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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (21) – Sull’inchiesta “Fanpage” contro la corruzione nella Campania PD. O del lavoro dei giornalisti fatto in Rete mentre IL FATTO QUOTIDIANO con un autogol clamoroso santifica il renzista Fontana.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

scandalipdNon conosco il sito Fanpage, ma ho capito che si tratta di una sorta di giornale online che ha sputtanato l’ennesimo scandalo del PD renzista, questa volta nella campania delucana già amante, al tempo del Referendum costituzionale, delle fritture di pesce. Che a dire il vero non è il nuovo scandalo PD a sorprendermi, conoscendo bene il renzismo mi meraviglierei solamente che ci sia stato anche un solo appalto gestito con trasparenza dove hanno governato, ciò che continua a stupirmi, mio malgrado, è il degrado mediatico che vive la nostra nazione in questi anni, uno status quo così incivile che a confronto le dittature sudamericane stanno cominciando a diventare modelli di vita.

Nello specifico mi stupisce che queste inchieste sulla ordinaria corrutela non vengano fatte dai giornali che hanno tutti i mezzi, soprattutto economici, per realizzarle. E dunque la domanda si impone: cosa sono oggidì giornali come il “Corriera della Sera” o “Repubblica”, i due quotidiani che ancora smerciano di più della loro carta imbrattata di inchiostro? Ecco, sì, forse quei due “giornali” (mai termine mi è parso più inadeguato) sono due mere veline imbrattate di inchiostro che ogni giorno debbono darci nota del pensiero dell’oriundo svizzero De Benedetti (quello delle dritte renzistiche in borsa e del “cazzone” di Rignano) e di Silvio Berlusconi tramite i suoi pari e compari molto compiacenti, desiderosi come lui di continuare a spolpare la nazione da Nord a Sud.

Ma in realtà questo lo sapevamo già, non c’è niente di nuovo sul fronte occidentale. Forse la novità però è un’altra, ovvero che anche quell’unica source informazionale, IL FATTO QUOTIDIANO, diretto da Peter Gomez nella sua versione online e da Marco Travaglio in quella cartacea, che credevamo libera, indipendente non lo è affatto. La migliore dimostrazione di questo dato è la recente intervista a Luciano Fontana, quell’attuale direttore del Corsera che negli ultimi tre anni e mezzo, dopo la sostituzione del magnifico direttore De Bortoli, il quale osò denunciare tra le pagine del suo giornale lo “stantio odore di massoneria” di cui puzzava il regime renzista – si è adoperato in tutti i modi per santificare, lodare, adulare, glorificare quello che è stato senz’altro il peggior governo della storia repubblicana, arrivando finanche a dare degli “straccioni” agli italiani che si sono fieramente opposti alla sua pseudo-dittatura 2.0.

Sto dicendo dunque che uno vale uno anche nel giornalismo? Che un Marco Travaglio che ha prodotto professionismo straordinario in quegli stessi anni è uguale a un Luciano Fontana qualsiasi? No, non sto dicendo questo, ma sto dicendo che neppure il giornale di Travaglio è forte abbastanza, forse economicamente, forse moralmente, forse deontologicamente, forse culturalmente per fare le cose come andrebbero fatte. Nello specifico Il Fatto non avrebbe MAI dovuto pubblicare quella intervista perché così facendo ha ridotto i numerosi articoli di Travaglio sui “giornaloni” italiani che non racconterebbero mai la verità sui loro protetti e protettori politici, a meri mucchietti di parole scritte tanto per scrivere ma senza sostanza.

Si ricordino Gomez e Travaglio che il vero giornalista non ha amici, non ha colleghi a cui fare marchette editoriali di favore, non ha parenti, non ha neppure lettori quando è necessario dire davvero le cose: che questo debba essere ricordato loro da giornali online come “Fanpage” o da questo luogo virtuale è davvero straordinario: lo specchio dei tempi!

Rina Brundu

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