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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 9. Breaking News

Dell’ignoranza e della credulità popolare, di campane pasquali in balìa del vento e de “La Bibbia” (1966) di John Huston. E su un problema didattico sostanziale.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

Expulsion_of_Adam_and_Eve_(Alexandre_Cabanel)di Rina Brundu. La Bibbia (1966) di John Huston è uno di quei film che mi ripropongo sempre di guardare dall’inizio alla fine ma che puntualmente riesco a vedere solo a spezzoni. Non si può negare che dopo la rivoluzione digitale, tutti i lavori “analogici”, esclusi alcuni grandi classici, risultino davvero micidiali per l’occhio che guarda e il neurone rincoglionito che sopporta. Nel caso de La Bibbia però ciò che impressiona è che in realtà questa serie di metafore neppure tanto brillanti, usate a mo’ di spada o mitraglia a seconda dei luoghi e delle epoche, abbiano potuto così tanto nella storia del mondo. Abbiano contribuito a modellarla a propria immagine e somiglianza.

 

Non è qualcosa su cui scherzare ma è qualcosa che dice tanto del deleterio stato intellettuale di quasi tutte le epoche vicine alla nostra, finanche della nostra se consideriamo che questo film di Huston è stato riproposto quest’oggi su Rete4 e che su quello stesso canale, e molti altri, inclusa Rai1, furoreggiano programmi miracolistici, messe, messaggi urbi et orbi e chi più ne ha più ne metta. Il problema principale credo si ponga soprattutto per i genitori, o almeno per quei genitori attenti e decisi a fare una differenza nel futuro dei loro figli, per i genitori determinati a proteggerlo quel loro futuro. Come sfuggire questo indottrinamento obsoleto e molto diseducativo proposto ad ogni angolo di strada, dentro i palinsesti di ogni canale della tv generalista, finanche sbandierato da campane pasquali che non cessano mai di sbattere come in balìa di tempesta ventosa e senza requìe?

Non è una questione da poco anche perché purtroppo si tratta di un problema formativo e didattico sostanziale non riconosciuto come tale che di fatto preoccupa solo una nicchia di persone più intellettualmente evolute. Sicuramente qualsiasi genitore davvero attento non dovrebbe esitare ad utilizzare i filtri, prevenire per quanto possibile e monitorare attentamente anche l’iter scolastico. Visitando diverse scuole italiane ho notato come le icone religiose siano dovunque in una ostentazione superstiziosa che va davvero oltre il lecito e oltre il premesso dalla Costituzione di uno stato laico (a parole): mi è finanche capitato il caso di una maestra che voleva benedirmi con acqua importata da Lourdes. Ma che affidamento può dare una insegnante che incensa queste pratiche? Che fiducia si può avere nel suo know-how tecnico? Quale valido insegnamento futuro potrà mai impartire a dei ragazzi già destinati a vivere dimensioni dominate dalla tecnologia cutting-edge e da visioni cosmiche liberate?

Ecco: se fossi una mamma italiana con un bambino in età scolare io sarei molto ma molto preoccupata, fermo restando che laddove è possibile meglio farebbe qualsiasi genitore a comportarsi come le ricche famiglie d’un tempo: perseguire privatamente la formazione dei ragazzi e poi far fare loro gli esami. Detto altrimenti basta con i roveti ardenti, le arche di Noé, le acque divise e tutto l’ambaradan: se un giorno riuscissero a comprenderlo anche i dirigenti del servizio pubblico pagato dal contribuente si riuscerebbe senz’altro a fare un grosso passo in avanti!

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