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Rosebud, Dublin, Ireland – Year 7º. Breaking News

La visita alla casa di Father Ted

AFORISMI MEMORABILI – QUOTES TO REMEMBER

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti.
(Jacques Séguéla)

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No, niente appello! Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (…) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stata data ingiustamente.

Giovannino Guareschi (lo disse dopo la sentenza di condanna ricevuta per l’accusa di diffamazione mossagli da Alcide De Gasperi)

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Diario dai giorni del golpe bianco (paperback) di Rina Brundu .

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Rina Brundu

Diario10 settembre 2017

Conoscevo bene Connemara, la zona di Galway, le isole Aran, Inishmore, l’isola natale di Liam O’Flaherty, lo scrittore socialista intorno a cui lavori avevo costruito parte della mia tesi di laurea. A Gort naCapall, il villaggio di O’Flaherty, ci andai per la prima volta nel 1995, mi pare, ma forse la mia prima visita fu del 1993. La zona del “Burren” invece non la conoscevo. Si trova a sud di Galway ed è diversa dalla spettrale Connemara; è una sorta di luogo incantato dove l’estetica è resa da paesaggi ammobiliati di pietre aguzze che affiorano dalla terra e giocano con i cardi e altri arbusti forti e colorati. I prati pietrosi si estendono fino all’orizzonte, separati qualche volta da muretti anche quelli in pietra e puntellati qua e là dalle figure imponenti di falsi erratici che in realtà sono solo altro calcaree crepato, staccato allo roccia dal lavorio continuato degli elementi.

Fa freddo nel “Burren”, anche agli inizi di settembre e le piogge si inseguono nella giornata una dopo l’altra, durano un minuto, si abbattono su di te, ti fanno ridere, piangere, correre e poi si chetano, per ricominciare subito dopo in un ciclo senza fine. L’oceano è quello Atlantico e ieri risentiva degli umori di Irma che sull’altro lato devastava la Florida. Onde bianche che si preparavano a una notte da tregenda si abbattevano sulla roccia incensamente, bellamente.

È in questo universo mirabile e a suo modo severo che, persa nel suo vero interno, raggiungibile da un dedalo di strade e stradette incredibilmente trafficate per quella zona poco abitata, si trova la casa dove fu girato il mitico telefilm “Father Ted” (1995-1998) scritto da Arthur Mathews e Graham Linehan. Se per i musulmani visitare la Mecca è compito imprescindibile, se per i cattolici vedere il papa è importante, per gli irlandesi moderni e per gli irlandesi adottivi visitare la casa dove è stato girato “Father Ted” è una visita da farsi, almeno una volta nella vita, non si può davvero fare senza.

Io ci ho messo venti anni per riuscire nell’intento, ma infine ce l’ho fatta ieri in una giornata bellissima che mi sarà impossibile dimenticare. Come è praticamente impossibile dimenticare questa situation comedy stratosferica che non sono mai riuscita a definire completamente. “Father Ted” non è solo la critica più graffiante mai fatta all’universo catto-cristiano (così graffiante che in un Paese come l’Italia non circolerà mai, non certo per i prossimi cento anni), ma nella sua qualità di perla artistica incommensurabile sembra rubata ai pensieri di Dio. Nei suoi personaggi che sono macchiette intinte dentro un universo che sa di realtà così vera, così dura, così rarefatta dal nostro spirito irriverente, capace di sfidare anche la morte, c’è tutta la nostra grandezza, la nostra miseria, il senso di insostenibile leggerezza che pure accompagna il nostro vivere sulla terra.

Avrò bisogno di altro tempo per riflettere su tutto questo ma per intanto sono immensamente grata per questa visita al Burren che appunto non potrò scordare. Mai.

Rina Brundu

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Father Ted’s House (Source: Rina Brundu)

Link alla pagina wikipedica di Father Ted (in inglese)

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