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Da “The Mentalist” a “Bones”: una critica

320px-Simon_Baker_2013_4di Rina Brundu. Scagli la prima pietra la signora che riesce a restare immune davanti al fascino di Patrick Jane, il mentalista consulente del California Bureau of Investigation (CBI) - interpretato dall’attore statunitense Simon Baker - che anima le puntate della serie televisiva americana “The Mentalist” (1), serie creata da Bruno Heller nel 2008. In realtà da questa ideale lista si potrebbero forse scusare solamente le signore italiche costrette, loro malgrado, ad accontentarsi della versione doppiata. Un peccato, perché la voce originale è un elemento “tecnico” non di secondaria importanza quando si tratta di comprendere il perché del successo mondiale di questo straordinario character fictional.

Per la felicità dell’altra metà del cielo non si può non menzionare il personaggio dell’antropologa forense Temperance Brennan (interpretata dall’attrice Emily Deschanel) che è l’indiscussa eroina di un’altra acclamata serie televisiva americana, quel “Bones” (2) basato sulla vita di una vera antropologa forense, Kathy Reichs, che è pure uno dei produttori del programma.

Cos’hanno in comune Bones (nella serie, anche il nomignolo di Temperance Brennan) e Patrick Jane? Sono entrambi molto smart, mancano completamente delle cosiddette “people skills” necessarie in un qualsiasi ambiente anche minimamente diplomatico, e soprattutto hanno quasi un istinto verso il politically-incorrect. E tale è la loro “incapacità” di adeguarsi ad un modello comportamentale socialmente accettato e condiviso che, facendo il verso all’incipit di questo articolo, si potrebbe finanche scrivere: scagli la prima pietra colui o colei che, nonostante le indubbie qualità “affascinanti” di Bones e di Patrick Janes, non abbia provato nei loro confronti un motto di stizza, almeno una volta.

640px-Emily_Deschanel_by_Gage_SkidmoreIn realtà non vi è nulla di “sconveniente” nel comportamento e nell’orizzonte d’attesa di questi ispirati personaggi. Il loro comportamento è marcato soprattutto dalle loro qualità naturali (questo è soprattuto il caso di Patrick Jane) e dalla loro dirittura professionale, visione scientifica del mondo (questo è il caso di Bones), in virtù dei quali non si può concedere nulla al conformismo linguistico, al bizantinismo, all’ipocrisia di qualsiasi tipo e natura. Ne deriva che Patrick Jane dirà sempre “pane al pane e cane al cane”, mentre Bones chiamerà cieco il non vedente, nano chiunque soffra di un qualsiasi difetto nello sviluppo delle strutture del corpo e via così denotando.

Certo le parole hanno un peso, lo sapevano bene gli attivisti americani del multiculturalismo che tanto hanno fatto per cambiare le consuetudini linguistiche offensive. Senza andare troppo lontano pensiamo – tra le nostre sponde – al continuato reiterato utilizzo del termine “negro”, anche in contesti intellettuali importanti e che ho deplorato in mille e una occasione. Una modalità di riferimento verso i neri assolutamente imperdonabile nel nostro primo mondo, sotto quasiasi punto di vista. Tuttavia, il superamento dei “limiti” linguistici e del politically-correct tout court all’interno dei contesti “televisivi” presentati non risulta assolutamente offensivo, anzi, appare piuttosto un invito a non avere paura di raccontare il mondo così com’è perché è in quel suo essere così com’é che sta la sua vera bellezza. E grandezza.

Da qui il nuovo sexi, smart e politically incorrect, appunto… ma da prendere con le pinze se, purtroppo per noi, non siamo Patrick Jane o il dottor Temperance Brennan.

Note:

  • Patrick Jane è consulente al California Bureau of Investigation (CBI)
  • Washington. La dottoressa Temperance Brennan è un’antropologa forense di fama internazionale che lavora con il suo staff per il Jeffersonian Institute
  1. Featured image, Patrick Jane al secolo Simon Baker. Seconda immagine, Bones al secolo Emily Deschanel.