Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

“La notte santa” di Guido Gozzano e l’equivoco sul termine “albergo”

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

candles-435410_960_720Ve la ricordate “La notte santa”, la poesia di Guido Gozzano? Maria e Giuseppe che passavano da un albergo all’altro e non trovavano posto per riposare? “Presso quell’osteria potremo riposare, ché troppo stanco sono e troppo stanca sei. Il campanile scocca lentamente le sei…”. Gli sposi chiedevano alloggio, ma ricevevano sempre un rifiuto: “- Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio? Un po’ di posto per me e per Giuseppe? – Signori, ce ne duole: è notte di prodigio; son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe”. E le ore passavano, il campanile scoccava le ore, le sette e le otto e le nove… “- Oste di Cesarea… Oste del Moro… Ostessa dei Tre Merli… Si fa notte: “La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due? – Che freddo!… Ma quanta neve, quanta!”. Ve la ricordate “La notte santa”? Ovviamente nessuno avrà immaginato per una vita intera che nel Vangelo si parli di campanili, ma quanti avranno invece immaginato per una vita intera che nel Vangelo si parli dell’albergo dove non trovano alloggio Giuseppe e Maria?

Tutto basato su un equivoco, sulla traduzione sbagliata di una parola. Nel testo di Luca non esiste il termine “albergo”, anche se ancora si legge: “Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché per loro non c’era posto nell’albergo”. Ma è un errore. Ecco che cosa scrive a riguardo don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura e Preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale: “Dimenticando tutte le letture, pur rispettabili che la pietà popolare ha saputo dare di questo testo, esso dice semplicemente che la nascita di Gesù avviene in uno spazio che si poteva trovare all’interno delle abitazioni del tempo, scavate all’interno della roccia: l’«alloggio», in greco katalyma. È il termine che, tradotto erroneamente con la parola “albergo”, ha scatenato la fantasia più sfrenata… solo in contesto rurale quella stanza, collocata all’interno di una abitazione scavata nella roccia, poteva essere anche lo spazio dove sistemare in alcune circostanze gli animali, e quindi ecco la mangiatoia…”. Niente alberghi, quindi, a Betlemme. Gozzano, oltre agli impossibili campanili che scoccavano le ore, ce ne mise ben cinque di alberghi. Giuseppe e Maria, ospiti in casa di qualcuno, probabilmente un parente o un amico, si devono adattare poiché la casa è piccola, forse ci sono altri ospiti, c’è poco posto per loro in quell’alloggio. Tutto qua. Questo si può dedurre dal testo di Luca.

Renato Pierri

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!