PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Lo zar Putin vince ancora

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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di Michele Marsonet.

Ancora una volta la politica estera di Donald Trump, fatta di tweet, dichiarazioni ondivaghe e crassa ignoranza, finisce col favorire Vladimir Putin, uno dei suoi interlocutori privilegiati. Quanto sta accadendo al confine tra Siria e Turchia rappresenta infatti per il leader russo l’ennesima occasione, peraltro offerta su un piatto d’argento, di giocare un ruolo chiave in Medio Oriente.

Ovviamente c’è subito chi, prendendo spunto dagli ultimi avvenimenti, sottolinea che questa è l’ennesima prova dell’ingerenza russa nella politica Usa,  ribadendo che il tycoon è solo un fantoccio manovrato dall’esterno e per di più consapevole di esserlo. La realtà, tuttavia, è un po’ più complicata.

Da quando è giunto al potere Putin ha perseguito in politica estera un obiettivo molto ambizioso, vale a dire il recupero del ruolo di potenza globale che prima la Russia zarista e poi la defunta Unione Sovietica detenevano. Si è quindi mosso con grande pazienza e con un’abilità che tutti gli riconoscono per raggiungerlo.

Tra alti e bassi, quest’ultimi causati soprattutto dalle difficoltà interne della Federazione Russa, Putin ha continuato a tessere con costanza la sua tela, sfruttando al meglio le debolezze degli avversari e pure quelle degli alleati.

Si noti che, agendo in questo modo, è riuscito in due imprese che tutti giudicavano pressoché impossibili. La prima è il salvataggio di Bashar Assad, da molti dato più o meno per spacciato. Demonizzato in Occidente, il dittatore siriano si è in effetti rivelato un argine efficace contro fondamentalismo e terrorismo islamici. Non certo peggiore, in quanto a brutalità, degli alleati sauditi degli americani.

La seconda è la sconfitta dell’Isis che, prima dell’intervento russo, era trionfante e giudicato incontenibile. Ed è proprio all’azione decisa di Putin, che decise di attaccare con forza i seguaci del califfo mentre le potenze occidentali esitavano, che si deve la vittoria.

Vittoria messa a rischio dalla pochezza dell’attuale presidente Usa e dal suo sostanziale appoggio ai progetti neo-ottomani di Erdogan. Ma, con Trump, il peggio non ha mai fine. Durante l’incontro con Sergio Mattarella ha infatti dichiarato che “i curdi non sono angeli e sono ben protetti”. Questo dopo che proprio le battaglie sostenute dai curdi sul terreno hanno consentito di sconfiggere gli islamisti.

Non è difficile immaginare che l’incredibile frase del tycoon sia dovuta al fatto che l’alleanza con i curdi fu siglata ai tempi di Obama, e non è quindi dovuta a lui. Ulteriore dimostrazione del fatto che, per Trump, la politica estera è sempre governata da ambizioni strettamente personali.

Alla fine della storia, in ogni caso, Putin resta padrone del campo. Ha fatto entrare i curdi, che del resto non hanno alternative, nell’orbita del suo alleato Assad senza scontentare troppo lo stesso Erdogan, e disinnescando così una situazione davvero esplosiva. Il suo ennesimo capolavoro diplomatico, di fronte al quale non si può che esprimere ammirazione.