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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Discorso di inizio anno di un muone appassionato di mummie e riassegnato all’Italia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Il capo degli italiani

Scontento? Confesso che all’inizio lo ero. “Scontento” si fa per dire, naturalmente. Di che possiamo davvero lamentarci oggidì? Basti dire che mio nonno fece parte della pattuglia alleata destinata a scovare trincee prussiane nascoste durante la Grande Guerra; un mio trisavolo si schierò con Robespierre durante il terrore post rivoluzione e tutti sappiamo come andò a finire. Ma in famiglia abbiamo storie anche più drammatiche, come quando un gruppo dei nostri fu fatto prigioniero dentro le segrete stanze di una delle molte cappelle fatte costruire da Ramses il Grande per ingannare i futuri predatori di tombe. A oggi non sappiamo ancora cosa sia successo, cosa impedì loro di fuggire, di attraversare le pareti di quella cavità sotterranea. Credo che sia anche per questo che l’anno scorso ho fatto parte molto volentieri del gruppo che ha attraversato la Piramide di Cheope: ho quasi una fissazione per le mummie e, lo confesso, mi sarebbe piaciuto scovare la sua. La verità è che ormai mi sentivo egiziano… ero egiziano. Noi particole subatomiche che attraversiamo l’Egitto abbiamo diritto in automatico alla cittadinanza. E poi è una terra accogliente, fanno di tutto per metterti a tuo agio, il sole non manca, le belle donne neppure, dacché, è noto, con noi muoni i burqa arrivano dove possono arrivare. La notizia del trasferimento in Italia, a me e ai colleghi, ci è stata comunicata poche settimane fa dal ministro degli Esteri di quel Paese. Mercé un inglese piuttosto peculiare, all’inizio abbiamo pensato che si trattasse di una vacanza premio. Eravamo contenti: anche noi muoni nel nostro piccolo ci stanchiamo. Poi col passare dei giorni la verità è venuta alla luce in tutta la sua drammaticità: riassegnamento permanente. La mia ragazza ha pianto, sua madre si è infilata dentro un burqa in segno di lutto minacciando di non levarlo vita natural durante, che a ben pensarci quello è stato l’unico momento di letizia di quei giorni, anche se, come ho già spiegato, con noi muoni i burqa arrivano dove possono arrivare e c’è ben poco che ci sfugge, nella buona e nella cattiva sorte. Lo confesso: c’è stato anche un momento in cui ho pensato di disertare, fuggire via nello spazio siderale, ma da giovane ho fatto qualche anno tra le lune di Giove e il ricordo di quell’esperienza difficile mi ha fatto pensare: in fondo che sarà mai andare in Italia? Traversare il Mediterraneo dentro una barchetta piena di compagni inebriati dalla gioia della nuova avventura e arrivare sulle calde coste di Lampedusa? Eppoi, lo raccontano tutti gli annali, gli italiani sono gente accogliente, no? Ci sarà pizza calda ad attenderci, donne prosperose e sorrisi caldi. In effetti, il viaggio non è stato così brutto, a parte il mare forza 8 che ha fatto soffrire quelli tra noi non abituati a questi continui sballottamenti. Fortuna che prima di partire la guardia costiera egiziana ha preso le dovute preoccupazioni e dietro pagamento di soli tremila dollari ci siamo assicurati un “resort” di lusso, credo li chiamino così, sperduto tra le spiaggette più pittoresche di quella bellissima isola. Insomma, qualche giorno completamente spesato, con le chiappe al sole prima di iniziare il vero lavoro, non è stata proprio una cattiva idea. Che sul “lavoro” da farsi il capo degli italiani che ci hanno accolto all’arrivo è stato molto chiaro: bisogna concentrarsi sul “lavoro”, mica si raccoglieranno da soli tutti quegli aranci e i mandarini in Sicilia? Per non parlare poi di quando sarà stagione di pomodori nel Salento! Ma il capo è stato chiaro anche su altri punti: bisogna esseri seri e puntare su programmi realistici. “Bel discorso” ha commentato un giovane collega in partenza per la Svezia. “Ma non sarebbe stato meglio dirle queste stesse parole dodici mesi fa?”. L’abbiamo ignorato, c’è sempre un rompiscatole in un gruppo. La scontentezza è inevitabile: c’è e ci sarà sempre qualcuno che la penserà diversamente, è la vita, ma non per questo dobbiamo lasciarci scoraggiare. Non possiamo vivere nella trappola di una eterna scontentezza, quasi in una sospensione del tempo che ignora il passato e oscura l’avvenire deformando il rapporto con la realtà. Occorre preparare il domani, ha ribadito il capo. Sono d’accordo. Peraltro, io ho la fortuna di essere stato assegnato a un compito anche molto speciale, roba da servizi segreti, in verità. Sembrerebbe – ma non ditelo in giro, vi prego, non vorrei che mi cambiassero destinazione all’improvviso – che qualcuno, in Italia, si sia messo in testa di scoprire quanto sia davvero grande il… buco e naturalmente quando si tratta di localizzare buchi noi muoni non siamo secondi a nessuno. Di che buco si tratti non è ancora dato sapere, ci muoviamo su terreno strettamente confidenziale e ogni informazione ci viene passata in base alla necessità, ma sembrerebbe che si tratti di una qualche patrimonio italiano unico al mondo. Secondo voci non confermate che girano si tratterebbe di un qualcosa di sostanziale, di una sorta di tesoro nazionale il cui mistero del dove cominci e dove finisca, proprio come quello del “grande vuoto” che abbiamo scovato nella Grande Piramide, starebbe tenendo col fiato sospeso mezzo mondo, mentre identificarne il perimetro fino all’ultimo centimetro sarebbe oramai diventata una priorità internazionale improcrastinabile. Che ieri, discutendo con Giovanni, un collega oriundo riassegnato al nostro gruppo direttamente dai caveau delle banche svizzere, a proposito di questa nuova “leggerezza” che avverto in me da quando sono arrivato in questo Paese, c’ho pure scherzato sopra: “Ma non sarà che nel buco ci siamo già dentro?”. Boutades! Giovanni, col solito spirito pratico degli oriundi svizzeri, le ha chiamate proprio così “boutades!”, e le ha attribuite al buon vino. Al buon vino, alle belle donne e allo spirito italico che, indubbiamente, sto già facendo mio: Grande buco? Futtittinne Giovà! Ripensandoci questa riassegnazione nel Bel Paese non mi dispiace proprio: data la lontananza non vedo mia suocera neppure attraverso il burqa e, lo sto scoprendo soltando adesso, anche qui le mummie non si fanno mancare…

Rina Brundu

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