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Filosofia dell’anima – Sul disonore di una Repubblica e di un Edvard Munch politico

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

1200px-The_Scream.jpgCiò che mi fa più orrore, che mi offende di più nell’anima, non è tanto il comportamento di questi “vultures” politici che sono cresciuti abituati a desinare con il soldo pubblico, a considerare il cittadino una nullità, una risorsa da ricordare solo nel momento in cui c’è bisogno di rinnovare il tagliando alla poltrona, ciò che mi dà maggior dolore è il comportamento di dati signori Rossi qualunque, soprattutto di quelli che avrebbero un’età per vergognarsi meglio, per comprendere meglio ciò che sta succedendo in questo Paese.

Quando penso a questi ultimi quattro anni di scriteriata vita politica che ha spregiato ogni dettame democratico, ogni senso del maggior bene comune, quando penso a questi ultimi giorni che ci hanno fatto capire, fuori da qualsiasi possibilità di dubbio, come funziona il cosiddetto “sistema democratico” nel nostro Paese, francamente tutto ciò che mi vengono in mente sono le parole di Edvard Munhc quando visse quell’epifania emozionale che l’avrebbe portato a creare il suo celeberrimo L’urlo (1893): «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.».

Il mio urlo infinito vive dentro di me invece, e si nutre di molte domande: ma quanti concittadini sono in grado di rendersi conto di ciò che sta succedendo sul piano politico e civile nella nostra nazione? Quanti altri all’onore della loro Patria ci tengono abbastanza dal determinarli a fare qualcosa? Quanti, sebbene coscienti dello status-quo, decideranno che lo stesso è immutabile, inscalfibile, si auto-convinceranno che il loro intervento non basterà mai a cambiare la situazione? In un Paese come la Svezia di forte tradizione democratica moderna, vale a dire dove la quasi totalità della popolazione ha una coscienza politica formata, una coscienza mediatica solida, queste domande retoriche non avrebbero alcun senso, ma purtroppo questo discorso non si può applicare all’Italia. Non si può applicare ad un Paese che vive la sua rivoluzione digitale dentro un background sostanzialmente nazionalpopolare e ancora funestato da organi di informazione analogici, incapaci di mutare, ma determinati a mantenere lo status quo culturale che meglio li fa prosperare.

La problematica dell’Italia è anche un’altra, ed è per certi versi unica tra le nazioni industrializzate. Mi riferisco alla grande emergenza che riguarda l’intellettualità: di fatto noi ci siamo scoperti nudi alla meta, completamene privi di una classe intellettuale moderna, knowledgeable, capace di imporsi e di fare una differenza. Che noi non fossimo la Germania dei grandi filosofi, delle grandi teste raziocinanti, o la Francia che almeno ci prova a darsi una parvenza di “liberalità” in virtù della sua grande tradizione laica e democratica, lo sapevamo bene. Di queste nostre mancanze ne hanno riso e pianto alcuni tra i nostri autori satirici più validi. Questo per dire che  eravamo perfettamente coscienti che non si potesse compiere il miracolo dall’oggi al domani. Ma ciò che ferisce di più l’anima è lo scoprire che non c’era traccia di minimale “sostanza”, neppure epidermica, neanche tra le fila del mare magnum di pseudo-artisti, intellettuali, che in questi anni hanno mangiato, si sono lisciati l’ego all’ombra di quello Stato che, con insolenza sconfortante, hanno contribuito a spolpare.

Ne deriva che in questo deserto apocalittico, degno delle più mirabili distopie mai cogitate, domandarsi cosa fanno, cosa pensano, come decideranno di agire i signori Rossi qualunque, è l’unico modo per coltivare speranza. Ovvero, per coltivare la speranza che, a dispetto del metro storico che ci consegnerebbe una risposta senza possibilità d’appello, a dispetto della probabilità, a dispetto di ciò che di loro possono pensare i boiardi di Stato e gli intellettualoidi di regime (una vera e propria offesa alla nostra etica, alla nostra intelligenza), costoro, gli italiani, i giovani come gli anziani, decideranno, nonostante tutto, di fare qualcosa e di recuperare dignità, di spedire  la loro Patria verso il suo miglior futuro, pulito, degno.

In dato modo il miracolo è già accaduto il 4 dicembre 2016, accadrà ancora?! Vogliamo davvero sperarlo!

Rina Brundu

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