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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

Il Caso Consip: dalla tragedia alla farsa molto pericolosa. E sul “Codice della vita italiana”(1921) di Prezzolini: dei furbi, dei fessi, della giustizia.

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER


Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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PERLE DI ROSEBUD – LISTA AGGIORNATA DEI DERETANI INAMOVIBILI

Resistere, resistere, amico mio, con un popolo di pecore la vittoria del lupo non potrà che essere questione di tempo.

(Clicca qui per conoscere tutti i deretani di cui sopra)

PERLE POLITICHE – SENILITÀ, OKAY, MA SE DOVESSI DIVENTARE RENZISTA…

…portarmi dal veterinario e sopprimermi subito, please!

(Clicca qui per leggere tutto)

Rina Brundu

giuseppe-prezzoliniL’ho scritto più volte: vorrei tornare fra cent’anni solo per vedere come racconteranno gli “storici” questo gravissimo caso giudiziario dell’era moderna. Sicuramente il più grave dell’Italia repubblicana, quello che ha dimostrato come noi siamo ben lontani dall’essere una Repubblica democratica, mentre l’espressione “la legge è uguale per tutti” da oggi in poi non può che assumere il tono di inciso molto irriverente.

Come tanti italiani ho infatti letto gli ultimi aggiornamenti sul caso Consip e come tanti italiani non ho potuto fare a meno di concludere che ciò che era partito come l’ennesima tragedia nella nazione corrotta fino al midollo, adesso sta diventando una sorta di farsa molto molto pericolosa. Ed è pericolosa perché la farsa invita in qualche modo al sorriso, invita al buttare tutto in cacciara, a confondere la realtà con l’immaginazione, ed è proprio quello il momento in cui si abbassano le difese, e la corruzione, anche mentale, anche intellettuale, la vince.

Cominciando da questo novembre in Sicilia, e poi nei primi mesi del 2018 su scala nazionale, tutti noi avremo la possibilità di dare una mano sostanziale affinché il nostro Paese cambi. Paradossalmente, il risultato delle prossime elezioni politiche non determinerà solo la nascita di un nuovo governo, ma dirà tutto sugli italiani di questa età: cosa siamo, dove stiamo andando, cosa vogliamo fare, come immaginiamo il futuro dei posteri.

La speranza è di riscoprirci, il giorno dopo tali consultazioni elettorali, degni nipoti del formidabile Giuseppe Prezzolini del “Codice della vita italiana” (1921) che già un secolo fa aveva capito tutto di noi. In suo onore pubblico qui di seguito qualche stralcio tratto dal testo appena citato, mentre anticipo che anche Ipazia si occuperà di Prezzolini. L’intento è quello di riuscire in qualche modo a divulgarne ulteriormente il lavoro, a metterne in primo piano, anche nell’età digitale, la grande capacità di critica, nonché l’etica di fondo che oggi lo fa splendere come un raro spirito moderno di cui possiamo certamente dirci orgogliosi compatrioti.

Rina Brundu

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Non è vero che l’Italia sia un paese disorganizzato. Bisogna intendersi: qui la forma di organizzazione è la camorra. Il Partito come la religione, la vita comunale come la economica prendono inevitabilmente questo aspetto. Non manca disciplina ma è la disciplina propria della camorra, l’ultra disciplina che va dal fas al nefas.

Capitolo I. – Dei furbi e dei fessi

  1. 1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.
    2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.
    3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.
    4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.
    5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.
    6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.
    7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.
    8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.
    9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.
    10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.
    11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.
    12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.
    13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.
    14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.
    15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.
    16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.

 

Capitolo II. – Della Giustizia

In Italia non esiste giustizia distributiva. Ne tiene le veci l’ingiustizia distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del Partito Rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso. La situazione sarebbe intollerabile se dopo cinque anni, essendo salito al potere il Sindaco (c.s.) del Partito Nero, questi facesse le cose giustamente.
E’ chiaro che lascerebbe almeno una metà dell’ingiustizia antecedente. Perciò il Sindaco (c.s.) del partito nero fa tutto il rovescio dell’altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso.
Così l’ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente.

Non è vero, in modo assoluto, che in Italia, non esista giustizia. E’ invece vero che non bisogna chiederla al giudice, bensì al deputato, al Ministro, al giornalista, all’avvocato influente ecc. La cosa si può trovare: l’indirizzo è sbagliato.

In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali. Anche queste si hanno per via illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto ecc.

Giuseppe Prezzolini, dal “Codice della vita italiana” (1921)

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