoartri… A noi tocca il governo che ci meritiano. Sarà ridondante ribadirlo, ma è pur vero che i vecchi peccati gettano sempre lunghe ombre e non c’è maschera che possa salvare la faccia di chi per istinto l’etica e la deontologia non le ha mai praticate e non è interessato a farlo!

Però poi dice… non abbiate timore… come no! Di mio suggerisco a chi ha i cosiddetti di toccarserli… per gli altri restino pure con le mani in mano, nell’abisso ci siamo già!

Rina Brundu