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Venerati maestri e emergenza mediatica in Italia – Se anche l’ANM ne ha piene le balle!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

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Si legge che anche l’Associazione Nazionale Magistrati ne abbia piene le balle dei “venerati maestri” che fomentano l’emergenza mediatica in Italia e in una sua nota relativa allo “scandalo” che avrebbero generato alcune sentenze su diversi casi di femminicidio, avrebbe scritto: “Si estrapolano scandalisticamente frasi da sentenze e si scatena dibattito non consapevole”.

Assolutissimamente d’accordo, peccato che l’AMN abbia notato lo status-quo disastroso, pernicioso, drammatico solo quando l’attività dei suoi giudici ne è stata toccata! In realtà da una quindicina d’anni a questa parte, questa è la regola con il giornalismo italiano. È la regola applicata soprattutto alla politica, ormai fatta dai media a colpi di “occhielli” usati come armi contundenti, ed è la regola generale quando si vogliono creare, a suon di marchette amicali,  “casi editoriali” che in realtà non valgono la carta straccia dove sono stampati, ma sono necessari per fare cassa. Si tratta di quella che io chiamo la “Sindrome della notizia circolare” (vedi sotto una nota in merito tratta da Venerati maestri), e sarà una regola difficile da scardinare almeno per la prossima decade, ovvero fino a quando non si avrà una “readership” nazionale davvero cosciente e accorta, quindi intellettualmente forte abbastanza da non cliccarli quegli occhielli.

Perché accade tutto questo? Per infinite ragioni, tra le quali il fatto che i giornali non hanno più risorse per fare investigazioni serie, ma soprattutto perché i più grandi giornali – vedi i casi “Corriere” e “Repubblica” in Italia – hanno smesso da tempo di informare e preferiscono indottrinare, almeno quelle fasce di popolazione ancora prone a farsi modellare la mente da una simile tipologia di insegnamento analogico.

Detto questo, io penso pure che benché gravissimo, in un paese mediamente democratico, sanare lo status-quo mediatico non sia faccenda di competenza della magistratura. Qui serve solo una crescita morale, etica, civile e come ho già scritto soprattutto intellettuale della nazione…. Come a dire che per vedere un buon giornalismo in Italia servirà attendere le calende greche, o giù di lì…. Sic!

Rina Brundu

 

11.4 Dalla notizia circolare alle marchette

Con l’avvento dei quotidiani online, i datati nodi del giornalismo italiano sono venuti al pettine in maniera netta, molto spesso in forma di limiti tecnici. Non è raro perciò notare articoli, pubblicati anche dalle redazioni dei giornali più importanti, intrisi di refusi, di strafalcioni, di inglesismi mal gestiti, e qualche volta con la notizia copiata dai tabloid, specialmente quelli d’Oltremanica, mentre l’istinto analogico imperat.

Altre volte, il più delle volte, soprattutto in tempi di magra, vale a dire quando mancano catastrofi naturali o politiche su cui buttarsi a capofitto, da sfrucugliare esaustivamente, la notizia si fa circolare, cioè esiste non in virtù di una sua oggettiva ragione d’essere, ma in quanto byproduct della stessa attività giornalistica. Non è raro quindi, soprattutto in Italia, scovare occhielli in “prima” in cui il redattore Z racconta di come il collega Y si sia presentato nello studio del giornalista X, tomo pubblicato dall’editore K alla mano, e in quel frangente Y o X abbiano detto una sciocchezza che si fa “caso”, “scandalo mediatico”, più raramente occasione di seria riflessione, mancando una ragione valida per l’invito ricevuto da Y se non la necessità di pubblicizzare il tomo edito da K. [1]

[1] Tratto da: 

BRUNDU R. Venerati maestri. Chi ha ucciso il giornalismo italiano?, Ipazia Books, 2019.

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