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Diario dai giorni del golpe bianco – Il caso Consip e l’iper garantismo del “signor nessuno”. Ecco perché l’indagato Zingaretti non è stato ancora espulso…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

12 Marzo 2017

Si apprende che l’ultima impresa del renzismo sia stata la consacrazione dell’iper-garantismo in politica. Ciò significa che ogni scandalo, tipo quello Consip, d’ora in poi verrà censurato con maggiore facilità. Viene difficile commentare queste notizie. Viene particolarmente difficile perché risultano sostanzialmente incomprensibili alla radice. Ci si chiede, per esempio, come è possibile che un signor nessuno (in senso politico e pubblico non certamente umano), mai chiamato dal popolo a coprire la carica che ha coperto, mandato via da quello stesso popolo con una sollevazione democratica che non ha precedenti nella storia nell’Italia repubblicana, possa ancora ricevere tanta attenzione mediatica proprio mentre esterna posizioni opinabili, scarti di deja-trombato, cogitazioni al limite del delirio, su improbabili ricette economiche capaci finalmente di fare il miracolo? Sembrerebbe insomma che Matteo Renzi sia intenzionato a fare un’altra passeggiata pubblica a spese nostre. Cosa bisognerebbe fare per cacciarlo via? Occorre scomodare l’esercito, l’aviazione o, come normalmente succede nei paesi democratici, anche passabilmente tali, la parola verrà finalmente data al popolo per dire la sua?

Davanti a simili spettacoli indecorosi, non possono che tornarti in mente le parole dei gentiluomini della buona politica che fu. Tra le altre le parole del gentiluomo Enrico Berlinguer, il quale non troppe decadi fa sosteneva: “Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora, ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”. Orbene, se questo è il caso, dove sta il consenso di Matteo Renzi? Dove sta la credibilità politica di Matteo Renzi? Dove si è mostrata la capacità di colpire gli esosi privilegi in un ex Premier che si è tenuto lontano con furbizia scaltra da ogni situazione difficile di quell’Italia repubblicana che viveva la sua crisi economica più importante? Dove sta la capacità di colpire “esosi privilegi” in un ex Premier che mentre gli italiani andavano in bicicletta firmava contratti di leasing per il suo aereo presidenziale, che passava il tempo a fare gitarelle sciccose, da Silicon Valley a Machu Picchu, spendendosi tra i tornei sportivi e le tante serate in famiglia-politica davanti alla PlayStation? Aggiungo (perché la questione non poteva certo venire in mente a Berlinguer, il quale aveva problematiche politiche e civili ben più pregnanti a cui guardare), dove sta la dignità dell’ex Premier invischiato nel peggior scandalo familistico italiano che si sia mai visto, e la cui determinazione a non fare un passo indietro si fa ancora oggi onta nazionale in un Parlamento abitato da indagati, anche quando ministri, di ogni specie e natura? Da indagati che adesso si vogliono pure indagati in segreto, allo scopo di preservare la verginità? E poi si facevano beffe del vaffa day di Grillo, qui ci vorrebbe un vaffa year… light year[1]!

[1] Anno luce.

22 Giugno 2017

Se fossimo al tempo di Shakespeare, e il contesto non fosse il teatrino della politica italiana, chissà quale grande personaggio, quale grande villain, quale grande antieroe, avrebbe saputo creare e immortalare il Bardo messo di fronte alle oscure trame del Caso Consip. Magari avrebbe pure ripreso le straordinarie parole di Lady Macbeth (Macbeth, Atto V, scena I), e le avrebbe riadattate alle circostanze: “Scompari, renzismo maledetto! Scompari, ti dico!… Uno, due. Ebbene, è venuto il momento di agire… il futuro è buio… vergogna, italiani, vergogna! Come? Sei un cittadino libero e hai paura?… Che bisogno avevano di preoccuparsi che qualcuno lo venisse a sapere, dal momento che nessuno può chiamarli a renderne conto? Eppure, chi avrebbe mai pensato che il rignanese avesse tanto sangue… ardito?”.

Il fatto è che quando si parla del Caso Consip si può solo parlare di passato e di futuro, perché nella storia che si fa, nella storia dell’hic et nunc (e non si tratta di concetto ossimorico), la questione non esiste: non esiste per i grandi giornali, non esiste per i vassalli mediatici sdraiati davanti al ducetto, non esiste per la RAI che sovvenzioniamo per offendere il nostro intelletto, non esiste certamente per i TG Mediaset che negli ultimi giorni, su questa questione (e con il ridicolo Caso Raggi usato come schermo), hanno idealmente superato il confine nietzschiano per eccellenza, quello tra il bene e il male; sono diventati incommentabili, indiscutibili, insomma.

Per quanto faranno però, per quanto si ingegneranno a nasconderne il fango sotto il tappeto, il Caso Consip esisterà nel futuro. Soprattutto, esisterà per una generazione di italiani capaci che, lo vogliamo sperare, ci guarderanno con lo sguardo schifato che meritiamo. Che ci guarderanno puntando idealmente il dito, che ci guarderanno vergognandosi di noi perché “costoro, codesti figuri, fatti salvi quelli che hanno scaltramente profittato delle circostanze, facendo finanche lo sgambetto ai loro incauti colleghi, li avete voluti voi”. Diranno proprio così, mentre il resto del discorso sarà oggettivamente irripetibile. Il giudizio della grande Storia su questo scandalo renzista che ha procurato una frattura insanabile tra il suo prima e il suo dopo, sarà severo, senza ombra di dubbio. E sarà severo nei confronti di tutti quelli che a vario titolo hanno, con i loro peccati politici e di omissione, contribuito a fare in modo che questa gravissima faccenda venisse trattata come ci sembra che sia stata trattata. Sarà severo con i membri delle istituzioni che dovevano vigilare e non lo hanno fatto, sarà severo con una casta pseudo-intellettuale che fa onta al concetto stesso di speculazione d’intelletto.

Diario dai giorni del golpe bianco è una cronaca atipica dell’attualità nazionale negli anni del governo Renzi. È un racconto goliardico che è storia, fatto, testimonianza, commento, opinione, leggenda internettiana, diario politico e irriverente… ed è una ridda di personaggi (giornalisti, politici, conduttori, commentatori, opinionisti, blogger) che animano una commedia umana quasi goldoniana nel suo essere prima di tutto appassionata baruffa chiozzotta. Una commedia che sembra non avere mai avuto inizio e che non dovrà finire mai tra le contrade soleggiate e scaltre di un bellissimo paese, patria di Dante, di Michelangelo e di Machiavelli, casa dell’anima di molti Pinocchio e di tanti don Camillo e Peppone: l’Italia.


Diario dai giorni del golpe bianco 

Rina Brundu – Scrittrice italiana, vive in Irlanda. Ha pubblicato i primi racconti nel periodo universitario. Il romanzo d’esordio, un giallo classico, è stato inserito nella lista dei 100 libri gialli italiani da leggere. Le sue regole per il giallo sono apparse in numerosi giornali, riviste, siti, e sono state tradotte in diverse lingue, così come i suoi saggi e gli articoli. In qualità di editrice ha coordinato convegni, organizzato premi letterari, ha pubblicato studi universitari, raccolte poetiche e l’opera omnia del linguista e glottologo Massimo Pittau, con cui ha da tempo stabilito un sodalizio lavorativo e umano. Negli ultimi anni ha scritto saggi critici, ha sviluppato un forte interesse per le tematiche e le investigazioni filosofiche, e si è impegnata sul fronte politico soprattutto attraverso una forte attività di blogging. Anima il magazine multilingue www.rinabrundu.com.


Rina Brundu is an Italian writer and publisher who lives in Ireland. Author of several books and hundreds of articles and literary reviews, she has a keen interest in literary criticism, philosophy, e-writing and journalism.

Website www.rinabrundu.com.